di Gianpaolo Santoro
Matteo, Pippo e Leopolda: erano il triangolo della rottamazione. Le due facce sbarazzine dell’elefantiaco Pd, cominciavano la scalata al partito, fra sorrisetti di scherno e sospiri. “Sono solo due rompicoglioni…”
Da quel “prossima fermata: Italia” ne è stata fatta tanta di strada, i due giamburrasca prima si sono allontanati, poi sono anche diventati acerrimi nemici. Sia alle primarie che nel partito. Alla ultima corsa per la segreteria del partito Pippo Civati ha ottenuto il 14,2 per cento delle preferenze, classificandosi terzo dietro a Matteo Renzi e a Gianni Cuperlo.
E quindi nel partito si è posizionato correttamente all’opposizione della linea del segretario (non come hanno fatto la Puppato e Tabacci, candidati contro Renzi ed ora renziani di ferro). E non si è mai nascosto. Bisogna dargli questo merito. Civati votò contro il documento presentato dal segretario Renzi contro il governo Letta (che passò a larghissima maggioranza). Poi pur avendo votato la fiducia al governo Renzi non ne ha quasi mai condivise le linee e le riforme votando contro la riforma del lavoro e contro le politiche sulle infrastrutture. “Ormai non condivido l’idea di politica e il linguaggio che usa Renzi..” Ed infatti ora non sono più nello stesso partito. Infondo sono passati soltanto cinque anni. Eppure è un’era geologica. Soprattutto nel partito democratico che ha cambiato faccia, colore, storia…
L’interrogativo ricorrente a Civati, da quando cioè ha abbandonato il gruppo del Pd per passare all’area di parcheggio del gruppo misto, è sempre lo stesso. Fonderà un partito più a sinistra del Pd? E Pippo, candidamente risponde. “ Ma non ci vuole nulla a fare un partito più a sinistra del Pd…Io vorrei fare un partito più bello del Pd… ”
Cinismo, troppo cinismo nella politica renziana. “E’ assurdo che io, che non facevo parte del “tortellino magico”, sia stato l’unico a ricordare Bersani. E’ la formula del capo espiatorio. Abbiamo fatto fuori il segretario e alcuni degli altri si sono promossi. Chi? Il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, ad esempio..” disse Pippo ad Agorà, parlando della legge San Severino (alle primarie Renzi a Salerno prese qualcosa intorno al 98 per cento…)
La fuoriuscita è avvenuta dopo la fiducia, ma lo strappo c’era già stato con la candidatura di Luca Pastorino, 40 anni, sindaco di Bogliasco, piccolo comune alle porte di Genova, ex deputato democratico candidato alle Regionali liguri della renzianissima Raffaella Paita, iscritta sul registro degli indagati per (omissione di atti d’ufficio, concorso in disastro colposo e omicidio colposo). In Liguria ci sarà il banco di prova dei delusi del Pd. Torna alla mente Aprile, il Moretti girotondino. Basta cambiare D’Alema con Renzi, ed il gioco è fatto. “Renzi, di’ una cosa di sinistra! Di’anche una cosa anche non di sinistra, di civiltà! Renzi di’ una cosa, di’ qualcosa di civiltà…”
Riecheggia un po’ l’aria di quella sinistra vestita di rosso, quella di strada e di fabbrica, delal classe operaia che se si è resa conto che non può andare in paradiso almeno non ha perso la voglia di lottare e di credere. Una strada sempre più comune al movimento di Landini “Coalizione sociale”, meno convegni e più politica fra la gente, le proposte di leggere di iniziativa popolare, i referendum, la disobbedienza civile, la voglia di stare dalla parte dei più deboli. Questa volta l’ultimatum di Civati non ha avuto proroghe. Ora c’è chi aspetta Fassina. Poi si vedrà…












