Lento, ancora più lento del solito era il passo di Toto (Naldi) quel mattino.
Il campo in sabbia, erpicato di fresco e con qualche salto già disposto, lo invogliavano a rimanere ancora un po’ negli splendidi impianti del centro ippico Agnano e provare così il nuovo cavallo di 5 anni italiano, ultimo arrivato in scuderia. Chissà se sarebbe stato come Stupenda o Avenir o magari come Matrero, vero Toto? Molti anni prima,e non voglio approfondire ahimè, la mia elegantissima nonna paterna Anna, esperta amazzone di cacce a cavallo e figlia di un noto e appassionato proprietario di cavalli, sfoderando i suoi famosi tailleurs primaverili e cappelli, mi condusse presso gli impianti della Società Napoletana d’Equitazione generale De Carolis, sede del più famoso evento equestre, dopo Piazza di Siena ,in Italia. A quel prestigioso concorso internazionale, partecipavano i più grandi cavalieri del mondo,che appofittavano delle tappe ravvicinate di Roma e Napoli, per disputare due concorsi perfetti. Sì perfetti, perché lo scenario fantastico delle location e delle città si coniugavano con oculate organizzazioni degli eventi. Gli spalti gremitissimi sempre di pubblico elegante e pagante e non solo di strettamente appassionati. 
Gli ordini di partenza del concorso napoletano erano doverosamente stampati in fine filagrana e in carattere inglese. Scorrendo i nomi quell’anno, oltre ai D’Inzeo, D’Oriola, Pessoa (Neco),Orlandi.., c’era Salvatore Naldi, detto Toto. Il terzogenito dell’ingegnere Nino, ancor minorenne, avrebbe gareggiato con i più grandi talenti del mondo! Il suo cavallo si chiamava Matrero. Nino Naldi,uomo di arguzia e vivacità indimenticabili, aveva tramandato ai suoi figli Emma, Roberto,Toto e Teresa, la sua enorme passione per l’equitazione, che praticava quotidianamente sui campi della De Carolis. Chi, insieme a me,non ha mai ammirato i cavalli della sua scuderia e l’abilità nella gestione,allora antesignana delle attuali metodiche? E lui, poi aveva un sistema infallibile. Mentre noi poveri mortali ci adoperavamo su scarti di pista, l’Ingegnere acquistava squadre di cavalli intere, magari perché provocato da un groom dispettoso, cavalli prestigiosi dal palmares sportivo eccezionale. Ebbene Madrero era uno di questi, e consentì a un giovane Toto, anche se talentuoso pur sempre giovane, di figurare e alla grande tra i più grandi al mondo. Da lì, i successi di Toto, sono diventati tanti e l’equitazione e in particolare il salto ostacoli il leit-motiv della sua vita (e te ne fossi ricordato,amico mio, ai tempi del calcio!). I suoi fratelli,con alterne vicende (come non ricordare il bruttissimo incidente occorso a Roberto,che lo portò quasi in fin di vita),hanno smesso le attività (anche se dubito per Teresa e il di lei figlio Edo, io scommetto per una futura ripresa). Toto,infrangibile, continua ad attraversare i campi di tutta Italia. Memorabile la sua vittoria sui campi lombardi e il titolo di campione d’Italia conseguito con Stupenda; generosa saura, agile e scattante. E’ inflessibile nella sua passione! La mattina presto,prima di assolvere ai suoi doveri di imprenditore, con qualsiasi tempo,lo potete incontrare a cavallo nei soliti impianti di Agnano. La sua scuderia è intitolata a Franco Moccia, artiere da generazioni, figlio del grande Giovanni, artefice e collaboratore dei successi dell’ingegnere Nino e dei suoi figli. Oggi Franco Moccia non c’è più, un male incurabile ce lo ha portato via,sì a tutti noi e si è interrotto un sistema di tradizioni familiari e di passioni tramandate di padre in figlio. La stessa interruzione sembra patirla anche Toto. Nessuno dei suoi figli,ha mostrato inclinazione e interesse, prolungato per i cavalli! Ma come per la genetica (non si ereditano gli occhi azzurri dai nonni?),così anche per l’equitazione! Sentite gente…pare che un piccolissimo nipotino,di nome Totino, abbia compiuto i primi passi con un pony,con un istruttore d’eccezione e commosso: il nonno!







