di Ottorino Gurgo
Reggerà la nuova intesa stipulata nella cena di Arcore tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini ? Il dubbio è legittimo.
A spingere l’ex Cavaliere a ricercare l’intesa sono state due notizie che hanno in questi giorni messo notevolmente a rumore il mondo politico: la prima è l’esito di un sondaggio effettuato da “Demos”, autorevole istituto di ricerca politico-sociale, sull’esito che potrebbero avere, se si svolgessero oggi, eventuali elezioni politiche anticipate; la seconda che a questo sondaggio in qualche misura si collega, è che i grillini del Movimento Cinque stelle e la Lega di Matteo Salvini potrebbero stipulare un’alleanza che, con l’applicazione dell’Italicum, la nuova legge elettorale approvata recentemente, potrebbe – nel secondo turno di votazioni – divenire forza di maggioranza.
Il sondaggio della “Demos”, infatti, vede in deciso calo il Pd, dove le divisioni interne con la tenace opera antirenziana della minoranza interna ha fatto calare di oltre l’otto per cento i consensi ottenuti nelle ultime elezioni europee. E perde voti, sia pure in misura minore, Forza Italia che non riesce a individuare ancora i connotati del dopo-Berlusconi né a trovare una nuova leadership.
Lievi perdite anche per i partiti minori, mentre appaiono in decisa crescita sia i “Cinque stelle”, con un balzo di oltre il cinque per cento, sia i salviniani (quasi l’otto per cento in più).
Sono questi risultati ad aver fatto nascere negli stati maggiori del Movimento di Beppe Grillo e del Carroccio, l’idea di un’intesa che porterebbe queste due forze politiche unite in un’unica coalizione, ad una percentuale del 40,1 per cento, ben superiore al 32,2 per cento del Pd che incontrerebbe, tra l’altro, forti difficoltà a trovare alleati. Grillini e leghisti insieme, dunque, se i risultati del sondaggio dovessero trovare conferma, potrebbero ambire a guidare il paese.
Usiamo il condizionale poiché esiste in politica una vecchia regola in virtù della quale due più due non fa quasi mai quattro: la somma dei consensi di due partiti, cioè, è il più delle volte, nel concreto, inferiore a quella che, sulla carta, essi dovrebbero raggiungere. Illuminante è, al riguardo, per chi lo ricordi, l’esempio delle periodiche riunificazioni tra socialisti e socialdemocratici che finivano con il naufragare perché la nuova formazione non otteneva mai la somma dei voti che i due partiti singolarmente ottenevano.
Ma l’esito del sondaggio al quale abbiamo fatto riferimento non può, comunque, non far suonare più di un campanello d’allarme.
Sono in molti (e nel mio piccolo anch’io tra questi se mi è consentito esprimere un’opinione del tutto personale) ad inorridire dinanzi ad una simile prospettiva che avrebbe come primo effetto quello di estrometterci dall’Europa.. Come evitarlo ? Renzi spera che accelerando (se la minoranza del suo partito glielo consentirà) le riforme possa riconquistare il favore degli italiani; Berlusconi prova a riannodare i fii dell’antica collaborazione con la Lega per sottrarre Salvini all’abbraccio grillino.
Si spera. Ma la speranza – diceva Bernanos – è “il rischio dei rischi”.











