di Adolfo Mollichelli
A volte ritornano. Anzi, spesso. Minestrine riscaldate in chiusura del mercato di riparazione. Un mercatino che la dice lunga sul potere d’acquisto degli italici club. E sullo scarso appeal, oramai, di cui gode la serie A.
Affari (?) fatti per lo più con la formula del “P” o del “PO”, ossia prestito secco e prestito oneroso che prevede una cifra X per il riscatto. Come i 15 milioni che Thohir dovrà versare nelle casse del Bayern per Shaqiri, per Brozovic ne basteranno 8 soltanto. Torna Matri alla Juve, torna Borriello al Genoa, torna Santon all’Inter. Tutti in prestito. Torna Gilardino alla Fiorentina in prestito con diritto di riscatto. Torna in Italia Diamanti (Fiorentina) deluso dal calcio cinese. Come Cerci, che però è stato bocciato da Simeone.
Torna Eto’o che mancava dai tempi del triplete interista, a costo zero. Euforico il viperetta Ferrero. Un po’ meno Mihajlovic che ha già litigato col campione camerunese senza età, nel senso che nessuno sa con certezza quanti anni abbia (copyright Mourinho) l’attaccante lasciato libero dall’Everton.
Tra cotanto squallore, si segnalano i colpi grossi messi a segno dal Napoli (con competente e largo anticipo) e dalla Roma last minute. Aurelio Primo De Laurentiis ha pescato a costo zero lo svincolato Strinic nazionale croato e Gabbiadini che presto vedremo titolare fisso in Nazionale. La Roma a stelle e strisce ha investito sull’ivoriano Doumbia del Cska di Mosca una bella cifra (quasi 15 milioni) e sul cagliaritano Ibarbo.
Una finestra di mercato (mercatino) senza mirabilia. Se non in uscita.
Perdiamo un altro campione, Cuadrado. Gongolano solo i Della Valle che
dal Chelsea hanno incassato 35 milioni ed hanno avuto in prestito l’egiziano Salah. Un’altra stella che non brillerà più nel campionato sempre più povero di campioni. Nelle ultime cinque stagioni la serie A ha perduto stelle di prima grandezza. La lista dei partenti fu aperta da Kolarov, dalla Lazio al Manchester City per 17,6 milioni. Poi (2011-2012) il napoletano Mimmo Criscito smise la maglietta del Genoa, acquistato dallo Zenit di San Pietroburgo per 10 milioni.
Alexis Sanchez arricchì i Pozzo, da Udine a Barcellona per 34 milioni. Pastore e Sirigu resero felice Zamparini, dal Palermo al Psg rispettivamente per 39,8 e 3,9 milioni.
L’anno seguente via in un colpo solo dal Milan: Thiago Silva, Ibrahimovic e Pato. I primi due al Psg (41 e 20 milioni) e il “papero” al Corinthias (10 milioni). È l’anno del primo incasso record di De Laurentiis che cede il Pocho Lavezzi al Psg per 28,9 milioni. Nulla rispetto al colpaccio messo a segno (finanziariamente parlando) a distanza di dodici mesi quando Aurelio Primo disse sì, sempre al Psg, per la cessione di Cavani per 67,9 milioni, non proprio noccioline.
Sempre nel 2013-14, il romanista Lamela si accasò al Tottenham (30 milioni) e il fiorentino Jovetic al City (26,7). A giugno dello scorso anno avevamo perduto Benatia (dalla Roma al Bayern per 26 milioni), Immobile (dal Torino al Dortmund per 19 milioni) e Balotelli (dal Milan al Liverpool per 20 milioni).
De Laurentiis, Zamparini e Della Valle numeri uno nel monetizzare. Sono
i nuovi ricchi in acquisizione. Bravo nell’intuire le potenzialità di assi in erba, Zamparini ha già fatto il prezzo, molto alto, per Dybala. Destinato molto probabilmente ad uno dei nuovi ricchi che spopolano al di là dei nostri stretti e micragnosi confini.













