Angelo Vaccariello

Giornalista esperto di economia e Mezzogiorno Ora si occupa di marketing e comunicazione.

Sbancati

di Angelo Vaccariello

Piazza Affari ha tirato un lungo sospiro di sollievo. Dopo giorni di perdite , incubi ed angosce. L’indice Ftse Mib ha superato la soglia dei 18mila punti, in ripresa anche le azioni delle banche. Il rimbalzo è dovuto alle incoraggianti parole del governatore della Bce, Mario Draghi, che ha ribadito che i tassi di interesse della Bce rimarranno “agli attuali livelli o a livelli più bassi per un esteso periodo di tempo”. Ma non solo . Ha anche rasserenato sul nostro sistema di banche. “In Italia – ha spiegato lo stesso Draghi – le banche hanno un livello di patrimonializzazione nella media dell’Eurozona ed un alto livello di garanzie e collaterale”.  Parole rassicuranti. Ma non è detto che basteranno

 Già, perché in Italia abbiamo un problema con le banche. I mercati stanno cercando di farcelo capire in ogni modo ma noi, come al solito, diamo la colpa alla speculazione, alla “cattivissima” Commissione Europea e alla Germania che la fa da padrone. Nella giornata di mercoledì scorso, gli indici di borsa hanno bruciato 233 miliardi di euro in capitalizzazioni. Una cifra mostruosa che è più che un segnale su cosa ci aspetta da qui a qualche mese, se non a qualche giorno. Particolarmente colpiti, nel nostro Paese, gli istituti di credito che hanno registrato un’ondata di vendite non usuale. Basti pensare che gli indici di borsa non rispecchiano minimamente i “fondamentali” delle banche italiane. In parole povere: chi compra e vende azioni dovrebbe avere paure infondate perché, tutto sommato, le banche italiane stanno bene.

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Draghi e Renzi

Escludendo casi eclatanti, come il Monte dei Paschi di Siena, è effettivamente vero che le banche italiane (prese da sole) stanno bene. La realtà aggregata, però, ci dice tutt’altro. Nel 2015, infatti, gli istituti hanno generato crediti deteriorati per 350 miliardi di euro. Significa che le stesse banche ritengono non più esigibili tutti quei crediti. Una cifra spaventosa pari ad un settimo del prodotto interno lordo italiano (che è circa 2.100 miliardi di dollari). Di questi soldi, ben 45 sono riconducibili al Monte dei Paschi di Siena: ecco dunque spiegati i timori degli investitori.

Come si è generata questa cifra? Durante la grande crisi finanziaria, le banche italiane hanno retto bene perché poco esposte sui derivati e, soprattutto, poco esposte verso i mercati dove il sistema è esploso (Stati Uniti su tutti).

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Visco e Vegas

Quando, poi, il problema si è spostato sul debito pubblico italiano, le stesse banche per “aiutare” i vari Governi hanno acquistato tantissimi titoli di Stato e hanno chiuso sempre di più i rubinetti nei confronti delle aziende. Nel momento in cui le imprese sono andate in difficoltà, non sono riuscite più a pagare il credito: ecco dunque come si è generata questa cifra.

Di chi è la colpa? I Governi sarebbero dovuti intervenire per tempo e l’idea attuale di creare una bad bank (che raccolga tutti i crediti incagliati) arriva fuori tempo massimo. Ancora una volta bisogna sperare che la Bce tolga le castagne dal fuoco all’Italia promuovendo un’azione di accorpamento degli istituti. Per la serie: se non ci fosse Draghi saremmo già belli che fritti.

 

 

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