di Ottorino Gurgo
La situazione difficile nella quale si trova Luigi Di Maio, pressato da un partner aggressivo come Matteo Salvini che sta sottraendo ai suoi cinquestelle un crescente numero di consensi, è sotto gli occhi di tutti.. Ma sarebbe ingeneroso attribuire al povero “Gigino” tutta la responsabilità del tracollo elettorale che sta subendo il movimento del quale gli è stata affidata la guida.
Le ragioni di questa crisi sono molteplici e complesse, prima fra tutte quella che (le vicende dell’Uomo qualunque i cui leader avevano, peraltro, leader di maggior livello rispetto ai pentastellati, insegnano) le forze politiche che si fondano esclusivamente sulla protesta o su proposte irrealizzabili nel concreto sono inevitabilmente destinate ad aver vita breve. E vita breve sembra destinato ad avere il Movimento fondato da Grillo.
Ciò nonostante, Di Maio ci induce a un sentimento di indulgenza poiché vive quello che dovrebbe essere il “momento magico “della sua stagione politica (un momento ch difficilmente potrà ripetersi in futuro), in condizioni di assoluta solitudine.
Lo circondano, infatti, la diffidenza e le critiche dei suoi compagni di partito che lo giudicano debole ed acquiescente nei confronti di Salvini e, soprattutto, appare completamente abbandonato dai due personaggi che sono, in qualche misura, i suoi dante causa, vale a dire Beppe Grillo e Davide Casaleggio, autentici “desaparecidos” della politica italiana.
È in particolare la scomparsa dalla politica di Beppe Grillo a lasciare senza guida il povero Di Maio che, sedotto e abbandonato, è nella condizione di quel bambino che il padre butta in acqua affinché impari a nuotare, ma rischia di essere travolto dai marosi.
Non si sa quali siano le ragioni che hanno indotto Grillo, dopo aver messo a soqquadro il mondo della politica italiana con le sue “originali” prese di posizione, ad abbandonare la scena.
È un pentito, consapevole dei danni provocati dalla sua predicazione? È disgustato dal mondo nel quale si è inopinatamente avventurato senza possedere quelli che nel gergo calcistico vengono definiti “i fondamentali”, cioè gli elementi tecnici di base di una disciplina? Si è divertito abbastanza e ora il giocattolo non lo interessa più?
Ora le cronache ci riferiscono che, lasciato Di Maio a se stesso, l’ex comico genovese ha deciso di concentrare la propria attenzione su un argomento che con la politica ha poco a che fare, cioè sul congresso dei “terrapiattisti”, coloro, cioè, per i quali la terra non è rotonda, ma piatta.
Forse – con buona pace di Di Maio e di quanti hanno creduto che Grillo potesse essere il nuovo leader politico del nostro paese – è meglio così.










