di Adolfo Mollichelli
Tempo di Nazionali, tempo di riflessioni. Si restringe la lotta per lo scudetto. Attualmente, poi nel calcio tutto può succedere, è sfida all’Ok Corral tra azzurri e bianconeri come nel recente passato. La Milano che opera e che beve s’era inserita al vertice grazie ai sette sigilli apposti consecutivamente dalla Beneamata ma è stata disintegrata dalla Dea, della vendetta. Dal diluvio di Genova al pianto isterico di Gonzalo. E’ il romanzo del calcio, bellezza. Pioggia battente e lacrime sciolte, malacqua insomma.
L’hidalgo pescato (e ben pagato) in riva al Betis, che è il nome latino del Guadalquivir, è stato l’eroe che ha avuto il coraggio di dire a Giove Pluvio: non mi fai paura. Carletto aveva lasciato a bordo vasca il sivigliano alto e possente, seppure sembri dinoccolato, perché si celebrava a Genova la “giornata polacca” e dunque Milik e Zielinski di qua e Piatek che si pronuncia Piontek di là, non pervenuti ad eccezione della spaccata parata, autore Arkadiusz. La fortuna aiuta gli audaci e ti ripaga quando può. Annullando il palo di Lorenzolo, nanetto a stento a galla, con l’autorete genoana che ti offre sul vassoio inzuppato d’acqua tre punti d’oro massiccio.
La madama che chiudeva la domenica alla Scala del calcio un po’ di tremore l’avrà pure avuto, consapevole delle virtù ancelottiane, tra le quali figura anche, e non guasta mai, quel pizzico di buona sorte, come la sua storia personale insegna. Osservato speciale a Milano il Gonzalo della depressione che si farà parare il rigore dal polacco con scriminatura prima novecento e che ha un codice fiscale per cognome (Szczesny), suona Chopin al piano e conosce bene l’ex compagno, una volta zompettante nella triste Vinovo.
Restano nella mente alcune mazzolenate che avrebbero potuto rendere più spigolosa la vita a madama che ha il vizietto di non chiudere la scala reale, come l’United ha insegnato.
Da segnalare il primo gol di CR7 alla Scala del calcio ed ho temuto uno spogliarello spinto, per la gioia, non limitandosi a mostrare al mondo il suo torace da Big Jim.
Brutta giornata per i casciavit. Come pessima era stata la mattinata dei bauscia sotto il cielo plumbeo di Bergamo. Pazza Inter, ma pure Spalletti il filosofo non mi pare sempre lucido. E comunque, Gasperini detto Gasper gli ha impartito una di quelle lezioni che non si dimenticheranno facilmente. Atalanta tracimante e se non fosse stato per Handanovic, il portiere venuto dall’Olimpo, avrebbe chiuso i conti con un punteggio da vergogna, da tramandare ai posteri e da segnare in rosso fuoco sugli almanacchi.
Quattro punti tra Roma e Lazio e pare che sia contenta anche la Virginia sindaco impegnata – si fa per dire – a coprire buche stradali e buchi di memoria. Giallorossi e biancocelesti a volte belli, ma incompiuti. Emozionato per il primo punto clivense, il signor Bona(s)ventura, ha deciso di lasciare soli i mussi che sarebbero gli asini che volano. E’ stata sufficiente una pur breve frequentazione per far capire all’omaccione del mondiale perduto che quella degli asini che volano è soltanto una favola. .










