di Adolfo Mollichelli
C’è caos, e neanche calmo, nella terra azzurra di Castelvolturno. C’è un casotto, e bello grosso, nella terra bianconera della Continassa. C’è il sereno nella terra nerazzurra di Appiano che è pure Gentile.
Napul è, già, che cos’è. Meglio: che cosa è diventato. Perché esce imbattuto da Anfield, nella tana del Liverpool campione d’Europa e quasi certamente campione d’Inghilterra (titolo che manca ai reds da trent’anni) e nel nostro scialbo campionato non vince dal 19 ottobre, il doppio Milik al Verona?
Da allora le deluge, due pareggi e quattro sconfitte, l’ultima patìta ad opera del Bologna che ha mostrato di avere le palle (scusate, ma rende), un carattere forte, come quello della sua guida, Sinisa Mihajlovic che sta combattendo con forza e decoro la partita della vita.
Caos azzurro, tra rendimento incostante e ammutinamenti e legulei all’opera dopo la decisione di ADL il sommo di punire gli epigoni di quelli del Bounty decurtandogli gli stipendi: ‘a mano dint ‘a sacca e apriti cielo. Caos nella mente della guida tecnica, dispiace dirlo ma è evidente. Quando ero ragazzino ed erano in voga le gomme da masticare mia madre mi raccomandava di non abusarne: ti s’imballa il cervello, così diceva. Ora è molto probabile che Sopracciglio Alzato soffra di quell’imballamento, visto e considerato che mazzeca di continuo, tant’è che da un po’ mi viene di chiamarlo mister chewingum. Autore di proclami estivi roboanti, autore di millanta cambi di formazione, autore di cuci e ricuci senza che dal tombolo esca un ricametto accettabile.
Conosco Carletto da tempo immemore. Fior di mediano e attento discepolo sacchiano nei suoi inizi panchinari. Carletto cominciò in Nazionale a studiare i rendimenti dei giocatori.
Era l’epoca del vate di Fusignano in azzurro. Carletto sedeva insieme con noi della stampa durante le sedute di allenamento che finivano quasi sempre in partitelle toste toste.
E registratore tra le mani, annotava rendimento, dribbling, chiusure, interventi dei discepoli del Righetto che arrivò fino alla finale del mondiale americano, perso ai rigori contro il Brasile. Quella porta nel cielo, ricordate? Sbagliò perfino il divin codino, Robertino Baggio. Come dire: Carletto ha cominciato facendo gavetta. E non starò a ricordare quanto abbia vinto in panca, tra Italia, Germania, Francia, Inghilterra, Spagna. Ha guidato squadre ricche di campioni, d’accordo, ma devi pur sempre saper vincere. Credo che mister chewingum abbia assecondato fino a dire bugìe il cavallo sognante di razza padronale. Un po’ per celia e un po’…perché ‘e figli so’ piezz ‘e core. In attesa di sviluppi, qui mi taccio.
Intanto, la Vecchia Signora guidata dall’ex comandante azzurro ha ceduto il primo posto all’Inter dei bauscia e dell’ex al veleno Conte.
La Juve finora resta imbattuta, ma ha pareggiato tre volte: l’ultima in casa col Sassuolo e prima con le rappresentanti del Barocco: Fiorentina e Lecce.
L’Inter ha perduto il confronto diretto con Madama, poi soltanto vittorie.ed un pareggio. Lippi spesso mi diceva che con i tre punti a vittoria i pareggi sono da considerarsi mezze sconfitte. E mi faceva l’esempio: dunque, cinque partite, ne vinco tre e ne perdo due e porto a casa nove punti; se la mia rivale in campionato non perde ma colleziona nello stesso numero di partite ciinque pareggi avrà quattro punti in meno della mia squadra. Elementare Watson!
L’ex comandante azzurro ha toppato di grosso nello schierare contro il Sassuolo lo spento e buffo Buffon, gioco di parole, al posto del titolare polacco che ha nome da codice fiscale. Fossi allenatore, schiererei sempre il titolare tra i pali, a meno che non sa infortunato o sia stato squalificato.
Un debito di riconoscenza? Può darsi, ma pagato a caro prezzo. Perché se Cuadrado e de Ligt hanno commesso topiche da dilettanti è pur vero che il tiretto di Ciccio Caputo, il polacco che suona il piano l’avrebbe bloccato facilmente. Intanto, Sarri si trova a dover fare fronte alla crisi di CR7 che è forse figlia di un disagio extracalcistico, come quando nella mente ti frulla l’idea di dover cambiare non soltanto i mobili, ma casa addirittura. Certo, non vorrei essere nei panni, la tuta, di Sarri. Toglie dal campo il portoghese e questi gli porta il muso. Vorrebbe toglierlo ancora ma non può perché CR7 porta comunque soldi in pubblicità e l’agnellino se ne frega se segna sempre meno e soprattutto costringe a mezzo servizio Higuain e Dybala, joia autentica.
Di questi problemi non ne ha Conte che ha voluto l’Inter a sua immagine e somiglianza e che può sostituire chi vuole e quando vuole. Fu chiaro il Parrucchino, gloria bianconera, quando sostituì il bianco con l’azzurro.
Fuori dagli zebedei Icardi (che pure sta segnando tanto a Parigi), fuori dagli zebedei Perisic, fuori dagli zebedei Nainggolan (che pure sta facendo faville a Cagliari). Voglio Lukaku e Marotta – altro grande ex venuto da Madama – eccolo, è tuo. Voglio Sensi e Barella e Marotta: eccoli. A gennaio vorrei come rinforzi Vidal, Kulusevski e magari Petagna. E Marotta: vedrò che cosa si può fare.
Insomma, Conte è un uomo libero di fare disfare per il bene della squadra che ora guida. Mentre Sarri, che ha a disposizione una rosa più ampia, è un uomo con le mani legate. Ed illuso con i parametri zero di Paratici, come Rabiot e Ramsey, che si stanno rivelando soltanto zero. Credo che se Conte porterà l’Inter a sfilare lo scudetto a Madama, dopo otto anni di regno incontrastato, sarà molto di più di un dispetto da amante tradito. E sarebbe anche cosa buona e giusta.













