di Adolfo Mollichelli
Il Napoli riprende la corsa. Dimenticata la mezza delusione di Marassi.Battuta l’Udinese di tutte le tigne possibili. Ci pensa Higuaincon un gol dei suoi, di quelli che si definiscono quasi impossibili.Settimo centro consecutivo al San Paolo, a due passi dal record di Maradona. Il tempio napoletano del calcio, cadente e vibrante, si addice ai grandi argentini.
Vittoria di misura, a capo di una partita scorbutica. Colantuono, pelato perennemente incazzato, l’aveva studiata bene: impedire il più possibile quei triangoli o quadrilateri ravvicinati di un certo tipo che costituiscono il fulcro della manovra sarriana e, quindi, ragazzi miei state vicino agli azzurri, braccateli uomo contro uomo.
E che serata! avranno pensato gli azzurri. Questi bianconeri di tutte le nazionalità possibili ci stanno rendendo la vita difficile oltre il pensabile. E non c’era neppure Totò il friulano napoletano, insomma Di Natale che per la quinta volta ha rinunciato all’eventualità di presentarsi come straniero in patria. C’era la spia Lodi ma lo stesso i conti non tornavano. Lodi che s’era attaccato a Jorginho come una cozza allo scoglio. Lodi di Frattamaggiore, come Insigne. Pensavo: gli unici italiani in campo sono due napoletani.
Napoli che non riusciva a trovare gli spazi utili e soliti. S’era pure inventato il lancio lungo per cercare di far scoppiare le coppie che si tenevano strette e mancavano soltanto i lucchetti dell’amore. Lanci lunghi dei quali s’incaricava Reina, la regina azzurra con maniche corte di tutte le vampate possibili. E per poco il giochetto non riusciva.
Intanto, c’era del bello negli stop e tiro, due volte, di Higuain che da quando c’è Sarri accetta pure le rudi carezze e non protesta più di tanto. E ci va bene il Pipita su un dolce invito e destro secco che Karnezis gli rintuzza. Questo greco che sta tra i pali come Achille sul cocchio e che farà scomparire il pallone dai piedi di Callejon con un volo che sarà pure piaciuto agli Dei ma che ha provocato jastemme varie da parte dei sanpaolini che sono i frequentatori del San Paolo.
L’eroe greco tra i pali, il truce Wague nero come il carbone che era il doppio di Lorenzino (non tanto magnifico), Lodi la spia, Widmer il vichingo, Therau che è un lungagnone infido (chiedere a Buffon), Badu che ha la stessa forza di Kinta Kunde. Qua ci vuole qualcosa di speciale, la voce portata dal refolo. E allora il Pipita di tutte le meraviglie decideva di entrare in scena a passo di tango. E infilava da posizione angolatissima, con due cerberi che avevano cercato di mordergli le caviglie. Duecento! Ecco il duecentesimo gol in carriera di questo centravanti semplicemente mostruoso che segna sempre lui e ci vorrebbe un coro dedicato, altro che l’inno di Allevi che trovo
da pausa, non semitono ma proprio pausa nel senso che dovrebbe essere fermato.
Duecento gol così divisi: 15 nel River Plate (dove nacque calcisticamente il mio idolo: Enrique Omar Sivori), 121 nel Real Madrid e scusate tanto, 64 nel Napoli. Poi, ci sono da aggiungere le 25 reti segnate con la maglia dell’albiceleste, la Seleccion argentina. Confessa il Pipita di sognare lo scudetto. Con un centravanti così tutto è possibile. A me ricorda Vinicio, ‘o lione, per tecnica e potenza.
Stop al campionato, giocano le Nazionali, due settimane di vuoto ci attendono. Napoli quarto, a due punti dal duo di testa, Fiorentina e Inter, ad uno dalla Roma. Si ripartirà da Verona. Giulietta è già sul balcone, aspetta Gonzalo. Perché Giulietta è ‘na… una grande intenditrice! Fregati! Buona sosta.











