Giuseppe Mazzella

Giuseppe Mazzella

Giornalista, già responsabile dell’ ufficio stampa della Provincia di Napoli e corrispondente dalle isole di Ischia e Procida dell’Ansa. Ha collaborato a il “ Roma”, “ Il Mattino”

Geremia Corbynomics

 di Giuseppe Mazzella

 La prima cosa che mi ha colpito nell’elezione di Jeremy Corbyn a leader del Partito Laburista inglese è l’età. Ha 66 anni essendo nato il 26 maggio 1949 ed è membro della Camera dei Comuni da 32 anni. Ha visto cioè passare di tutto nell’aula di Westiminster in oltre trent’anni dove  la Gran Bretagna è  passata da politiche liberiste a quelle neoliberiste ed è stato sempre un politico di secondo piano nel fulgido periodo di Tony Blair, l’enfant prodige del “New Labour”.

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Jeremy Corbyn

Le note biografiche dicono che ha votato 500 volte contro le leggi proposte dal suo leader al potere per oltre 10 anni. Si definisce “ socialista” e dichiara alla Bbc che “ Britain can learn from Kerl Marx”, i britannici possono apprendere da Carlo Marx. Dicono le biografie che canta ancora “ bandiera rossa” alle manifestazioni dei lavoratori.

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E’ la seconda cosa che mi ha colpito. Perché ho trovato una annotazione significativa al riguardo in un libro che è stato fondamentale, per me, per confermare una scelta politica di vita a Sinistra ma in un’area che fosse assolutamente liberale tesa a “ trasformare” il capitalismo ma non ad “abbatterlo”. Il libro è “ Le sinistre in Europa- dal 1789 ai nostri giorni” ma i “nostri giorni” arrivano fino al 1966 ed è scritto da David Caute e fu pubblicato in Italia da” Il Saggiatore”. Io l’ho letto e studiato nel 1969 quando avevo 20 anni.

David Caute

David Caute

Caute quando scrive del primo governo laburista inglese, quello di Ramsay MacDonald, del 1924 dice che “ MacDonald assicurò il re che avrebbe fatto di tutto per sradicare l’abitudine dei deputati laburisti di cantare “ Bandiera Rossa”. Evidentemente non sono stati sufficienti novant’anni per cancellare completamente l’uso di questo canto internazionale che è l’aspirazione dei lavoratori “ del braccio e della mente” a vivere meglio, ad avere diritti fondamentali o “ evidenti”  già scritti nella dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’ America da Thomas Jefferson nel 1776 come “la vita, la libertà e la ricerca della felicità” che del resto erano stati “predicati” dall’inglese John Locke (1632-1704). Il vero problema è “praticarli”. Ecco perché ha ragione Corbyn a consigliare, ancora oggi, agli inglesi di studiare Marx che sta sepolto proprio lì nel cimitero di Highgate di Londra con la bella epigrafe: “I filosofi si sono limitari a interpretare il mondo ma è il vero problema è cambiarlo”.

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Corbyn, “arrestato” durante una manifestazione

La storia della sinistra “democratica o liberale” europea è proprio questo sforzo di “estendere le frontiere della sovranità popolare”, di rendere concreta la “ libertà” e la prima delle Libertà è quella dal bisogno. Caute nel suo libro non nasconde tutte le  sconfitte della “ sinistra democratica o riformista” che in Francia era rappresentata dalla Sfio, in Germania dalla Spd, in Italia dal Psi e dal Pri e dal Pci ed in Gran Bretagna dal Labour Party  ma, osserva Caute , “strano a dirsi, questa generale e prolungata impotenza riflette un successo nascosto. La destra e il centro sono riusciti a conservare il dominio politico sull’Europa occidentale solo a patto di costanti ritirate, di costanti concessioni e compromessi opportunistici. Nell’insieme della democrazia parlamentare la sinistra riformista ha rappresentato una opposizione permanente di alta efficacia”.

John Maynard Keynes

John Maynard Keynes

E’ chiaro che quando la sinistra riformista ha governato – in Gran Bretagna, in Francia ed in Germania – ha dovuto  fare i conti con il sistema capitalistico e con la “ libertà di impresa” poiché nessuna delle quattro componenti di reddito – profitto, salario, rendita, interesse – è “ indipendente” dall’altra. E’ nata la “ politica economica e finanziaria” con la grande svolta di Lord Keynes e delle politiche per l’occupazione.

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Caute nel suo libro fra altre acute osservazioni e afferma che “ una volta che un movimento si accontenta di controllare conti, pareggiare bilanci e realizzare un’equa distribuzione e cessa di sforzarsi d’ estendere le frontiere della sovranità, questo partito ha abbandonato la dimensione dinamica della sinistra. A un certo stadio il Partito Radicale francese cessò di essere a sinistra; più recentemente ( 1966), l’ala destra del partito socialista e quella del partito laburista hanno fatto altrettanto. Oggi generalmente la sinistra comincia ad un certo punto “ entro” questi partiti”. Poiché oggi viviamo una Seconda Globalizzazione dove il modello di sviluppo capitalistico è stato adottato in tutto il mondo con i suoi pregi ma anche con i suoi difetti una Sinistra riformista non può non puntare per  la sua stessa esistenza che sul problema del Lavoro e della Piena Occupazione. Da qui politiche sociali per il Lavoro soprattutto per i giovani ed i giovani di oggi per la prima volta nella Storia vivranno peggio dei padri.

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Jeremi Corbyn

La svolta del partito laborista britannico  di Corbyn deve essere interpretata proprio su questo punto: il lavoro per tutti.

Nel programma economico di Corbyn è prevista l’attuazione del cosiddetto “alleggerimento quantitativo per il popolo”. Operativamente si tratterebbe di un procedimento simile a quello attualmente utilizzato nell’ambito dell’alleggerimento quantitativo, con la differenza che il denaro così creato dalla Bank of England non sarebbe girato al sistema bancario commerciale (come avviene con gli odierni piani di alleggerimento quantitativo) bensì sarebbe direttamente rivolto sia a finanziare investimenti in infrastrutture pubbliche sia a cittadini e lavoratori. Tale politica economica è stata ribattezzata dai media inglesi con il termine di “corbynomics”.

Steve Keen

Steve Keen

Questo programma economico è sostenuto da eminenti economisti, tra cui Steve Keen e David Blanchflower, i quali hanno fatto pubblicare sul Guardian  un appello nel quale si afferma che l’”«accusa, ampiamente diffusa nei confronti di Jeremy Corbyn e dei suoi simpatizzanti, consiste nell’essersi fatti promotori di una politica economica di estrema sinistra. Ciò non trova però fondamento nelle dichiarazioni e nelle politiche sostenute dal candidato.

David G. Blanchflower

David G. Blanchflower

La sua opposizione rispetto alle cosiddette  politiche di austerità è coerente con quanto il pensiero economico prevalente afferma, e lo è persino con quanto sostenuto dal Fondo Monetario Internazionale”. L’obiettivo della “corbynomics” è di finanziare progetti pubblici che diano lavoro e che portino il Paese alla piena occupazione. Corbyn ha costituto un team di economisti mondiali per il suo programma economico come l’americano Joseph Stiglitz ed il francese Thomas Piketty e l’ italiana –inglese Mariana Mazzucato (nella foto sotto).

Mariana Mazzucato

Joseph Stiglitz

David G. Blanchflower

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Tthomas Piketty

La terza – ed ultima – cosa che mi ha colpito di questa elezione di Corbyn è quella di un programma così ambizioso che non ha precedenti affidato alla realizzazione di un uomo che avrà 70 anni quando ci saranno le prossime elezioni inglesi. I laburisti inglesi circa 20 anni fa affidarono le loro speranze ad un giovane di 37 anni. Interpreto questa scelta di Corbyn come la rivincita di una generazione che in Europa ed in Italia soprattutto ha molto deluso. D’Alema è stato il primo postcomunista a diventare presidente del Consiglio ma a 66 anni è già stato “ rottamato” ed è un “ pensionato” del Parlamento non essendo più deputato. Rutelli e Veltroni hanno lasciato la politica.

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Qui da noi la “ sinistra riformista” ha un partito che definisce se stesso semplicemente “ democratico” nato dalle ceneri della Dc e del Pci. E’ guidato da un uomo di 39 anni che è anche Presidente del Consiglio dei Ministri e che non è nemmeno deputato. Vuole fare le “riforme” e costruire un “partito della Nazione” verso il quale l’ex-destra di Silvio  Berlusconi che ha 79 anni vuole trovare nuova dimora come dimostra la svolta di Verdini.

Forse in Italia c’è bisogno di richiamare in servizio una generazione di sessantenni che abbia ancora la forza di cantare “ Bandiera Rossa” ma di farlo con coerenza, serietà e senza demagogia.

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