di Ottorino Gurgo –
Travolto da un risultato elettorale pesantemente negativo (Abruzzo e Sardegna) che ha ridotto a un terzo i voti del suo Movimento, Luigi Di Maio vede traballare la sua leadership contestata da una base pentastellata che invoca la sua uscita di scena.
Di Maio, tuttavia, ha dalla sua l’appoggio incondizionato di due personaggi che occupano un ruolo tutt’altro che secondario nel panorama politico italiano.
Non si tratta dei due “guru” dei cinquestelle, Beppe Grillo e Davide Casaleggio che, presi di contropiede dalle dimensioni dell’insuccesso, appaiono smarriti e incerti sulle decisioni da assumere. Ma di Giuseppe Conte e Matteo Salvini.
A spiegare la solidarietà che il presidente del Consiglio e il leader leghista manifestano nei confronti di Di Maio con ripetuti e appassionati interventi non è, tuttavia, la naturale solidarietà tra partner di governo che hanno svolto una comune azione politica, ma quella “carità pelosa” che Ottorino Pianigiani, autorevole cultore di linguistica definisce “una sottospecie di carità verso altri con la quale si tende al proprio utile”.
Quale sia l’utile al quale tende Giuseppe Conte è più che evidente: evitare scombussolamenti nella compagine governativa che potrebbero mettere in discussione la sua posizione.
Quanto a Salvini, egli sa perfettamente che un Di Maio dai risultati elettorali fatti registrare dai cinquestelle è la crescente contestazione di cui è oggetto all’ interni del suo Movimento, ne rendono quantomai fragile la posizione. Per tenersi a galla, quindi, il leader pentastellato ha più che mai bisogno del sostegno leghista e ciò dà a Salvini un’enorme forza contrattuale che gli consente di ottenere il sì del leader dei cinquestelle a qualunque sua richiesta.
La consapevolezza di essere, nelle attuali condizioni, il “dominus” dell’esecutivo, spiega la ragione per la quale Salvini è decisamente contrario a qualunque intesa di governo con Forza Italia e Fratelli d’Italia e ha risposto con un perentorio no agli insistenti inviti con i quali il Cavaliere lo ha esortato a rompere con gli attuali alleati per dar vita ad una maggioranza di centrodestra allargata a coloro che hanno già abbandonato la compagnia grillini e a quanti, in vista di una nuova maggioranza. Non esiterebbero a buttare alle ortiche la loro attuale casacca.
Il piano di Salvini è chiaro: continuare nello status quo dal quale ha tutto da guadagnare e, nel frattempo, svuotare progressivamente e inesorabilmente i cinquestelle che appaiono ormai in una caduta libera dalla quale non si vede in qual modo potrebbero risollevarsi.
Quando questo processo sarà compiuto, la Lega, stando alle speranze del suo leader, dovrebbe ottenere da sola quella maggioranza che le consentirebbe di agire in piena libertà, senza il condizionamento che le deriverebbe dall’alleanza con Forza Italia e Fratelli d’Italia.
Resta un problema che concerne non soltanto il Carroccio, ma tutte le forze che fanno parte della coalizione di centrodestra: è moralmente lecito presentarsi agli elettori sotto un’unica bandiera per poi, all’indomani del voto, dividersi in parte al governo e in parte all’opposizione ? Non è questo un inammissibile inganno?
Lo è (e sorprende che gli elettori lo subiscano passivamente). Ma si tratta, come abbiamo detto, di una questione morale è quasi mai, in politica, purtroppo, la morale viene tenuta in considerazione.










