di Adolfo Mollichelli –
Due giornate da ricordare. E due recuperi da fare: Milan-Genoa e Sampdoria-Fiorentina. Con la viola capolista virtuale insieme con Juve, Napoli e Spal. Il nuovo campionato sa d’antico. Per ora, rinnovano il duello bianconeri e azzurri. Milano già attardata deve operare altrimenti nisba anche quest’anno. Roma capoccia abbassa la testa. Giallorossi bloccati in casa dall’Atalanta, vera Dea. Lazio ancora a zero punti.
Il Napoli vince due volte in rimonta (Lazio e Milan) e mette in mostra un polacco alla Chopin, il Zielinski di tutte le meraviglie possibili e che prima d’ora era il subentrante di talento al troppe vole stanco Hamsik. L’uomo di Reggiolo s’è calato nella parte col sopracciglio ad isoscele che vuol dire anche felicità e non solo preoccupazione. Voleva il brivido caldo del San Paolo dopo il freddo di Monaco lasciata con pinte d’amarezza.
Carletto è intelligente e quindi un bel po’ di sarrismo se l’è tenuto stretto. Piano piano ci metterà del suo. In verità, già qualcosa ha fatto: la difesa che osserva più l’uomo che la palla, qualche verticalizzazione in più perché poi il tiqui taca – anche se alla napoletana – finisce con lo stancare. Tanti uomini in più e non i soliti undici più tre a scandire sostituzioni sempre uguali.
C’è garanzia di novità come quel Luperto lanciato nell’agone e un Mertens non per forza titolare inamovibile. C’è tanta messe da mietere e germoglierà specie in Europa. Nel frattempo, Aurelio Primo continua la sua guerra al primo cittadino di Napoli. La questione stadio ribolle e potrebbe sfociare in una serie di carte bollate. Con un occhio al Bari, nuovo giocattolo di famiglia.
Credo che Cristiano Ronaldo potrebbe cambiare sigla, visto che CR7 che sa tanto di bus è in ritardo sul display del gol. Intanto, il portoghese è quello che più ha tirato in porta facendo la stima dei campionati che vanno per la maggiore. Si abituerà, prima o poi, alle difese italiane che nulla hanno da invidiare a Sigfrido e Maginot.
Allegri, come Carletto, ama cambiare uomini ed assetto tattico. La Juve ha un Ronaldo in più e per il momento un Dybala in meno. Ma in panca ha un potenziale di uomini da zona Champions.
Milano osserva e studia. Milan da rivedere, Higuain da innescare, difesa da curare. La sorpresona meneghina – in negativo – è l’Inter che da molti osservatori era stata etichettata come l’anti-Juve per eccellenza. La Beneamata è un caso clinico. S’esalta e si deprime con l’identica ed irrisoria facilità. A tratti sembra che sia in grado di sbriciolare tutto e tutti, ma poi si aggroviglia su se stessa e crolla. Nella stessa partita. Modric sarebbe stato il massimo, per una squadra che a centrocampo – laddove si decidono le partite – è ricca di fisicità ma povera di idee. Dicono che Spalletti il filosofo porti un po’ di sfiga. Chissà.
La Roma è un altro progetto di grande squadra anche se Monchi la sta smontando pezzo per pezzo, via anche Strootman. Al cospetto delle seconde linee orobiche che hanno fatto tremare anche il Cupolone. s’è visto questo: Manolas tartassato da Zapata, Fazio lento come una lumaca, Kolarov senza benzina, Cristante e Pellegrini vuoti, Pastore elegante anche se è ancora lontano il tempo del presepe. La Lazio attualmente è un’aquila senza becco. Anche se Napoli e Juve in successione non sono il massimo della vita.
Intriga la Fiorentina che è fresca, bella e giovane. Con un potenziale offensivo devastante: il Cholito, Chiesa e Pjaca. Sull’Arno d’argento si specchia il firmamento, cantano i tifosi viola. Com’è verde quella (Della) Valle.











