di Adolfo Mollichelli
È quasi certamente l’addio al sogno di gloria. Il Napoli si offre molle all’Inter dei duri e va incontro alla quinta sconfitta, la seconda consecutiva in trasferta, la terza (e un pareggio) nelle ultime cinque partite lontano dal Sa Paolo. Fanno male i gol di Icardi e di Brozovic. Ora c’è da difendere il posto d’onore. Per non gettare tutto all’aria
La bellezza non paga sempre. E neanche il predominio nel possesso palla, se sterile. Si è avvertita, eccome, l’assenza di Higuain. Meglio: la non presenza del cannoniere principe del torneo.
L’uomo con la sciarpa ha avuto ragione dell’uomo in tuta. Si sono dati la mano, dimenticata la schermaglia dialettica: mi ha detto fighetto, ma non volevo offendere. L’uomo con la sciarpa ha il sarto napoletano ed ha cucito un successo su misura. L’uomo in tuta ha messo paura ma era fuoco di paglia. Galeotto fu il gol di Maurito (esecuzione esemplare, stop di destro e stoccata di sinistro)
su lancio di Medel. Era in fuorigioco l’Icardi dei 51 centri in 101 partite in nerazzurro. Un piedino più in là della linea di difesa (si fa per dire) azzurra. Ci può stare. Si dice così.
Arriverà il raddoppio di Brozovic. Nel vuoto di una difesa in linea: da Jovetic ad Icardi che addomestica per la botta sicura di Brozovic. Ci può stare? E no, signori miei, che non ci può stare. Sbagliati i movimenti e le posizioni sia di Albiol che di Koulibaly. In mezzo ci sta un rigore per placcaggio in area ai danni di Koulibaly. Non concesso, ci può stare? E no, signori miei.
Va pur detto quanto segue. Gli azzurri sono stanchi. E prevedibili. Oramai, gli avversari di un certo valore riescono a trovare le contromosse giuste al gioco dettato dall’occhio del drone. Con sudore, dedizione e fatica, l’Inter ha neutralizzato i triangoli stretti in velocità arma tipica degli azzurri. Tu uomo in tuta vuoi il possesso palla? Bene, ed io uomo con la sciarpa te lo concedo. Però ti blocco le linee di smarcamento, ti creo due linee strette come fa il Cholo Simeone con l’Atletico Madrid e poi ti fiondo i miei oltre le linee. E ti frego. Tutto qui.
Un tiro di Allan deviato da Handanovic è un paio di conclusioni fuori di Hamsik, questo il fuoco azzurro, sbiadito. Anche la cabala ha giocato contro. Il tycoon indonesiano in tribuna di solito porta male, all’Inter. Stavolta ha sorriso. E poi, bella forza se tu uomo con la sciarpa hai tanti signori “ic” (Perisic, Jovetic, Brozovic, Handanovic e pure Ljajicic) e l’uomo in tuta uno solo: Strinic e l’ha pure tolto.
Tosta l’Inter. E irriverente, così quando Insigne prova ad annullare la legge sull’impenetrabilità dei corpi, il signor D’Ambrosio lo stende e sfotte mimando all’arbitro: che colpa ne ho se questo è un tappetto. D’Ambrosio, capite?, che giocava nella Juve Stabia, unico italiano dell’Inter. Mentre il Napoli ne aveva due: Insigne part time e Gabbiadini che si è candidato per “Chi l’ha visto“. E il povero Conte in tribuna se ne è andato senza vedere
granché in ottica azzurro Italia. Napoli Higuain-dipendente? Ebbene sì, si sapeva. Verona è stata una rondine solitaria che non ha fatto primavera.
Continua il silenzio stampa imposto da Aurelio Primo. Non ne azzecca uno il presidentissimo. Fornendo alibi ad una squadra già di per sé stanca. Forza e coraggio, azzurri. Un giorno, non all’improvviso, sarete chiamati alla prova del fuoco, all’ultima sfida da non fallire. A Roma e con il Pipita.











