Carlotta D'Amato

Carlotta D'Amato

Consulente legale in aziende italiane ed internazionali, ha scritto numerosi articoli in materia di diritto. Le sue passioni sono politica, cultura, moda.

Appucundria

di Carlotta D’Amato

Il passato ritorna spocchioso, desolante, e pretende di rimettersi in pista. La candidatura di Bassolino rappresenta a tutti gli effetti la sconfitta della politica attuale. Napoli è ferma in un passato che non ci sta ad uscire di scena.

Eppure negli anni ’90, Napoli era il ritratto di una città che guardava al futuro; ma da allora, non sono stati fatti grandi passi in avanti. E tutto si riduce ad un festival dell’amarcord, a continui revival che fanno avanti ed indietro tra ieri ed oggi senza andare da nessuna parte. Se si digitano in rete le parole “Napoli” e “Futuro” non si trovano che dei rimandi al calcio Napoli, alla campagna acquisti, ai risultati di campionato. L’unica cosa che riguarda la città e che abbia una prospettiva concreta pare sia solo lo sport. Anche se l’ultimo scudetto è roba di più di 25  anni fa…

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Tutto il resto, purtroppo, è solo un ammodernamento di quanto creato in passato, ripulito, lucidato, tirato a nuovo, ma pur sempre vecchio. Basti pensare che la Metropolitana, le cui stazioni, in particolare quella di Toledo, è considerata tra le più belle delle mondo; strutture di vetro e acciaio, ultramoderne, gallerie d’arte sotterranee, ma sempre di un progetto degli anni 80 si tratta. E la vita culturale? Poche iniziative, tutto già visto. I punti di incontro poi, da anni, sono sempre quelli. Non è nemmeno più apprezzabile il tentativo profuso nel trovare nomi nuovi quando i locali della “Movida” sono sempre gli stessi. E così via…

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Anzi peggio. Quando sembra che qualche novità sia stata pensata, che chi di dovere si sia finalmente spremuto le meningi, ecco che vengono fuori brutture tali da far rimpiangere quelle idee che, almeno, all’inizio promettevano bene.

Ma questo continuo sguardo al passato di felliniana memoria, questa appucundria verso quello che era il nostro ieri, perché è tollerata? Siamo un popolo tremendamente nostalgico che nel tentativo di salvaguardare quello che abbiamo non riusciamo a guardare avanti?

In un primo momento, mi sono chiesta se la risposta fosse questa. Se fosse tutto un apprezzabile tentativo di conservare e proteggere quello che abbiamo, quasi il futuro potesse strapparcelo dalle mani. Questo atteggiamento potrebbe avere un senso se il “vecchio” fosse davvero custodito. Ma così, purtroppo, non è. Napoli è una città dalle mille potenzialità che nessuno sfrutta e sa sfruttare.

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E’ una città immobile, con i suoi 2600 anni di storia non è una città antica, è una città morente.  Intorpidita e pigra che non riesce a svegliarsi da un letargo indotto che dura da troppo tempo.

Eppure, quando la vedi, così, adagiata sul mare, con il Vesuvio che si staglia in tutta la sua imponenza, i suoi sapori, gli odori, i vicoli; quando senti il chiasso festoso e assapori quel modo di vivere la vita che solo noi abbiamo che nessuno può capire se non chi in questa città ci è nato, quando ti fai forte dell’orgoglio di cui siamo capaci e dell’amore e delle passioni viscerali per tutto quello che riguarda le nostre radici; e quando a Napoli non vivi più e ti mancano da morire il dialetto e le tue tradizioni alle quali non rinunceresti mai, mi viene da pensare come sia possibile che una città così viva non riesca ad affrancarsi e ad abbracciare il presente.

Ci invidiano il passato…facciamo che ci possano invidiare anche il futuro. Prossimo.

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