Angelo Manna, il Tormentone

Perché riproporre vecchi articoli, reportage, interviste? Volando alto con Giorgio Manganelli, scrittore, giornalista potremmo dire che “una civiltà lettera
ria non è fatta di letture, è fatta di riletture”. Più semplicemente il ripresentare alcuni articoli rappresenta una grande opportunità. Un modo per scoprire giornalisti o protagonisti di un’altra generazione, di conoscere o ricordare fatti, dimenticati.

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Peste, colera, male oscuro, epatiti endemizzate, affezioni bronchiali croniche, malattie di cuore, artrosi. Un napoletano di questi quartieri vetusti e schifosi è un veicolo di infezioni, è un portatore insano di virus, di batteri e di bacilli. Quando lo facciamo lo sventramento? Un napoletano di questi quartieri strapopolari della città o della provincia come quello dei quartieri ghetto costruiti dalla repubblica democratica è anche un veicolo di infezioni che riguardano non più soltanto il corpo, è anche un veicolo di infezioni che riguardano tutto il resto: la moralità, l’onestà, la virtù civile. Quando lo facciamo lo sventramento? Un paria napoletano dei quartieri miserabili è potenzialmente un pericolo pubblico, è potenzialmente malato nel fisico, ha freni inibitori assai malfunzionanti, ha un sistema nervoso che è potenzialmente labile, ha una visione particolare della vita sociale, è uno che non ha una casa vera e se ha un lavoro, che è già un lusso, potete giurarci tutto può essere questo lavoro fuorchè un vero autentico lecito lavoro.

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Non vive ma sopravvive, tutto ciò che ottiene lo ottiene perché all’occorrenza sa farsi furbo, perché sa strapparlo con la forza. Un napoletano diseredato dei quartieri miserabili vive in uno stato che sta dentro lo stato ma è contro lo stato, vive in uno stato a se stante perché emarginato dal potere e buttato fuori dal consorzio così detto civile, è stato costretto secoli e secoli fa e per secoli e secoli fino ad oggi a badare a se e alla propria famiglia così come può: arrangiandosi. Perché non dovrebbe diventare delinquente? Perché non dovrebbe diventare camorrista della nuova camorra organizzata o della nuova famiglia? Sulla coscienza di chi sta la camorra? Chi l’ha inventata la camorra? Non certo il popolo. La inventò il potere 500 anni fa, ma lo stato democratico coniuga nei confronti dei frutti marci che esso ha seminato in questi vicoli lerci ed infetti il verbo reprimere. Non approfitta del terremoto e butta giù questi immondezzai, non previene il male, lo provoca lo scatena ci guazza dentro, lo sfrutta e quando gli pare che le scarpe comincino a stargli strette eccolo bandire le sue schifose crociate, le sue ipocrite incoscienti crociate contro la malavita. Basta fare il contrario di quanto faceva Benedetto Croce, alzare le chiappe dalla scrivania e scendere per strada per rendersi conto che questa è realtà. Uscite dalle vostre case napoletani dei quartieri alti e andate a rendervi conto di persona della vita, si fa per dire, che fanno i vostri concittadini disgraziati. Entrate nei quartieri nuovi o entrate in questi letamai del suburbio e vi passerà la voglia di farvi salire la puzza al naso.

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Camorra, malavita, prostituzione, droga, contrabbando. Uno stato nello stato contro lo stato. Che cosa gli ha insegnato la storia a questi disgraziati? Gli ha insegnato mazzate, scomuniche, impiccagioni, torture, mortificazioni, bestializzazioni e criminalizzazioni di ogni specie. I suoi migliori avvocati e i suoi migliori medici sono sempre stati i santi e le madonne; i migliori tribunali e i migliori ospedali suoi sono sempre stati i santuari: Montevergine, la Madonna dell’Arco, Piedigrotta. Quando lo facciamo lo sventramento? Che cosa fa il potere repubblicano democratico per i paria, per i senza tutto di Napoli che poi storicamente parlando sono gli autentici superstiti della della vera verace Napoli, i napoletani veri e propri, gli ultimi campioni legittimi della nostra razza. Che fanno gli eletti del popolo per questo popolo che abita nel lerciume: fa tante chiacchiere il potere repubblicano e democratico. Predica la risocializzazione ma a dispetto delle tante belle prediche la predicata risocializzazione delle infime classe sociali di Napoli resta fra i cavalli di battaglia delle campagne elettorali del potere democratico e repubblicano.
(Il tormentone 1979)

 

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