di Angelo Vaccariello
Tagliare le tasse creando debito: che geni questi italiani! Riforme in cambio di un taglio di tasse da 50 miliardi di euro. E’ la proposta fatta agli italiani dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
Come se gli italiani potessero premere un bottone e decidere di accettare l’accordo senza passare, che so, dai meccanismi di ogni sana democrazia. Cinquanta miliardi di tasse in meno in cinque anni, ovviamente. Una cosa simile l’abbiamo già ascoltata tutti. L’aveva proposta un altro presidente del Consiglio, più avanti con gli anni, qualche tempo fa. Alla fine, sappiamo come è finita: chiacchiere al vento.
In ogni caso, però, criticare preventivamente una proposta che, in linea teorica, è positiva non è esercizio di correttezza. Il taglio delle tasse, infatti, è la migliore cura offerta dai teorici dell’austerity. Si, proprio quelli che in questi anni sono stati criticati per aver messo a stecchetto i Paesi in difficoltà. Dicono questi economisti (tra cui Alesina e Giavazzi, per intenderci) che per rilanciare una Nazione servono più investimento che potrebbe fare anche lo Stato.
Solo che il Governo non deve indebitarsi di più e deve prendere i soldi dal taglio della spesa pubblica. Quello che, ad esempio, ha fatto il Regno Unito (che ora cresce a ritmi quasi cinesi con la disoccupazione a meno del 6 per cento); e quello che non ha saputo fare l’Italia nonostante i “professoroni” della Bocconi. In cinque anni il debito pubblico del nostro Paese è passato dal 120 per cento al 140 e oltre per cento in rapporto al Pil. La proposta di mister Renzi, dunque, è ottima. Ma dove trovare questi 50 miliardi. E qui cominciano i dolori. Al ministero dell’Economia, pare, non sappiamo più che calcoli fare. Di tagliare la spesa pubblica manco a parlarne. Razionalizzare i costi? Stanno ancora ridendo per la proposta. Ecco allora che il piano del premier arriva al solito punto morto all’italiana: tagliare le tasse aumentando la spesa pubblica. Come? Semplice: aumentando il rapporto tra il deficit e il prodotto interno lordo.
Direte: questo non è possibile? Deve essere saldamente al di sotto del 3 per cento. In realtà non è cosi. A Bruxelles sono pronti a chiudere un occhio se si realizzano riforme. Ecco dunque che già l’aumento di un punto di Pil della spesa pubblica consentirebbe di avere denaro fresco da investire. Non è tutto. Nell’accordo siglato con la Commissione è previsto che le spese per investimenti non rientrino nel computo del rapporto deficit/pil. Se si investe in infrastrutture, allora, ci sono altri soldi freschi per aiutare la crescita. Bene. Invece di tagliare il debito pubblico (che ci costa 80 miliardi di euro di interessi all’anno), noi cerchiamo scappatoie per aumentarlo. Diciamo la verità: siamo dei geni.
Ps. Mentre andiamo on line, il debito pubblico italiano è cresciuto a 2.230 miliardi di euro (fonte Istituto Bruno Leoni).










