Adolfo Mollichelli

Adolfo Mollichelli

Giornalista. Ha lavorato con il Roma ed il Mattino. Ha seguito, tra l'altro, come inviato speciale cinque Mondiali, altrettanti Europei, nove finali di Campioni-Champions e l'Olimpiade di Sydney

Ancelotti, una storia Real

 di Adolfo Mollichelli

Il Real tanto caro a re Juan Carlos ha vinto la sua decima Coppa dalle grandi orecchie. Sfatato il tabù, dodici anni d’attesa, troppi per i blancos. L’Atletico dei miracoli, in vantaggio fino allo spirare dei tempi regolamentari, è crollato nei supplementari. La maledizione degli ultimi secondi ha colpito ancora i colchoneros, come nel ’74. Quando un gol di Schwarzenberg dette il pari al Bayern che nella ripetizione del match, due giorni dopo, trionfò con un secco quattro a zero.

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Il primo derby della storia va in archivio. Il risultato finale (4-1 dopo i supplementari) è bugiardo. Ad un minuto dalla fine, la squadra di Simeone era campione d’Europa. Poi, il crollo: fisico e psicologico. Avrebbe meritato quanto meno di arrivare ai rigori. Il Cholo stavolta ha sbagliato di grosso cedendo ai sentimenti. Meglio: al desiderio di esserci a tutti i costi di Diego Costa che è durato in campo per nove miseri minuti. La placenta di cavallo della guaritrice serba non è servita ad ammorbidire i muscoli contratti del centravanti che ora rischia anche il mondiale. Una sostituzione bruciata all’alba della sfida. L’ex juventino Diego sarebbe potuto essere jolly prezioso nei supplementari. Real nella storia, la squadra più titolata in Europa.
L’ossessione della Decima che è diventata realtà palpitante. Laddove anche Mourinho aveva fallito, c’è riuscito Carlo Ancelotti il pacioso vincente: due coppe vinte da giocatore, tre da tecnico, un record. E dire che Perez, presidente madrileno, aveva messo in dubbio le sue capacità tecniche! Tutto il mondo è paese, proprio vero.

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Simeone e Ancellotti

Ancelotti, allievo di Liedholm sul campo, e discepolo di Sacchi sulla panchina ha reso il Real delle stelle un organico tatticamente disciplinato. Si può essere belli anche difendendosi con ordine e ripartendo con micidiali contropiedi. Fa scuola l’impresa madrilena in casa del Bayern. Dici: ma con Bale, Ronaldo e De Mariache bravura è. Non è vero, perché non si genera la controffensiva
veloce soltanto dando palla ai fenomeni. Il Real ha un’altra dote precipua: non molla mai ed ha nel suo dna la convinzione di poter segnare in qualsiasi momento. Poi, naturalmente, ci vuole – come nella vita – quel pizzico di buona sorte che non guasta mai.
Ho visto (ahi, gli anni) tutte le finali dei Campioni. Il Real vinse le prime cinque. Nei miei ricordi di ragazzo vivono le immagini di giocatori inarrivabili. Il divino Di Stefano, il potente Pushas, il velocissimo Gento. Ne rimasi ammaliato. Poi, entrando più spesso nella casa blanca grazie alla tv, mi restarono impresse nella memoria numerose brutture, insomma mi resi conto che il Real da sempre grandissimo si giovava di un’arroganza inaccettabile. Ricordo gli interventi da killer di Pachin sul mio idolo di gioventù, Sivori, che restarono impuniti grazie ad un arbitraggio che eufemisticamente definisco inguardabile. Il Real, l’avrete capito, non gode della mia simpatia. La squadra che prediligo in terra spagnola, da sempre, è il Barcellona, dai tempi di Kubala e Suarez. Ma questa è un’altra storia.

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Gareth Bale

In campo mondiale, il Real è da sempre lo squadrone dei sogni, la società che investe fino all’indecenza per assicurarsi i migliori giocatori del mondo. Il gallese Bale è stato pagato cento milioni di euro! La società delle merengues ha due imperativi: vincere e primeggiare, sempre.
Dopo la conquista della Decima, Perez e soci si metteranno all’opera -credeteci – per rinforzare quello che già è uno squadrone. Per puntare alla Liga, sfuggita quest’anno, e all’undicesimo trionfo in Champions. Perché per la casa Blanca è inconcepibile che il Milan stia appena tre coppe sotto.

 

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