Angelo Vaccariello

Giornalista esperto di economia e Mezzogiorno Ora si occupa di marketing e comunicazione.

La ripresa che non fa presa

 di Angelo Vaccariello

A reti unificate il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, rivendica che l’Italia è oramai in ripresa. L’ultimo dato a farlo esultare è la produzione industriale. I numeri, però, vanno letti con attenzione. Anche perché la matematica, a differenza della politica, non può essere smentita. Parliamo allora di fatti e poi ne traiamo le conclusioni.

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Renzi e Marchionne

La produzione industriale a luglio cresce dello 0,5 per cento in più rispetto al mese di giugno. E questo è un dato positivo. Allo stesso tempo, essa è in aumento del 2,7 per cento rispetto a luglio del 2014. E anche questo è un buon segnale. Questi sono i numeri. L’Istat spiega anche i settori per i quali la produzione industriale cresce.

Secondo l’istituto di statistica, si registra un aumento del 12 per cento del settore energetico rispetto al mese di luglio del 2014. Il motivo? Lo dice l’Istat stesso: “fattori stagionali contingenti”. Tradotto: il caldo. Luglio di quest’anno è stato molto più caldo di quello dell’anno scorso. Ecco spiega l’aumento forte di consumo di energia. Si accendono di più in condizionatori e si consuma di più.

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Ma il vero motivo per cui cresce la produzione industriale è da ricercarsi nel settore della fabbricazione dei mezzi di trasporto: più 20,1 per cento rispetto allo stesso mese del 2014. Ma cosa sono i mezzi di trasporto? Non ci vuole mica la zingara ad indovinare che si tratta dell’automotive. E la produzione di auto in Italia la fa Fiat (ops, Fca: scusate, sono legato ancora a vecchi schemi). La produzione industriale dunque cresce ma lo fa grazie a Marchionne che vende in tutto il mondo. Questo numero evidenzia il limite del sistema economico italiano ancora troppo legato ad un certo tipo di fabbriche che vendono solo quando le cose vanno bene. Fiat cresce perché la ripresa è in tutto il mondo e quindi vende il prodotto. Se non c’è ripresa, il Lingotto vende poco e anche l’industria italiana va giù. Sarebbe stato più opportuno, allora, che Marchionne avesse mandato il messaggio agli italiani piuttosto che Renzi

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