di Adolfo Mollichelli –
E dopo il notturno suonato a Berghèm da Milik che è polacco come Chopin, tutti gli occhi sono puntati sul derby d’Italia, così definita la sfida tra Juve e Inter che si gioca di venerdì e insomma ci sta pure un bel black friday. Tra aneliti, ansimi, sospiri, agli e fravagli resta ancora viva la fiammella di speranza per l’esito di un torneo che a Bergamo Alta (stupenda) e Bergamo Bassa (incolore, inodore e insapore) avrebbe potuto pronunciare la parola fine, una sentenza definitiva. Restano otto i punti di distacco da Madama, va be’ otto e mezzo alla Fellini per lo scontro diretto perduto, e grande merito va alla tribù azzurra di Sopracciglio Alzato che come a Genova sotto la Lanterna ed il diluvio alza il totem della vittoria sul filo di lana.
Apertura spagnola (Fabiàn Ruiz) e chiusura polacca grazie al Carletto che è divenuto “aggiustatore” come il collega Ranieri Claudio che respira fumo di Londra. E insomma non c’ha pensato più di tanto a far rientrare nel box – lui che ama i cavalli – il Minimovic di serata (leggi Maksimovic) e pure il piccolo belga che come Napoleone è arrivato a cento, di gol però, per far suonare la sinfonia ad Arkadiusz che è entrato sul palcoscenico con le dita calde e lo spartito sotto al braccio. Loro non sono napoletani. Noi sì e c’abbiamo lo storico Conservatorio e da Scarlatti in poi cantiamo e suoniamo cu’ tutto ‘o core. Ciao ciao Atalanta detta la Dea che resti sempre una signora squadra, onestamente mi diverto a vederla giostrare con spudoratezza e forza, uomo contro uomo. Te lo dovevo, da uomo di calcio che ama il calcio (quello giocato, non quello delle chiacchiere e delle scritte becere) e poi tu sì ‘na dea e va bene che sei rimasta con la coppa vuota perché Ebe aveva finito il giro.
Settimana lunga, altro che corta, dal venerdì di Firenze al lunedì di Bergamo. La partita più divertente? senz’altro quella tra Spal ed Empoli: quattro gol, occasioni a decine da una parte e dall’altra e tante emozioni ed un più che buono livello tecnico.
La giornata – dilatata oltre al lecito anche per colpa di Dazn – era cominciata con Fiorentina-Juve, per il popolo gigliato la partita dell’anno, illustrata da Matteo Renzi perché il politico che parla (?) di calcio si porta, fa molto trend e ad esso non si rinuncia. PD, che ora vuol dire Per Decenza nel senso che pure i gazebo sono vuoti. Questi politici (?) che come gli scrittori in voga credono di saper di tutto e si sentono in dovere di parlare di tutto.
Finché non trovano, ma è evento raro assai, l’uomo senza paura che li manda a quel paese. Salvini, tifoso milanista insomma un casciavit che critica i cambi non effettuati da Gattuso e Ringhio che non gliela manda a dire e anzi gli spiattella in faccia “pensasse alla politica che stiamo messi male”. Mosca bianca il mio amico Gennarino. I cambi? Ma se il Milan è la succursale di un ospedale traumatologico, cose da pazzi. Come degni seguaci di Erasmo, quello dell’elogio della follìa, sono le menti bacate che a Firenze hanno scritto sui muri offese alla memoria di Scirea ed alle vittime dell’Heysel.
Nessun commento quando la ragione crolla e l’odio sportivo supera di gran lunga quello razziale. Firenze non è questa, dice Nardella sindaco gigliato. E ci mancherebbe. Restano quei cori antichi (dall’85), quella canzoncina che irride ai morti dell’Heysel sulle note di Montagne Verdi il successone di Marcella Bella. L’ho sentita cantare tante volte, con vocali aspirate. Un senso di schifo e di vergogna per il genere umano. Lo stesso che mi prende quando s’inneggia alla tragedia di Superga. Sminuiscono perfino gli inviti al Vesuvio ad epurarci. O la precisazione “noi non siamo napoletani”. E ci mancherebbe.
C’è stato di tutto nella quattro giorni del campionato più bello e triviale del mondo. Anche gli sVARioni degli addetti al VAR. Il più eclatante nel corso di Roma-Inter. Più colpa dell’addetto al video che dell’arbitro in campo.
Rigore mancato per i ragazzi di Di Francesco e ripartenza e gol dei ragazzoni di Spalletti. Dal probabile vantaggio (certo, il penalty lo devi sempre realizzare) all’immediato svantaggio, non è la stessa cosa. Perché poi non arbitri più in tranquillità (si fa per dire) e sorvoli magari su altri casi da approfondire, come il contatto Manolas-Icardi.
Chiusura dedicata a Pellissier che a 39 anni è ancora un fior d’attaccante, capace di gol stupendi come quello segnato alla Lazio di Inzaghi Secondo. E citazione per Fabio Quagliarella, un po’ più giovane e bomber imperterrito, trascinatore della Samp sul Bologna di Inzaghi Primo. Una famiglia a rischio panettone.
E bentornato a Mazzarri che ogni tanto va giù di salute e manca tanto quando davanti alla panca gioca con l’orologio. Il tempo, una fissazione.











