di Mino Cucciniello
“Ci vediamo da Certus”. Bastava questo. Era un mantra, tutti capivano, non c’era bisogno di aggiungere altro. I ragazzi degli anni 60 si davano appuntamento solo in un luogo, sempre nello stesso luogo: Certus
Certus era una famosa gelateria, che vendeva anche degli ottimi latticini, che si trovava in via Nisco, la strada che da via dei Mille conduce a Largo Ferrandina, una strada ricca di negozi, ricordo tra gli altri la profumeria Alfano, la cartoleria Ambra, il negozio di abbigliamento femminile Carnaby street, la pasticceria Fiorentina, Homo Vogue e l’ottica D’Abundo, unica ditta “sopravvissuta” cinquant’anni dopo. Sul lato opposto ad angolo c’era il caffè Marino seguito dalla pellicceria Tisci, da Modern House, e poi ancora da un cinema, da una vecchia merceria e dal pastificio Voiello che in seguito sarebbe stato occupato da Das ceramiche ed infine dalla cantina dove oggi c’è la boutique di Francesca Ferrante.
“Ci vediamo da Certus”. Ma chi aveva eletto a luogo d’incontro quella gelateria nel salotto di Napoli. Gli habitué della gelateria di via Nisco erano i ragazzi di Chiaia e Posillipo e la maggior parte di essi frequentavano o la vicina scuola media Fiorelli o il ginnasio presso il liceo Umberto, pertanto la loro fascia di età andava dai dodici ai sedici massimo diciassette anni, mentre per l’ultimo anno di liceo invece già si era quasi maturi per “traslocare” al più impegnativo bar Moccia , tutt’oggi presente sulla piazza proprio affianco dello storico Liceo, e frequentato da ragazzi più grandi, magari già iscritti anche all’università.
Da Certus, ci si incontrava sia all’uscita delle scuole sia il sabato pomeriggio, perché trovandosi in posizione strategica lo si poteva facilmente raggiungere a piedi, ma c’era già qualche ragazzo più fortunato, che arrivava con la sua vespa 50 o con il 125 Gilera, all’epoca per condurre questi mezzi era indispensabile il patentino, che si poteva avere solo con il raggiungimento dei sedici anni. Quando nel 1964 il cinema Alambra chiuse i battenti, nei suoi spazi, si andò ad insediare Upim ed i bordi delle nuove vetrine, dirimpettaie di Certus, ben presto furono usati dai ragazzi come panchine mentre decidevano come trascorrere il loro pomeriggio del sabato.
Tra i tanti che si incontravano c’erano spesso: Dario Catalano, Ettore Chiosi, Peppe Signoriello, Paolo Mercogliano, Carletto Rossibussola, Adriano Adriani, Otto Buccafusca, Fabrizio Volpe, Maurizio Ambrosio, Riccardo Pierantoni, Gianluca Di Guglielmo, Enrico De Campora, Lello Porta, Giancarlo Milone, Guido Bevilacqua, Luca e Federico Zampaglione, Francesco Porta, Daniele Scarpati, Aurelio Dalla Vecchia , Luciano Curatoli, Ciccio Di Lena, Gianfranco Amendola, Peppe Izzo, Alberto Evangelista, Alberto Dessi, Picchi Coccoli, Guido Gentile ed Enrico Pennella.
In quei favolosi anni 60 era molto di moda, soprattutto tra le ragazze, organizzare per il sabato pomeriggio delle festicciole in casa che venivano chiamate balletti, questi si svolgevano sotto lo sguardo vigile dei genitori se non delle zie e dei nonni che spesso dovevano intervenire per frenare il gran numero di imbucati. Imbucarsi era una vera e propria arte. Ci voleva faccia tosta, “savoir fare”, prontezza di riflessi, educazione. Da quell’”amici” per farsi aprire il portone al citofono e la richiesta del piano dov’era alla festa, al “ciaoo come stai…” per intrufolarsi subito dentro casa doveva essere un tutt’uno.
Un‘arte. Bisognava essere spigliati e sicuri di se, per questo di solito erano ragazzi un po’più grandi, che venuti a conoscenza della festa a casa di una ragazza, magari anche molto carina, si presentavano senza essere stati invitati. E spesso con la loro intraprendenza alla fine risultavano i più simpatici dando brio, novità ed allegria alla festicciola. Per ballare si utilizzavano i dischi a quarantacinque giri, che venivano acquistati da Refrain, quando era ancora in via Carducci, e messi uno dopo l’altro sul giradischi sistemato in bella mostra nel salotto.
Si ascoltavano i successi di Mina di Morandi della Pavone dei Giganti e dell’Equipe 84. A volte si faceva musica, c’era chi aveva messo su un complesso. Si ballava il ballo della mattonella ed ogni tanto qualche buontempone spegneva la luce, qualche secondo sia chiaro, ma erano più che sufficienti per un bacio, un timido approccio. Eppoi c’erano le terrazze (delle case di Posillipo) o le balconate degli appartamenti, ci si “rifugiava” lì per appartarsi un po’ per scambiarsi una leggera carezza, un bacio, complice la penombra. Erano teneri, quegli anni, gli adolescenti erano diversi da quelli di oggi. Vivevamo il nostro “Tempo delle mele”. Con semplicità, spontaneità. In quegli anni la parola discoteca non si conosceva ed i night esistenti in città, sebbene fossero molti, erano riservati ad altre fasce di età.
Anche La Mela non c’era ancora perché fu aperta solo l’undici febbraio del 1967, ma anche quando divenne il locale più alla moda di Napoli, per frequentarlo di sera bisognava avere diciotto anni ed andarci in giacca e cravatta, ma il problema non sussisteva dal momento che quasi tutti i ragazzi non avevano dai genitori il permesso di poter rincasare a notte fonda, per non parlare poi delle ragazze che al massimo per le ventuno e trenta dovevano tornare a casa. Tuttavia i proprietari del famoso locale napoletano per venire incontro alle tante richieste ben presto organizzarono per il sabato e la domenica dei pomeriggi danzanti che si svolgevano dalle diciotto alle ventuno divenendo un appuntamento super affollato e di grande tendenza. Una sorta di maxi balletto ma con una atmosfera diversa, da “grandi”, si respirava l’aria di un vero e proprio night dove si potevano incontrare le più belle ragazze ed i ragazzi più strafighi di Napoli.
Ma torniamo al periodo precedente all’apertura della Mela, per i giovani che si riunivano il sabato pomeriggio da Certus quando non avevano alcun invito a partecipare al balletto di turno, restava ben poco da scegliere se non di andare ad un cinema. Tra le sale cinematografiche più gettonate, essendo proseguimento di prima visione e perciò più economiche, erano l’Arlecchino ed il Filangieri, ma soprattutto l’Amedeo dove tutto si faceva tranne che vedere il film. La proiezione prescelta era quella delle 18,30 in modo tale che dopo il film c’era ancora un po’ di tempo per una pizza da Giggino o fetente in via Cavallerizza o da Umberto nella sala b. Se invece non si andava nemmeno al cinema non restava altro che andare alla sala giochi proprio affianco al barbiere Guido in via Torelli dove oggi c’è il mercatino della frutta o farsi più “vasche” intorno al quadrilatero Nisco, dei Mille, Carducci, Largo Vasto a Chiaia.
Proprio in quest’ultima strada in un locale di palazzo Carola adiacente all’hotel Majestic nell’autunno 1966 , oramai in piena epoca beat, fu aperto un negozio con il nome di Mini do. I proprietari erano Bacarelli e Merolla i quali proponevano capi di abbigliamento esclusivamente per giovani come i mini pull, le mini gonne, i mini paltò ed altro ma esclusivamente mini per chi desiderava essere a la page, inoltre la caratteristica di questo negozio consisteva che mentre si sceglieva o si misuravano i capi si ascoltava a volume decisamente alto le hits dei complessi più in voga del momento ovviamente ad iniziare dai Beatles e per l’epoca era una ghiottissima novità che richiamava all’interno del negozio decine e decine di giovani.
Poi arrivò il 1968, un nuovo vento rivoluzionario iniziò a soffiare sulle idee dei giovani che oramai si avviavano verso i sospirati diciotto anni in modo tale da poter finalmente avere regalata dai genitori la tanta ambita Fiat 500 possibilmente di colore blu e necessariamente con i sediolini ribaltabili. Nel 1970 con cinquecento lire di benzina che ti metteva nel serbatoio il buon Franco dell’Agip in via Carducci, in questa strada c’erano almeno sei distributori, potevi camminare per una giornata intera permettendoti di girovagare tra via dei Mille e via Petrarca, per quante volte volevi.
Intanto da Roma continuavano a giungere voci fantastiche di un locale chiamato Piper dove si esibivano tutti i più noti complessi musicali sia nazionali che internazionali e sull’esempio del celebre locale romano anche a Napoli dopo la Mela, che già non era un night tradizionale come lo Shaker, si aprirono dei nuovi locali tutti colorati e pieni di effetti come il Jolly Club delle Arcate in via Falcone e La Pentola in via Arangio Ruiz dove si esibì una giovane e quasi sconosciuta Patti Pravo.
Il ristorante le Cascine del Parco della Rimembranza fu ribattezzato con il nome di Piper e divenne tra i ritrovi preferiti per organizzare i tanti Mak P dei vari istituti scolastici cittadini. Inoltre in via San Pasquale fu aperto un ritrovo chiamato Meeting, piccoli divanetti e luci soffuse e tanta atmosfera: non si ballava ci si intratteneva piacevolmente… a volte anche chiacchierando!
L’abbigliamento usato dai ragazzi era colorato: le cravatte si sceglievano a fiori come lo erano le camice indossate dai ragazzi che le richiedevano sempre più attillate ed anche ricamate per le occasioni importanti, le mini delle ragazze erano di tutti i colori e diventavano sempre più mini e venivano accompagnate da stivali al ginocchio e da mini pool con cinturoni in vita, mentre i pantaloni possibilmente di camoscio per entrambi i sessi diventavano sempre più a zampa di elefante da raggiungere il traguardo massimo di 54 cm di ampiezza. I capelli dovevano essere necessariamente lisci sia per le ragazze che per i ragazzi, per fortuna di questi ultimi il mitico Nevio, fu il primo tra i suoi colleghi, a saper interpretare le nuove tendenze della moda praticando delle perfette stiratura per le teste ricce e creando il taglio di capelli a scaletta, che subito divenne un cult per i giovani .

Passano gli anni. Alfonso Casella, Lucio Stella, Enzo De Simone, Claudio Zanfagna, Alfredo Grimaldi fra gli altri
In questo contesto di allegria e soprattutto di semplicità vissero la loro adolescenza i ragazzi di via Nisco, che con questa scuola di vita avuta in strada , alla maggior età erano pronti per si trasferirsi da Moccia. Ad accoglierli gli amici appena più grandi che erano: Enzo de Simone, Fabio Improta, Alfredo De Crescenzo, Mario De Luca, Lucio Stella, Renato Mannato, Paolo Lupo, Arturo De Lorenzo, Sergio Feluca, Arturo Petrucciano, Roberto Stinchi, Mario Grilli, Guido Crivelli, Roberto Farina, Francesco e Filippo Parisio, Ninì Marotta, Franco Celotto, Alberto e Sarro De Felice, Mario D’Agostino, Alberto Giuliano, Dino Vaccaro, Ugo La Volpe, Marino Graziussi, Paolo Massimo, Alberto Pironti, Antonio Molis, Guido Gnocchi, Donato Grispello, Sergio Cappelli, Ugo e Peppe Donadio, Claudio Zanfagna, Carlo Goscè, Massimiliano Balti , Lello Candida e Renato Ventrella, Tutù Petrucciano, Claudio Bettini, Massimo Volpe, Lully Roberti, Fabrizio Volpe, Umberto Cerè, Peppe Camerlingo, Toni Rotondo e Lucio Cappelli.
















Scritto in maniera davvero! fluida e veritiera!,….l’articolo ci riporta indietro di ben! mezzo secolo!!!….: bei tempi!,…..spensierati e felici!!!,….preparatori agli studi universitari,alla laurea!,…..al lavoro…..!!!…Pero’!,…c’e da dire che,allora la gioventu’ la si viveva con spontaneita’ e senza tante stupidita’ come oggi…….; il fatto e’ che le nostre famiglie ci seguivano quotidianamente! ed ovunque!!,…e ci avevano dato una educazione che oggi!……non esiste proprio piu’….!!…Cosa e’ cambiato?,…..il concetto di Famiglia…,che e’ un termine che oggi lo si interpreta…diversamente!!!….Auguriamoci che si torni al passato……!!,….:-)
Si è proprio come scrivi tu, Ciao
rudy cristiano , alfredo fiorillo, gianpaolo tisci, buno pelli, claudio bertoli, remo totaro , claudio gosche, marco de rosa , enzo de luca, sergio bellissimo, mario grilli, gianni cutolo ,
si certo tutti insieme a via dei Mille.
Ciao Gianni, come stai? ma vivi a Napoli? Un forte abbraccio
……c’erano anche quelli della Nunziatella e io ero tra quelli ……….sempre pronto a scappare a casa . mettermi in borghese, come si diceva, e raggiungere gli amici, mentre ai balletti andavo in divisa per dover rientrare alla NUNZIATELLA …..e alle ragazze questa presenza piaceva………
Mino sei incredibile, la “memoria”di Napoli, ti ricordi persino del Mini do , uno dei primi negozi della mia famiglia! Magistralmente riporti alla luce ricordi lasciati in qualche angolo chi sa dove… Un abbraccio.
Tiemp’ belli e na’ vota. Quando si era persone perbene, e si era svegli. Fortunati noi che siamo cresciuti in quel periodo magico ed irrepetibile per tanti motivi
Buona memoria e qualche lacuna è comprensibile dopo tanti anni anche se la descrizione che fai di noi è un pò “indulgente” forse volutamente indulgente…………..
La lista dei nomi… un pensiero a chi non c’è più @>>>>
ma non citi nomi di donne ….
Sì ma non eravamo nè migliori nè peggiori delle altre generazioni precedenti e successive, solo baciati sulla fronte da un periodo irripetibile, oscar della moneta alla lira, boom economico, cinematografia di livello mondiale e poi rivoluzione musicale con i Beatles, gli Stones e potrei continuare all’infinito. Ci vediamo da Certus, e poi da Moccia o al Miranapoli, la socializzazione era fondamentale, non c’erano cellulari, pc, play station, ti divertivi con gli amici, ragazze, locali, cinema (ma anche il cinema, ricordate le prime, funzionava da incontro) gioco, scherzi. E viaggiare era un pò più complicato.
E poi sopratutto eravamo giovani! Insomma cin cin ai bei tempi e salute a tutti