di Ottorino Gurgo
Napolitano lascia. E l’interrogativo che ormai apertamente domina nelle prime pagine dei giornali è: chi sarà chiamato a prendere il suo posto ? I nomi si aggiungono ai nomi. E più si avvicina il giorno in cui il Parlamento in seduta congiunta, dovrà procedere all’elezione del nuovo capo dello Stato, più spuntano nuove candidature, s’affolla l’elenco degli aspiranti.
Inutile fare nomi. In primo luogo perché chi sale alla ribalta ne discende nel giro di ventiquattrore E poi perché è sempre in vigore la vecchia legge del “chi entra Papa in conclave, ne esce cardinale”.
Nessun nome, quindi, ma un identikit delle caratteristiche che il prossimo inquilino del Quirinale dovrebbe avere (si badi bene, usiamo il condizionale “dovrebbe avere” e non il futuro “avrà”) è opportuno tracciarlo. Il nuovo Presidente dovrebbe essere fornito di almeno quattro requisiti che ci sembrano fondamentali per chi punti a diventare il primo cittadino della Repubblica, una carica che, negli ultimi tempi, è andata sempre più assumendo caratteristiche “interventiste” e non semplicemente “notarili”.
Innanzi tutto l’eletto dovrebbe essere un galantuomo, vale a dire un uomo di specchiata onestà, che non sia stato mai sfiorato, neppure di striscio, dal coinvolgimento non diciamo in episodi di corruzione, ma neppure dal venticello scandalistico che sempre soffia nei palazzo romani della politica.
In secondo luogo dovrebbe essere dotato di grande autorevolezza, in grado, cioè, di muoversi in assoluta autonomia dalle forze politiche, così da poter svolgere il suo mandato in assoluta indipendenza, senza subire in alcun modo il condizionamento dei suoi elettori poiché è fuor di dubbio che il neo eletto subirà un autentico assalto dai partiti e dai loro leader, ciascuno impegnato a tirargli la giacca per portarlo dalla propria parte.
Il neo Presidente dovrebbe, poi, godere di un sicuro prestigio internazionale. E’ inutile nasconderlo: il nostro paese è guardato, dal resto del mondo, con una certa diffidenza. Un Presidente dotato di carisma, in grado di riscuotere considerazione e di confrontarsi da pari a pari con gli altri leader, aiuterebbe non poco a superare una tale diffidenza.
La quarta dote che un buon capo dello Stato dovrebbe avere è quella di possedere esperienza e competenza in materia sia economica che istituzionale. Il particolare momento che l’Italia attraversa rende indispensabili tali competenze. Dobbiamo, con assoluta urgenza, riparare i guasti che rendono la nostra economia tra le meno affidabili collocandola ai margini dell’Europa e restaurare il nostro impianto istituzionale. Non gioverebbe un presidente che non fosse in grado di fornire il proprio contributo di consigli e di saggezza ai politici che operano in prima linea.
Si dirà che le virtù qui elencate sono in qualche misura banali, ovvie, scontate. Ma non è così. Sembrerà strano, ma, purtroppo, nei lunghi elenchi dei candidati che puntano al Quirinale, non sono in molti ad esserne forniti.









