Ronaldo, il cuore d’oro

 di Eugenio Santovito 

Cristiano Ronaldo è il pallone d’oro. Una vittoria netta schiacciante con  il 37,66 per cento dei voti, contro il 15,76 di Messi ed  il 15,72 di Neuer. “Ringrazio la mia famiglia, mio figlio e la mia compagna. Ringrazio tutti quelli che hanno votato per me. Il mio allenatore, i miei compagni e il presidente.   Sono molto felice, questa vittoria mi dà grande motivazione per continuare a vincere. Non pensavo di vincere tre volte questo trofeo, ma non voglio fermarmi. Voglio eguagliare Messi e spero di farcela già il prossimo anno”.

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Alto, bello, forte. Sembra la controfigura del Discobolo di Mirone. Un portento. Un predestinato. Dal cognome il destino era già fissato: Ronaldo. Quello che nel calcio si legge, il Fenomeno.

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Ma del calciatore che segna da sempre quasi un gol a partita, bene o male si sa tutto. Da tempo vive ormai sotto i riflettori. Gol, titoli ed emozioni. Una carriera Real. Di come sia riuscito con lacrime e sudore a diventare nuovamente il calciatore d’oro, è invece non proprio una storia risaputa.

Cristiano ha visto molto da vicino i danni causati dalla droga e dall’alcool e questo è il motivo per cui non ha vizi, non beve e non fuma. La sua unica “droga” si chiama calcio.  Dinis, il papà di Cristiano, ha bevuto tanto da morirne, mentre il fratello maggiore Hugo ha cominciato a drogarsi quando Cristiano aveva 14 anni. La scoperta che il padre era un alcolizzato ha avuto un effetto devastante sul giocatore, che ha cercato più volte di convincere il genitore a farsi curare. ” Ma Dinis non ha mai voluto – racconta Dolores Aveiro mamma di Cristiano –  farsi ricoverare, voleva solo bere. Lui e Cristiano erano inseparabili prima che mio figlio lasciasse Funchal per diventare un calciatore professionista. La cosa triste è che non sia riuscito a vedere che campione è diventato”.

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E devastante è stata anche la vicenda il fratello Hugo. “Quando scoprii che mio figlio si drogava –  confessò mamma Dolores – ho dovuto fare un prestito per mandarlo in un centro specializzato perché non avevo denaro a sufficienza visto che, lavorando come donna delle pulizie, guadagnavo 580 euro al mese, mentre all’epoca Cristiano ne prendeva 250 dallo Sporting Lisbona. Purtroppo però, dopo due anni, Hugo ci è ricascato, ma questa volta è stato Cristiano a pagare tutto. I suoi soldi hanno salvato la vita di Hugo e se mio figlio non avesse fatto il calciatore, le cose sarebbero certo state molto diverse per noi”.

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Il destino a volte prende ed a volte da. Per la sua carriera da calciatore di Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro deve molto ad un vecchio amico Albert Fantrau. Entrambi giocavano nel settore giovanile di una squadra minore portoghese. Un giorno arrivò l’allenatore dello Sporting Lisbona e disse che chi avesse segnato il maggior numero di gol lo avrebbe portato a giocare con lo Sporting. La partita finì 3 a 0: il primo gol fu siglato da Cristiano Ronaldo, la seconda rete fu messa a segno proprio da Albert con un grandissimo colpo di testa. Poi, per il terzo gol avvenne qualcosa di speciale che lasciò tutti di stucco. Fantrau scartò il portiere avversario e invece di depositare la palla in rete, decise di passare la sfera proprio a Cristiano che segnò così una doppietta e fu scelto dal tecnico dello Sporting. Un perplesso Ronaldo gli chiese il perché di un gesto del genere. “Perché sei più forte di me!”fu la risposta.

Fantrau non ha sfondato nel calcio e non ha sfondato neanche nella vita. Eppure conduce una vita agiata, una bella casa, una bella auto, nessun pensiero. Quando gli fu chiesto come potesse permettersi tutto questo non avendo un lavoro Fantrau rispose. “Devo tutto a Cristiano. Paga tutto lui…”

 

 

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