di Mino Cucciniello
Fu un evento straordinario, la fusione di due culture, l’esplosione della creatività e della fantasia. Quel 1982 Napoli si trasferì a Venezia, riempendo i teatri, i calli, le piazze con le sue commedie, le sue canzoni, le sue storie, la sua allegria. Era un’altra Napoli
Dopo i terribili anni 70 definiti di piombo per i tragici eventi che insanguinarono l’Italia, con l’arrivo della decade degli ottanta sul nostro paese iniziò a soffiare un nuovo vento quasi simile a quello dei favolosi, spensierati, anni sessanta. E fu proprio in questo nuovo slancio di entusiasmo che nel 1982 il Comune di Napoli, con l’allora sindaco Maurizio Valenzi, ed il comune di Venezia con Mario Rigo all’epoca primo cittadino, decisero di organizzare per il Carnevale , festa molto sentita dai veneziani e ritornata ai vecchi splendori dal 1979, un gemellaggio tra le due città avente come titolo Napoli a Venezia.
Il progetto consisteva oltre a tutte una serie di iniziative caratteristiche della festa, che iniziò con il tradizionale volo della colombina, di portare il meglio del teatro napoletano sulle scene della laguna proprio nei giorni che coincidevano con la settimana grassa.
La manifestazione ebbe la supervisione di Maurizio Scaparro e del professore Giuseppe Galasso rispettivamente a quel tempo direttore e presidente della Biennale teatro di Venezia (Galasso, inoltre, faceva anche parte del consiglio comunale della città partenopea)
Sulla locandina ufficiale della manifestazione spiccavano i nomi delle maggiori compagnie di teatranti napoletani che sbarcando a Venezia portarono la classica e contagiosa allegria che caratterizza i napoletani. L’evento fu molto pubblicizzato da tutti gli organi di stampa e dalle televisioni da indurre tanti turisti soprattutto napoletani a trascorrere la fine del Carnevale nella città veneta e pertanto trovare posto negli alberghi di qualsiasi categoria compresi quelli di Mestre, divenne un impresa ardua.
Per un’ intera settimana ponti, campi e calli della città lagunare furono invasi da centinaia di napoletani, che nonostante il clima rigidissimo nevicò addirittura, ricordandosi della loro festa di Piedigrotta, si andarono subito a mescolare con i veneziani che per questa loro importante tradizione, danno il meglio della loro creatività con abiti carnevaleschi ispirati sia ai tempi dei dogi ma soprattutto anche a temi di attualità.
Eppoi maschere meravigliose, vere piccole opere d’arte dietro le quali si celano uomini e donne che si fanno trasportare così dal gioco del travestimento e, alcune volte, della trasgressione. Ed è proprio così mascherati che i veneziani se ne vanno tranquillamente in giro per la città lasciandosi ammirare e fotografare dai tanti turisti che affollano il caffè Florian o i ponti di Rialto o dei Sospiri.
E sempre in maschera, in quelle sere di festa, si andava anche a teatro come accadde per chi decise di recarsi al Malibran, antica sala veneziana, dove recitava Mariano Rigillo nella commedia Pescatori di Viviani o chi andò al Goldoni, da poco riaperto, dove si esibiva l’eclettico artista napoletano Leopoldo Mastelloni con il suo spettacolo Carnalità , ma anche alla Fenice, prima che fosse distrutta dall’incendio, dove il San Carlo rappresentò Il Flaminio di Pergolesi.
Al termine degli spettacoli per tutto il periodo della rassegna ci furono un susseguirsi di bellissime feste organizzate nei saloni dei palazzi più importanti che si affacciano sul Canal Grande. Furono serate indimenticabili allegre e coinvolgenti che consentirono anche una” conoscenza” più approfondita tra i tanti” Pulcinella” in trasferta con le tante bellissime “Colombine” locali. Ma il” dopo teatro” si svolgeva anche nei tanti ristoranti veneziani , tra i preferiti dai napoletani c’erano: l’Harry’s bar di Cipriani, l’Antico Pignolo nei pressi di piazza San Marco o l’elegantissimo Malamocco, che purtroppo oggi non c’è più.
E prima di tornare in albergo quando oramai era notte fonda era d’obbligo una tappa al Casinò Municipale a Palazzo Grassi sempre sul Canal Grande. Il clou della festa fu il martedì grasso ,ultimo giorno di Carnevale, quando in piazza San Marco durante il concerto di chiusura al quale parteciparono oltre trentamila persone, si esibì anche Pino Daniele.
Il successo della manifestazione fu enorme ed il Comune di Venezia unitamente al teatro La Fenice per ricambiare la visita del nostro lirico inviò a Napoli Carolyn Carlson che si esibì nell’ottobre del 82 al teatro Mediterraneo in Underwood.












