Carlotta D'Amato

Carlotta D'Amato

Consulente legale in aziende italiane ed internazionali, ha scritto numerosi articoli in materia di diritto. Le sue passioni sono politica, cultura, moda.

Il sindaco braghettone

di Carlotta D’Amato

 Meno di sessanta anni fa Piccadilly circus era l’ombelico del mondo. E Londra era la capitale della rivoluzione culturale quella che prese il nome di Swinging London, un fenomeno giovanile improntato sull’ottimismo, sull’edonismo e sulla rivoluzione della moda e della cultura nei suoi aspetti più diversi (musica, cinema, televisione). Ed esplodeva la minigonna di Mary Quant col primo negozietto in King’s Road…

Sadiq Khan

Sadiq Khan

Basta ai cartelloni alle fermate della metro e sui bus di Londra in cui si invoca il ‘corpo perfetto’. Il sindaco di Londra Sadiq Khan ha deciso, infatti, di vietare le pubblicità della cosiddetta prova costume che possono far vergognare invece chi non ha caratteristiche fisiche da rivista patinata, in particolare fra i più giovani. Nessuna censura oscurantista ma solo la volontà di proteggere i minori da un confronto con qualche top model che può risultare spiacevole se non addirittura umiliante, dice il primo cittadino di Londra.

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No al bikini. Arriva il burkini?

La campagna di spot di “Proteine world”, per la verità, fa discutere non da oggi. Una modella con fisico da urlo, coperta solo da uno striminzito bikini giallo, chiede incalzante ai londinesi: “E il tuo fisico, è pronto per la spiaggia?”.

Una pubblicità che si era attirata molte critiche, soprattutto da parte delle associazioni per i diritti delle donne e dalle sigle impegnate nella lotta ai disturbi dell’alimentazione. Una pubblicità che, si è detto, fornisce un’immagine distorta del corpo femminile.

Inoltre, creerebbe “aspettative irrealistiche sul corpo delle donne”, tanto irrealistiche da suscitare le ire del neoeletto sindaco, che, “da padre di due ragazze adolescenti”, si è detto “estremamente preoccupato che questo tipo di réclame possa umiliare quelle persone, e in particolare le donne, facendole vergognare del proprio corpo. Era tempo di finirla.” Prove di sottomissione? Sicuramente prove di censura da parte del sindaco pakistano e musulmano.

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Kate Moss

Se la modella fossa stata fotografata in burkini, l’inguardabile costume da bagno islamicamente corretto, una specie di muta che consente di nuotare senza mostrare nudità sgradite ai seguaci del Profeta, il sindaco (ed il suo seguito) non avrebbe avuto nulla da obiettare.

Decenni, anzi secoli di esaltazione del corpo femminile che sembrano sul punto di svanire persino a Londra, la capitale che fu swinging, la capitale del Punk e del Rock, della moda e della trasgressiva Kate Moss, ma soprattutto città simbolo dell’edonismo e della minigonna. Un’epoca è finita, spazzata via dalla censura “democraticamente eletta” che non si limiterà a questo.

D’ora in poi sulla morigeratezza della pubblicità londinese vigilerà un comitato composto da «membri della società civile che riflettano la diversità di Londra» e che rispecchiano i gruppi etnici e religiosi più diffusi, prima di tutti, quello musulmano.

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London Pride, 2014

Via la minigonna e su il burqa. Non ci resta che aspettare il prossimo Gay Pride che ogni anno attira migliaia e migliaia di partecipanti per vedere dove e come colpirà il sindaco neobraghettone.

Ai posteri l’ardua sentenza, ai posteri….perché i poster di donne più o meno vestite avranno vita breve da oggi in poi.

 

 

 

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