Michele Caccamo

Michele Caccamo

Cittadino del mondo perché pratica l’unica lingua universalmente conosciuta: la Poesia

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Il cuore del diavolo

di Michele Caccamo

Oppresso svogliato malinconico miscredente. Il cuore del diavolo è nei miei pensieri: così impetuoso che sembra vi abbia stabilito dentro una corte militare. Grida, con un unico tono di voce, tutti i timori che gli ho raccontato; risveglia rimbombando ogni mia paura assopita. Quanta somiglianza ha tutto questo con la mia angoscia

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Vedo prolungarsi dai miei occhi la radice del sangue: sono ortiche, filo spinato, al modo stesso sventure: per come vanta il mio destino. Io sono il santo dei dolori, infilzato alla testa come fossi un soldato inviato nelle prime linee. Almeno fossi un eroe, e non un uomo inutile, in unione con la morte. È perciò che intendo portarmi dentro un macigno, come una lastra di tomba: mi ci sento pronto. E sappiate che detesto le lodi a Dio.

Accanto alla mia salma non dovrete percuotervi il petto né recitare i cantici del lutto. Vorrei invece un profondo silenzio affinché si possa ascoltare in pieno il mio grido. Io sarò un martire, ma mi terrete nascosto tra i comuni defunti. Senza neanche una palma di gloria, tra le mani. Non sarete colti da spavento. Io ve lo avevo promesso che me ne sarei andato senza disturbare.

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E poi non avrei più potuto parlarvi: mi avete riempito la bocca di grasso di fiele. Non ho alcuna idea nuova sull’eterno, io ho finito di credere alla sua immensa luce: l’universo cela solo una pericolosa sfortuna e ha nell’angustia i suoi punti fissi, è pieno di imboscate e credo vi sia un astro pestilente per raccogliere le ossa degli esseri mortali: uomini alieni e angeli sconsacrati.

Io reggo faticosamente gli oracoli che mi stanno intorno, si sentono più grandi dei loro Dei e credono di poter fare inginocchiare anche gli Angeli dinnanzi alle loro leggi sull’avvenire. Non me ne faccio nulla delle loro previsioni: la vita, io ve lo posso dire, è un sistema di inganni, non c’è nessun Cielo a protezione degli uomini; nessun campo di custodia per i Profeti; nessuna alchimia davvero buona per la risurrezione. Ovunque è visibile un lenzuolo funebre, un intrigo incomprensibile che è stato deposto sulla terra.

 ( tratto dall’opera inedita “Lamentazioni prima dell’Amore”)

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