Angelo Vaccariello

Giornalista esperto di economia e Mezzogiorno Ora si occupa di marketing e comunicazione.

Le tre strade della Grecia

di Angelo Vaccariello

E ora che succede? Dopo la sbornia per la vittoria dell’Oxi (Oki, come pronunciano i più eruditi: il no) al referendum sull’accordo per la ristrutturazione del debito greco, siamo in pieno “territorio sconosciuto” come ha avuto modo di ripetere il numero uno della Banca Centrale Europea, Mario Draghi.

CIqsft5WcAEYJgo Un primo passo, un gesto distensivo è rappresentato dalle dimissioni del ministro per l’Economia Varoufakis.  Ma cosa succede ora? 

Nell’immediato sicuramente nulla. A Parigi si incontrano Merkel e Hollande per dettare la linea ai gregari europei, tra cui anche il nostro presidente del Consiglio Matteo Renzi. Un inciso: non si era mai visto un governo italiano cosi piegato alle esigenze dei tedeschi. Cioè, si: si è visto. Erano, però, altre epoche che è meglio non evocare.

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Renzi, Hollande e Merkel

Ecco, però, i tre scenari che la Grecia e l’Europa si potrebbero trovare ad affrontare. Sono ipotesi di scuola, ma è giusto metterle su carta, cioè: a) la Grecia esce dall’Euro; b) la Grecia adotta una moneta parallela all’Euro; c) la Grecia resta nell’Euro.

Primo scenario L’uscita della Grecia dall’Euro è considerata dalla banca d’affari statunitense, Jp Morgan, come l’ipotesi base. Secondo gli scenari previsti dagli americani, alla fine Atene abbandonerà la moneta unica per tornare alla Dracma. Non è un passaggio immediato. Ci vorranno delle settimane affinché il sistema ellenico si organizzi per questa ipotesi.

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Cosa succederebbe? La Banca centrale greca comincerebbe a battere moneta ma, prima di farlo, dovrebbe determinare un “tasso di cambio” con l’Euro. Non solo, insieme alla Banca centrale Europea dovrebbe determinare una “banda di oscillazione” della moneta. Se la Dracma fosse lasciata libera di “muoversi” nel mercato monetario, diventerebbe a stretto giro carta straccia; sarebbe esposta alle speculazione internazionali e alla inflazione cavalcante: ecco perché è necessario individuare un “serpentone” (come succede con lo Sme) entro quale far oscillare il valore della monete greca.
Il costo dell’uscita sarebbe determinato da questo tasso di cambio.

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Ovviamente non sarebbe un tasso troppo alto. Per intenderci, una Dracma potrebbe valere 60 centesimi di euro (anche questa ipotesi scuola). La conseguenza? Il potere di acquisto dei greci sarebbe tagliato del 40 per cento. Una mazzata incredibile ma necessaria. Se, infatti, si ponesse un tasso di cambio più alto (mettiamo 80 centesimi di euro a Dracma),  il mercato valutario svaluterebbe ulteriormente la moneta arrecando danni maggiori.

Non è tutto. Una volta introdotto la nuova moneta resterebbe da capire come fanno le banche greche a finanziarsi sui mercati internazionali. Quanto costerebbe il denaro per i greci? Ancora: all’estero accetterebbero le Dracme o imporrebbero alla Grecia e ai suoi imprenditori di pagare in Euro? In tutto questo continuerà a giocare un ruolo fondamentale la Banca centrale Europea che dovrà, insieme alla sua omologa greca, gestire i tassi di cambi e imporre un freno all’inflazione.

Secondo scenario La Grecia introduce una moneta ad uso interno (una sorta di Dracma-Euro) con corso forzoso solo per i greci e all’estero paga in Euro. Questa ipotesi è stata spiegata ieri con chiarezza da Danilo Taino sul Corriere della Sera. In pratica: per pagare stipendi e pensioni Tsipras e compagnia si mettono a stampare una Dracma-Euro che ha validità solo per i greci ed è obbligatoria nel sistema interno.

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Come abbiamo già spiegato prima, ci sarebbe la necessità di individuare un tasso di cambio con l’Euro ufficiale. Non solo, tra le conseguenze immediate ci sarebbe quella che chi ha gli Euro a disposizione sarebbe avvantaggiato rispetto a chi può contare solo sulle Dracme. Si allargherebbe, allora, il divario tra i più ricchi e i più poveri nel Paese. Anche in questo caso, ci troveremmo di fronte ad una serie di incognite (oltre quelle legate al tasso di cambio). Ad esempio: quanto ci metterebbe l’Euro a tornare ad essere moneta di rifugio? E che valore potrebbe avere la dracma? La storia insegna che quando ci sono due monete in circolazione, una delle due soccombe sempre.

Terzo scenario La Grecia resta nell’Euro. Scenario sicuramente difficile ma non impossibile che, però, prevede alcune condizioni per avverarsi. La prima. I creditori ristrutturano il debito greco tagliandolo del 30 per cento, cosi come suggerito dal Fondo Monetario internazionale.

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Contemporaneamente, e questa è la seconda condizione, parte un massiccio programma di aiuti finanziari alla Grecia (di almeno 50 miliardi di euro in cinque anni) per consentire al Paese di tornare alla normalità. Questo è lo scenario più favorevole ad Atene, ma imporrebbe un cambio di passo all’Unione Europea che, al momento, non si vede. Eppure sperare non costa nulla.

 

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