di Ottorino Gurgo
Si può dire che non passi giorno senza che da ogni angolo del nostro paese non giunga notizia di un nuovo scandalo che coinvolge esponenti di tutti i partiti, siano essi di destra, di sinistra o di centro e persino quei gruppi (leggi Movimento cinque stelle) che si ritengono e si dichiarano estranei ad ogni forma di malaffare e fanno del moralismo la loro arma vincente
Così, inevitabilmente, s’approfondisce il solco tra quelli che, con abusata espressione, vengono definiti il paese legale e il paese reale.
E’ un discorso che abbiamo sentito ripetere molte, troppe volte da quando, più di vent’anni or sono, il ciclone di Tangentopoli rivelò agli italiani lo stato di profonda corruzione nel quale la vita politica del nostro paese era precipitata. Si pensava, ingenuamente, che quello scandalo avrebbe avuto l’effetto di un “lavacro”; un effetto risanatore e rigeneratore. Non è stato così.
Oggi, alla luce di quanto sta accadendo, possiamo dire, senza timore di essere smentiti, che la situazione è peggiorata. Tangentopoli non ha avuto l’effetto purificatorio sperato. Tutt’altro. La corruzione è penetrata ovunque, a tutti i livelli. Una vera e propria piovra che allunga i suoi tentacoli in tutti i settori della politica nazionale, determinando, come abbiamo detto, un sempre più diffuso fenomeno di rigetto nei confronti della politica diventata, nel lessico comune, una sorta di parolaccia, un regno dell’intrigo al quale guardare con diffidenza, se non con autentico disprezzo.
Ma qui, a nostro sommesso giudizio, l’opinione pubblica commette un micidiale errore. Un famoso motto latino, attribuito a Marco Tullio Cicerone, afferma: “Senatori boni viri, Senatus mala bestia”. Letta in controluce questa locuzione starebbe ad indicare che i singoli (i politici) sarebbero sempre migliori dell’assemblea (la politica) alla quale appartengono. Ebbene, a noi sembra che questo antico detto debba essere rovesciato.
Ad esser messa sotto accusa non può esser la politica che è e resta un’attività imprescindibile. La politica, come sosteneva il vecchio Pietro Nenni, cammina sulle gambe degli uomini ed è dunque a coloro che la interpretano in modo sbagliato che devono essere rivolte critiche e contestazioni. E’ un errore purtroppo assai frequente quello di rifuggire dalla politica considerandola alla stregua di un’attività negativa, quasi ripugnante. Ora le generalizzazioni sono sempre sbagliate. Accanto ai politici corrotti ci sono anche – e nella nostra ahimè troppo lunga carriera giornalistica ne abbiamo conosciuti molti – meritevoli di rispetto, che svolgono la loro attività con dedizione ed onestà.
E’ fuor di dubbio, tuttavia, che da diverso tempo a questa parte, stiamo assistendo ad un vero e proprio decadimento del cosiddetto personale politico. Si tratta di un fenomeno, peraltro, che non riguarda soltanto noi italiani.
Dove sono i Churchill, i De Gaulle, gli Adenauer, i De Gasperi ? E, per venire ad un’epoca più recente, e limitandoci all’ambito italiano, dove sono i Berlinguer, i Moro, i Craxi, i La Malfa, i Malagodi e anche, perché no, gli Almirante ?
I paragoni, si sa, sono sempre odiosi, ma se proviamo a confrontare la statura di questi leader con quella dei leader attuali, non possiamo non renderci conto, senza che per questo ci venga assegnata la qualifica di laudatores temporis acti, nostalgici di un tempo irripetibile, che è stato compiuto un clamoroso salto di qualità all’indietro. Per questo, criminalizzare la politica è un errore. Non è la politica che dobbiamo giudicare, sono i politici. Ed è cosa ben diversa.








