di Angelo Vaccariello
Un quarto del bilancio della Regione Campania; il valore di due squadre importanti di calcio: 1,6 miliardi di euro è il costo del fallimento della Grecia. Default che, salvo miracoli dell’ultima ora, è oramai nelle cose.
Questa la cifra che il Fondo Monetario Internazionale non vuole concedere ad Atene. Il motivo è semplice: non si fida più di Tsipras e compagnia bella.
Siamo oramai al muro contro muro. Da un lato la famosa troika (Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo monetario internazionale); dall’altro il ministro ellenico per l’economia il bello e viveur Varoufakis. Proprio quest’ultimo ha affermato: “Giovedi non porterò nuove proposte all’incontro”. Ciò significa che non ci sarà accordo e quindi l’uscita della Grecia dall’Euro (la “Grexit”) è solo a qualche giorno da oggi.
Cosa accadrà con il default greco? Il più sincero è stato Mario Draghi, numero uno della Bce (e colui che ha il pallino in mano per salvare Atene ma distruggere l’Unione): “Navighiamo in acque sconosciute”.
Ancora una volta l’economia si dimostra la scienza del giorno dopo, non sapendo prevedere le conseguenze del default di Atene.Di certo le Borse hanno quasi scontato l’ipotesi. Si, ci sono perdite ma nemmeno cosi tante. E, da un punto di vista strettamente finanziario, anche i diversi Stati creditori ci rimetteranno qualcosa ma nulla di irrecuperabile. L’Italia circa 46 miliardi di euro (moneta in più, moneta in meno).
Il vero dramma, però, sarà per i cittadini greci: una ulteriore svalutazione del proprio potere di acquisto (almeno il 40 per cento); il probabile blocco dei conti correnti (le banche non potranno accedere ai fondi della Bce e quindi non potranno pagare i correntisti); licenziamenti, disoccupazione e una lunghissima traversata nel deserto.
A meno che. Eh si, perché il default greco, a dispetto di quanto pensino gli euroburocrati, è una partita che vola sulle teste di Bruxelles. Potrebbe, infatti, inserirsi Santa Madre Russia che aprirebbe una linea di credito alle banche elleniche di almeno 5 miliardi di euro (noccioline per l’Occidente; bruscolini per l’Oriente ma ossigeno per i greci).
E il buon Putin perché aiuterebbe Atene? Perché è un benefattore o forse perché avrebbe a sua disposizione i più importanti porti del Mediterraneo?
E se la Grecia abbracciasse l’ortodossia putiniana, cosa farebbe la Nato (di cui è membro)? Davvero Washington permetterebbe questo? Davvero a Bruxelles e a Berlino ancora non hanno capito che stanno distruggendo l’Europa?
Senza parlare, infine, che a Pechino guardano con cupidigia il porto del Pireo, principale avamposto marittimo nel Mediterraneo. Intanto, mentre Roma discute Segunto è persa.










