Angelo Vaccariello

Giornalista esperto di economia e Mezzogiorno Ora si occupa di marketing e comunicazione.

E Napoli boccia Boccia

di Angelo Vaccariello

Quattro per una poltrona. La poltrona è di quelle pesanti, la Confindustria, il governo degli industriali. Alberto Squinzi lascia e da tempo è aperta la campagna elettorale per il successore. Si vota a maggio, in lizza ci sono: Vincenzo Boccia, Marco Bonometti, Aurelio Regina e Alberto Vacchi

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Giorgio Squinzi

Il successore di Squinzi dovrà essere, sotto certi aspetti, molto diverso da Squinzi. Si cerca un presidente di questi tempi, a tempo pieno, grande comunicatore, in grado di risultare attivo anche sui social network inserendosi nel dibattito “mainstream” con il tempismo necessario. Non solo. Un presidente in grado di comunicare sia con i grandi gruppi che con le piccole imprese, che rimetta al centro dell’economia del Paese l’impresa manifatturiera e che abbia la capacità di contrastare l’azione del governo che ha avuto la capacità di rompere le tradizionali dinamiche fra le parti sociali.

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Vincenzo Boccia

Diamo subito uno sguardo ai contendenti. Vincenzo Boccia, salernitano, classe 1964, amministratore delegato della Arti Grafiche Boccia di Salerno nonché presidente del comitato tecnico credito e finanza di Confindustria, è il candidato di Emma Marcegaglia.

Dalla sua parte si è schierato il consiglio direttivo di Confindustria Puglia, Calabria, Basilicata e gli industriali di Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria.

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Marco Bonometti

Marco Bonometti, 61 anni,  bresciano, presidente e amministratore delegato di Officine meccaniche Rezzatesi, è invece sostenuto da Antonio D’Amato, già presidente di Confindustria. Ma soprattutto gode dell’appoggio di Sergio Marchionne, l’amministratore delegato di Fca che, secondo alcune voci, starebbe preparando un clamoroso ritorno della vecchia Fiat in Confindustria dopo la clamorosa rottura di qualche anno fa.

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Aurelio Regina

Aurelio Regina, romano classe 1963, presidente delle Manifatture Sigaro Toscano, è il candidato di Unindustria Lazio.  E’ dei quattro l’uomo con maggiore esperienza di governo. Da maggio 2012 a maggio 2014 è stato, infatti, vice presidente di Confindustria  con delega allo sviluppo economico.  Carica non rinnovata in seguito alla rottura dei rapporti con il presidente Giorgio Squinzi.

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Alberto Vacchi

Alberto Vacchi, 52 anni, bolognese, presidente e ad di Ima, Industria macchine automatiche, è spalleggiato da Luca Cordero di Montezemolo, altro grande elettore della partita confindustriale.

Vacchi ha ricevuto anche altri due importanti endorsement: uno dal patron della Brembo Alberto Bombassei e attualmente anche deputato di Scelta Civica e l’altro dal presidente di Confindustria Emilia Romagna, Maurizio Marchesini.

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Palazzo Partanna

Come è facile constatare le carte sono molto mischiate e, soprattutto, i candidati dei territori non possono contare sull’appoggio dei grandi elettori. Caso emblematico la Campania. Palazzo Partanna è uno splendido immobile nel cuore di Napoli a piazza dei Martiri. E’ la sede dell’Unione degli industriali partenopei e di Confindustria Campania. E’ un gran bel palazzo con molti “spifferi”. E a volte questi spifferi possono davvero causare brutti raffreddori.

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Lo stabilimento di Arti grafiche Boccia a Salerno

In questi giorni è lo snodo della “diplomazia industriale” che sta lavorando per individuare un successore a Giorgio Squinzi. La novità più interessante è che la corsa riguarda anche il salernitano Vincenzo Boccia, numero uno di Arti Grafiche Boccia un lungo curriculum nei posti chiave dell’associazione imprenditoriale italiana.

A Palazzo Partanna c’è stato un confronto aperto solo agli iscritti tra i candidati alla presidenza. E come al solito, le Confindustrie campane vanno in ordine sparso. Se da un lato Boccia può contare sull’appoggio di Avellino, Salerno, dei Giovani industriali e della Piccola Industria, dall’altro lato stupisce non poco il silenzio e la freddezza di Benevento, Caserta e soprattutto Napoli. Freddezza che si traduce con il non appoggio.

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Antonio D’Amato

 

Secondo quanto riportano i bene informati, il motivo sta nella necessità di “tutelare l’unità dell’associazione” ma soprattutto individuare una figura “indipendente che non sia frutto di una divisione”. Non solo. Secondo molti pesa il fatto che Antonio D’Amato (già presidente nazionale di Confindustria) non sia orientato ad appoggiare Boccia ma Bonometti. E si sa: “don Antonio” a Palazzo Partanna conta ancora moltissimo.

 

 

 

 

 

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