Adolfo Mollichelli

Adolfo Mollichelli

Giornalista. Ha lavorato con il Roma ed il Mattino. Ha seguito, tra l'altro, come inviato speciale cinque Mondiali, altrettanti Europei, nove finali di Campioni-Champions e l'Olimpiade di Sydney

Je suis Psg

di Adolfo Mollichelli

Pensieri sparsi dopo la tre giorni europea che ha certificato la statura internazionale del Napoli e del suo condottiero madrileno ingiustamente – e stupidamente – criticato dagli specialisti dei blabla bla televisivi.

Lavezzi e Cavani

Lavezzi e Cavani

La squadra azzurra – o in jeans, fate voi – è stata l’unica italiana a vincere grazie ad una prova di concretezza, bellezza e sangue freddo facendosi scivolare addosso il vantaggio lampo della Dinamo di Mosca. Superba la prestazione di

Higuain condita da tre gol, bellissimo il terzo in girata di sinistro. Ma anche il primo, di testa, è stato un golazo. In mezzo, il rigore calciato di potenza. La squadra moscovita era stata presentata con troppa enfasi: riposata e temibile.

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Higuain e Callejon

 

Personalmente, quando il sorteggio ha assegnato al Napoli la squadra russa, mi son detto: si va ai quarti sicuro, il calcio russo di questi tempi è poca cosa. Credo che il Napoli possa uscire indenne o addirittura vittorioso anche dalla trasferta di Mosca. Consiglio una passeggiata sulla Piazza Rossa e perlomeno uno sguardo alla Spasskaja ed alla Borovitskaja, le due torri del Cremlino. Potrebbe essere utile per evitare un altro gol dall’alto, da una torre umana.

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Tutto da giocare il ritorno nel derby di casa nostra tra Roma e Fiorentina. Sembrano in ripresa i giallorossi. Piacevole ma troppo sbarazzina la Viola. La squadra di Garcia ha l’handicap “capitan futuro”, irriconoscibile il De Rossi di questi tempi grami. Il capitano, c’è solo un capitano, cioè Totti si avvia diventare capitano non giocatore dopo essere stato Pupone a singhiozzo. Intanto, c’è da constatare che quando lui manca, non c’è chi tira in porta.

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calendario di stelle che giocano in Italia

L’uomo del momento tra i viola è Muhamed Salah: sa giocare, non soltanto correre come Speedy Gonzales. Altra dote: sa smarcarsi tra le linee ma non riceve quasi mai palla. Provveda Montella, altrimenti l’egiziano ripudiato da Mourinho dovrà rimandare altri gol della gloria quando incontrerà altre difese allegre che gestiscono improvvidamente le chiusure preventive sulle ripartenze. Fortemente in pericolo il futuro europeo di Inter e Torino.

VfL Wolfsburg vs Inter Milan

Ai nerazzurri nel ritorno col Wolsburg basterebbe (si fa per dire) il due a zero secco per approdare ai quarti. Il problema è che la difesa nerazzurra è perforabile in qualsiasi momento ed il Wolsburg in contropiede è micidiale. L’Inter ha un solo campione in difesa, Samir Handanovic. Perché Mancini gli abbia preferito Carrizo resta un mistero. Portiere di coppa? Eh no, caro Mancini. Se la prospettiva è quella di arrivare in finale a Varsavia, questi giochetti lasciano il tempo che trova. Passi per il girone di qualificazione, ma quando il gioco si fa duro è un harakiri non affidarsi al portiere titolare e che portiere, poi.

Torino vs Zenit St. Petersburg

Serve un’impresa, si dice così, al Torino per ribaltare il doppio svantaggio patito a San Pietroburgo. Ventura tradito dal giovane Benassi (espulso per somma di ammonizioni) e dall’unico gol “italiano” in Europa, siglato da Mimmo Criscito, scherzo del destino.
In Champions, il Bayern ha maramaldeggiato (7-0) sugli ucraini dello Shakthar in dieci dopo tre minuti (rigore ed espulsione di Kucher). Il Porto ha calato il poker (4-0) sotto il naso degli svizzerotti del Basilea.

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Ancelotti e Mourinho, momenti difficili

Ad un pelo dall’eliminazione il Real Madrid fresco di Decima che è stato sconfitto e ridicolizzato (3-4) al Bernabeu dai crucchi dello Schalke guidati da Di Matteo. La Casa Blanca passa per lo scarto di un gol (aveva vinto 2-0 all’andata). Alla fine, sonora fischiata dell’esigente pubblico madridista con canonica panolada (non trovo la tilde sulla tastiera ma leggetela sulla n) e incredulità manifestata da Cristiano Ronaldo, autore di due gol, con atteggiamento da statua e una terrificante minaccia: non parlerò più.

Carletto Ancelotti aveva il sopracciglio sinistro a V, gli capita quando le cose non gli vanno bene. Que espanto! hanno titolato i giornali di Madrid. Che orrore! In effetti, se una squadra avrebbe meritato di passare ai quarti, questa era l’onesta truppa che era calata da Gelsenchirken. La sconfitta in coppa dei galacticos, ininfluente ma non indolore, ha suggellato un percorso da mezze tacche. Un 2015 da horror: in quindici partite, “solo” otto vittorie, due pareggi e udite udite cinque sconfitte, l’eliminazione dalla coppa del re ad opera dei rivali dell’Atletico, sconfitta sonora (4-0) sempre per mano dei ragazzi terribili del Cholo Simeone nel derby di Liga, il primo posto lasciato all’odiato Barcellona in superba rimonta. Insomma, anche i ricchi piangono.

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Zidane, Ancelotti e Florentino Peres, il Real Madrid

Tant’è che Florentino Perez, presidente blanco – che più volte aveva manifestato il suo disappunto per la gestione tecnica – è stato costretto a fare marcia indietro, ha indetto un’improvvisa conferenza stampa ed ha rinnovato la fiducia ad Ancelotti. Tutto il mondo è paese. Il buon Carletto avrà gradito e magari avrà pensato tra sé e sé: ingrato Real, in un anno (il 2014) ti ho portato sul tetto
del mondo, d’Europa, di Spagna, con il record di 22 vittorie consecutive e osi mettermi in discussione?

A dire il vero, mi sarei aspettato uno scatto d’orgoglio ma non è nel dna del pacioso Carletto. Perché un altro al suo posto avrebbe fatto notare al collezionista di giocatori in grado di promuovere il merchandising che anche una grande squadra ha bisogno di equilibrio tattico. Il Real rivoltato da Perez ha aggiunto trequartisti a trequartisti, lasciando partire campioni “equilibratori” come Xabi Alonso e Di Maria.

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Jose Mourinho

Per la serie anche i ricchi piangono, la seconda puntata del drammone è
andata in scena allo Stamford Bridge, teatro dove si esibisce la compagnia di giro che ha per regista un tipo particolare che si fa chiamare Special One. È ricchissimo lui, José Mourinho. È esageratamente ricco il presidentissimo Abramovich. Il colpo di scena è consistito nel fatto che anche gli avversari erano ricchissimi, i francesi – si fa per dire – del Psg che ogni anno riceve 200 milioni dall’ufficio del turismo del Qatar, tra l’altro. Ed è accaduto che i cosiddetti francesi hanno riso a crepapelle per una qualificazione rocambolesca ma giustissima, raggiunta allo spirare di una recita infinita fatta con un prim’attore in meno dal trentunesimo minuto fino ai supplementari.

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Zlatan Ibrahimovic, tatuaggi

Lo scarso arbitro olandese Kuipers, circuito dagli ammonimenti del regista portoghese, s’era convinto che i ricchissimi del Psg picchiassero duro e allora rosso ad Ibrahimovich e state buoni francesini. Il fallo commesso da Ibra era da giallo e basta. L’attore Oscar s’è rotolato per le terre come se fosse stato investito da un Tir, salvo rialzarsi e riprendere a correre una volta fatto uscire di scena il più temuto degli attori della cosiddetta compagnia teatrale francese. Non c’è dubbio che l’olandese dirigente si sia pentito della decisione presa e così
ha glissato su un rigore sacrosanto e non concesso al Chelsea (fallo
di Cavani su Diego Costa) e quindi ha sorvolato su un fallaccio, questo sì da espulsione di Diego Costa su Thiago Silva. Due a due finale. E festival dei difensori goleador: Cahill, David Luiz e Thiago Silva.

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Laurent Blanc

C’è stata giustizia divina, Eupalla ha certamente protetto i cosiddetti francesi e punito i protervi allievi dello Special One. Ha sorriso e gioito Laurent Blanc, sontuoso libero goleador con militanze italiche, Napoli ed Inter. Ho sorriso anch’io perché il Psg mi è simpatico da quando è diventato una succursale del campionato italiano. Sirigu tra i pali, il sardo secondo di Buffon in Nazionale. Marquinhos ex Roma. Thiago Silva ex Milan (quanto avrebbe fatto comodo allo spiritato Superpippo). Maxwell, che una volta copriva la fascia sinistra dell’Inter. Verratti, il prodigio pescarese futuro erede di Pirlo in azzurro. Thiago Motta, nazionale ex Genoa e Inter. Il Pocho Lavezzi ed il matador Cavani, alfieri del Napoli della rinascita. Ibrahimovic, che ha deliziato e vinto con Juve, Inter e Milan. Pastore, il flaco magico ex Palermo. Cosiddetti francesi appunto.

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