di MIno Cucciniello
La storia di Sanremo è un pezzo di vita. Gioie e dolori. Quando Pippo Baudo annunciò dal palco dell’Ariston la morte di Claudio Villa, il reuccio della canzone italiana. E quando Massimo Ranieri vinse il festival del 1988 con “Perdere l’amore”, un successo clamoroso. E Sanremo si viveva anche nel locale di Rosolino a via Nazario Sauro
Anche gli anni ottanta per il festival di Sanremo non iniziarono bene, infatti si optò da parte degli organizzatori di sopprimere l’orchestra. Pertanto le canzoni vennero presentate con basi musicali precedentemente registrate se non addirittura in playback.
I primi tre festival del decennio degli anni ottanta furono tutti presentati da Claudio Cecchetto e furono rispettivamente vinti da Toto Cotugno con ” Solo noi”, da Alice con “Per Elisa” e da Riccardo Fogli con “Storia di tutti i giorni”. Queste edizioni si svolsero tutte in un clima sonnolente sebbene nella prima ci fu la partecipazione di Roberto Benigni. Dal 1981 la Rai decise di ritrasmettere nuovamente tutte e tre le serate e il 1981 fu anche l’anno del personalissimo successo di Loretta Goggi con la sua “Maledetta primavera”, mentre per il 1982 va ricordato il debutto a Sanremo di Vasco Rossi interprete di “Vado al massimo” classificandosi al penultimo posto e lo stesso risultato gli fu attribuito nel 1983 con “Vita spericolata”, quest’ultima edizione del festival vedeva come presentatore Andrea Giordana coadiuvato da Isabel Russinova, Anna Pettinati ed Emanuela Falcetti e vinta da Tiziana Rivale interprete di “Sarà quel che sarà”.
Con il 1984 il sipario del teatro Ariston, ormai diventato sede stabile della rassegna canora, si aprì su nuovi scenari di successo che pian piano riportarono il festival ai suoi anni migliori. Gran cerimoniere di questa edizione fu Pippo Baudo che mancava da Sanremo dal 1967 e pensò di circondarsi di quattro bellissime vallette tra le quali Elisabetta Gardini ed Edy Angelillo.
Con questa edizione finalmente ritornarono anche i grandi nomi della musica leggera italiana così dopo una lunga assenza si rivide Patty Pravo che vestita da sensuale giapponesina e nascondendosi di tanto in tanto dietro un enorme ventaglio cantò “Per una bambola”, e come non ricordare Anna Oxa, che avendo abbandonato la divisa di punk, fasciata da un abito di tessuto metallico di Gianni Versace, cantava seducendo “Non scendo” o la strepitosa minigonna sebbene non più giovanissima di Iva Zanicchi interprete di “Chi mi darà”. A vincere furono Albano e Romina con “Ci sarà”.
Pippo Baudo condusse , con la sua grande professionalità, in modo eccellente le tre serate ed anche quando nella prima sera ci fu la clamorosa protesta degli operai della Italsider di Genova, seppe cavarsela con grande intelligenza facendo salire sul palco una rappresentanza dei lavoratori affinché leggessero il loro comunicato. Il successo di questo festival fu enorme anche perché si dette la possibilità a tutti i telespettatori di votare la loro canzone preferita attraverso le schedine del Totip abbinato per l’occasione dal monopolio alla manifestazione canora. Ovviamente Pippo Baudo fu riconfermato anche per l’edizione del 1985 vinta dai Ricchi e Poveri con la canzone “Se mi innamoro”
A metà degli anni ottanta l’Italia e gli italiani, grazie agli ottimi exploit della borsa, rivissero un nuovo piccolo miracolo economico quasi da paragonarlo al famoso boom degli anni 60 ed in questa atmosfera da “Milano da bere” anche il festival di Sanremo rivisse una stagione d’oro. In quei tre giorni di festival in Italia si correva nuovamente a casa per ascoltare le nuove canzoni tanto che Antonio Rosolino patron dell’omonimo locale in via Nazario Sauro dovette organizzare la serata che prevedeva che ad una certa ora l’orchestra di Alfredo Calfizzi e Mita interrompeva la musica per far scendere una mega scherma in modo tale da far seguire le fasi salienti del festival ai suoi clienti.
Dopo le due edizioni Baudiane la staffetta della presentazione passò a Loretta Goggi prima presentatrice femminile di un festival. Da questo festival i cantanti dovettero a riprendere a cantare dal vivo tra di loro si ricordano sicuramente Anna Oxa che indossò un abito che lasciava scoperto l’ombelico e Loredana Bertè con finta pancia, come va ricordata la canzone “Il clarinetto” di Renzo Arbore ma a vincere fu Eros Ramazzotti con “Adesso tu”.
Nel 1987 torna a presentare Pippo Baudo e la rassegna si allunga di un giorno non più tre ma quattro serate a partecipare una fitta schiera di artisti da Christian, Riccardo Fogli, Fiordaliso, Marcella Bella, Pupo, Drupi che ormai erano diventati degli habituè della rassegna. A vincere ci pensò l’inedito trio composto da Gianni Morandi, Enrico Ruggeri ed Umberto Tozzi con la canzone “Si può dare di più”. A Baudo toccò l’ingrato compito di comunicare la fine di Claudio Villa, un attimo prima che presentasse Albano e Romina che quell’anno cantavano “Nostalgia canaglia”. La notizia della morte del re della canzone fu accolta con una standing ovation da parte del pubblico presente in sala.
Per Sanremo 88 si pensò di affidare la conduzione a Gabriella Carlucci sorella di Milly, volto molto noto in Tv in quegli anni 80, a vincere uno strepitoso Massimo Ranieri con ” Perdere l’amore” il cantante attore napoletano era impegnato in teatro con Rinaldo in campo, come era capitato già a Domenico Modugno nel 1962 quando anche lui vinse il festival con “Addio addio” ed impegnato nello stesso musical. Con questa edizione e con questa canzone il festival ritornò definitivamente nel cuore e nelle tradizioni degli italiani. Infine a conclusione del decennio a presentare Sanremo 89 ci furono i figli d’arte: Rosita Celentano, Paola Dominguin, Danny Quin e Gianmarco Tognazzi una vera tragedia per le loro papere ma incuriosirono maggiormente il pubblico che li perdonò essendo tutti e quattro molto giovani.














