di Adolfo Mollichelli
Il Napoli perde due volte la testa. Ed anche il secondo posto, superato dalla Fiorentina. Va in tilt il cervello (concentrazione) e di conseguenza perde il primo posto in classifica. L’Emilia non si addice agli azzurri. Dopo la sconfitta con il Sassuolo ed il pari a Carpi, arriva la seconda battuta d’arresto a Bologna. Ed è un tonfo.
Piegato nettamente, al di là del risultato che alla fine racconta di una sconfitta con un solo gol di scarto. La doppietta di Higuain, due lampi nel grigio in tre minuti, consegnano il Pipita sempre più re dei bomber ad una gloria effimera.
La vendetta del bergamasco Donadoni non è neanche servita fredda perché col Parma già fallito ed affondato l’ex tecnico azzurro aveva fermato gli azzurri. Donadoni, il più acerrimo nemico di De Laurentiis: ne capisce di calcio come io di cinema. Brutto il film girato dal Napoli sotto le torri. Attori principali che recitano da comparse e figuranti che rubano la scena. Ciak, si gira. Aspetti che il Pipita si piazzi subito al centro del set e invece si regalerà un finale, soltanto quello, da attore consumato e celebrato. Pure una battuta alta e miserevole nel segno della giornata già scritta in nero. E vogliamo parlare del monumentale Reina? Regala il terzo centro ai rossoblù, il secondo gol di Destro è un’offesa alla decenza. Ho sbagliato, confesserà el arquero che aveva blindato la porta azzurra fino alla fermata di Bologna, signori si scende. Può capitare, per carità, ma è lì su quell’intervento goffo che s’è dissolta la speranza di recuperare risultato.
Fallita la prima uscita da capolista solitaria. Possibile che abbia fatto male il successo sull’Inter netto fino allo spirare del match, ma messo in discussione nel finale? Fatto sta che la prova di maturità ha fatto cilecca.
“Sconfitta terapeutica” chioserà Sarri nel ventre dello stadio bolognese. Avranno letto e sentito gli azzurri dello squadrone che tremare il mondo fa ed hanno tremato loro. Forse hanno viaggiato sulla macchina del tempo. E pur non conoscendoli avranno visto i fantasmi del grande passato: Negri-Furlanis-Pavinato, Tumburus-Janich-Fogli, Perani-Bulgarelli-Nielsen-Haller-Pascutti. A cos’altro puoi appigliarti se non alla psicanalisi?
Diavolo di un Destro che sembrava Nielsen, il gigante rimpianto dalla Roma (e Ljaljic no?) che s’infilava come e quando voleva tra Albiol e Koulibaly (penosi entrambi nell’azione del primo gol). Diavolo di un Rossettini che svetta nel cuore della difesa azzurra e di burro con marcatura a zona totale che neppure i pulcini della scuola calcio attuano. Diavolo di un Diawara che limita e distrugge il faro napoletano che ha nome brasiliano, insomma Jorginho. E Oikonomou il greco (chi era costui?) che in coppia con Gastaldello sembrano la coppia centrale più forte del mondo.
Almeno fino a quando Higuain non deciderà di miracolo mostrare prima insinuandosi tra i due e poi lasciandoli sul posto. Belli gli assist di Insigne e di Hamsik. Ma oramai la frittata era bell’e fatta. E poi, quando dici i campani che ti giocano contro e se ne fregano di tutto, come il sorrentino Mirante che para il parabile e qualcosa in più, come l’ischitano Brienza che sembra un Sivorino dei tempi nostri, fino a quando gli durerà il fiato perché non è più un ragazzino. Meglio parlare dei bolognesi perché gli azzurri hanno vestito panni logori e sdruciti. E sarebbero da criticare di brutto.
E’ apparsa sin troppo evidente la superiorità atletica degli uomini di Donadoni. E questo potrebbe essere un segnale d’allarme (comincia a sentirsi l’usura di tante giornate vissute al massimo?). E anche tatticamente il Napoli ha consegnato il testimone al Bologna. Un deficit che è conseguenza dell’altro. Diawara, Taider, Brienza ed i loro sostituti hanno avuto la meglio su un fiacco Hamsik, un marcatissimo Jorginho, uno spento Allan. Meglio Mertens, importante il recupero del belga, di Callejon che sembra aver smarrito la via del gol e pure stavolta aveva avuto un’occasione più che propizia. Male Hysaj sostituito da Maggio che se avesse saputo crossare sarebbe stato Djalma Santos.
Non è che il vostro umile cronista abbia deciso di essere severo per la delusione (pure immensa), ma perché non ha mai amato i festeggiamenti prima dell’evento. Il napoletano è filosofo, quando vuole. Ci vorrebbe un nuovo Massimo Troisi a recitare incredulità per le imprese del Napoli. Per capirci, i bla bla televisivi e giornalistici potrebbero far male. Comunque, c’è subito l’occasione per riprendere il cammino. Dopo il fastidioso impegno con il Legia, ci sarà la Roma di Garcia che ancora vorrebbe mettere la chiesa al centro del villaggio. Ad Higuain basterebbe mettere in vetrina un altro dei suoi gioielli. Basta dimenticare Bologna, elementare Watson.














