di Carlotta D’Amato
Di Luxy abbiamo parlato. Come incontrare un riccone, farci sesso e chissà… Già ma senza Ferrari e barca in Sardegna, allora che si fa? Calma, c’è un’app per tutte le tasche, ecco Tinder, rose e cuoricini per la ragazza delal porta accanto…
Oramai si sa, complice la mancanza di voglia di confrontarsi con le persone faccia a faccia, di dedicare loro del tempo nel conoscerle più a fondo e soprattutto la facilità con cui avvengono gli incontri fugaci, che i vari siti di incontri crescono e si moltiplicano come funghi. Di Luxy, che vanta tra i propri iscritti milionari ed ereditiere si è già detto. Ma con la crisi che avanza e i soldoni che diminuiscono il numero dei ricconi si fa sempre più esiguo. Ecco allora che si è fatta strada, diventando un vero e proprio caso sociale, un’altra app più nazional popolare: Tinder.
Il meccanismo non è diverso dalle altre, ma la sua forza innovativa sta che si possono visionare le foto degli iscritti che si trovano nel nostro raggio che va da 1km appena, praticamente dall’altro lato della strada, fino a 100 km, quasi in Umbria, insomma. Assomiglia più allo speed date che alle altre chat di incontri: la filosofia è sempre una: “no time to flirt”, specialmente per chi vive nelle grandi città.
Ci si iscrive; si sceglie la fascia d’età (fino a 50 anni sia per lui che per lei) e si visualizzano le foto; X se il lui o la lei non vi garba nemmeno un po’, cuoricino se invece lo trovate carino. Così avete la possibilità di chattare ed ovviamente, trovandovi proprio in quello stesso istante a pochi metri di distanza, di incontrarvi.
Ricordate tutto quel tempo passato a fissare il luogo dell’appuntamento, l’orario, cosa indossare, e milioni di altri particolari superflui? Bene, con Tinder dimenticateli! Mi localizzo, ti localizzi. Mi piaci anche io ti piaccio. Ci diamo appuntamento al bar all’angolo. E quel che viene, viene.
Potrei sprecare fiumi di inchiostro a cercare di comprendere perché ormai non ci sia più il piacere della conquista, perché tutto sia diventato così freddo e impersonale, mordi e fuggi; non ci sono più gli sconosciuti che si avvicinano e ti offrono un caffè e nemmeno quelle che da lontano ti fanno gli occhi dolci.
Credo che la risposta sia solo una: abbordare live è diventato noioso, noiosissimo. Ci si è stufati dei convenevoli, dei “che fai nella vita”, dei “quali sono i tuoi interessi”, del “sei libera giovedì”, “ti porto a cena fuori”. Insomma, il piacere dell’incognita, di sapere se, se ti strizza l’occhio è perché le piaci o perché le è finito il mascara tra le ciglia, se ti chiederà di uscire, se accetterà, niente romanticismo né mazzi di fuori, chi chiamerà per primo e tutte quelle cose che un tempo erano così tremendamente normali e che rendevano stimolante una nuova conoscenza, perché ci si metteva in gioco all’inizio alla fine. Insomma, se tutto andrà bene potrete avere un appuntamento, altrimenti solo un divertente passatempo.
Anche Tinder ha una genesi universitaria: è stata lanciata durante un party studentesco all’University of Southern California, dove si è laureato Sean Rad, il suo fondatore. Ad alcuni ha ricordato il Facebook degli inizi, quando Mark Zuckerberg pensò di mettere ai voti degli studenti di Harvard le foto di altri studenti. Solo che con Tinder da ogni “mi piace” corrisposto può derivare un possibile incontro con l’anima gemella.
Non solo: secondo i sociologi, Tinder fa appello alla nostro incessante bisogno di approvazione, è un’app furba che lavora sul nostro incessante bisogno di approvazione. E’ tutto un “mi piace”, non mi piace”, “questo si”, “quella no”, X o Cuore. Io personalmente ci metterei una croce su. Nera.











