Cieli bui, stelle azzurre

di Gianpaolo Santoro

Facciamo un po’ di conti, cercando quanto possibile di evitare demagogia e populismi anche se il rischio  è alto. Allora: il commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, ha riproposto per risparmiare un po’ di soldi la grande operazione Cieli bui, che tradotto banalmente significa spegniamo un po’ di luci dalle nostre strada perché spendiamo troppo. Entità del risparmio? 100-150 milioni di euro. Niente di nuovo sotto la luna.

Nel 2012 il governo Monti tentò il colpo di mano ma la proposta, per fortuna, venne bocciata dalle commissioni Ambiente e Bilancio.

Carlo Cottarelli

Carlo Cottarelli

Cottarelli esorta ad “avere un po’ di coraggio e smettere di avere paura del buio”. Il consumo di luce pro capite in Italia, ci fa sapere il commissario, è “più del doppio di Germanio e Gran Bretagna e comporta uno spreco di denaro pubblico”.

Un giorno dovremo pur capire come diavolo nascono queste statistiche, perché da qualche parte la magagna c’è di sicuro. La verità è che le nostre città non sono sotto la luce dei riflettori e che molte strade provinciali e secondarie sono scarsamente illuminate, se non proprio al buio, e non vedo proprio come si possa pensare di affidarci alle stelle.

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C’è da risparmiare, certo, bisogna maledettamente tirare la cinghia. “Nessuno può guadagnare più del Capo dello Stato ovvero oltre i 238 mila euro lordi”: è questo il mantra renziano, il limite fissato come nuovo tetto massimo per le retribuzioni pubbliche, la soglia della decenza. Mugugni, proclami, proteste, rivolte, rivalse: per quanti giorni abbiamo discusso, e discutiamo ancora, sulla necessità di adeguare il nostro sistema entro certo parametri? Ridistribuzione sociale, ci hanno detto. L’hanno detto pure per gli 80 euro dati a qualcuno ma, vabbè, lasciamo perdere.

Però poi scopri che alla Camera ci sono 104 persone per le quali questi limiti e questi vincoli non valgono, loro sfuggono alla mannaia moralizzatrice. Che cosa di speciale faranno questi cento uomini d’oro, quale ruolo strategico, vitale, ricoprono per il funzionamento del Paese? Presto detto: ci riferiamo ad 11 documentaristi-tecnici-ragionieri; 1 interprete-traduttore, 89 consiglieri-parlamentari, i due vicesegretari generali e il segretario generale. Una piramide dorata nel cuore del Palazzo, sotto gli occhi del governo. Che lavora per il governo. The Untouchables, gli intoccabili.

E, visto che ci troviamo col pallottoliere e che in questi giorni viviamo di caldo e Mondiali, facciamo anche un po’ di conti della trasferta azzurra in Brasile. Spending review? No, grazie. Siamo italiani.

Portobello resort

Portobello resort

La Figc ha messo sul tavolo 4,7 milioni di euro per finanziare la spedizione mondiale. Soldi che servono a coprire tutte le esigenze della nazionale di Prandelli per la preparazione e per la prima fase. Ci sono i costi vivi e di personale, attrezzature e materiali e i vari staff (cuochi, medico e preparatori atletici) oltre ad alcuni comfort fatti arrivare direttamente dall’Italia per rendere meno pesante l’attesa delle sfide. Prandelli ha voluto che l’Italia fosse isolata all’interno del resort Portobello e per accontentarlo la Figc ha staccato un assegno da 806.000 euro. A Mangaratiba  a spese della federazione alloggiano circa 90 persone (squadra, staff tecnico e dirigenti, la delegazione più numerosa di tutto il torneo, gli inglesi ad, esempio, sono appena 60).

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Le camere singole e dotate di tv al plasma, costano in media 350 euro a notte. Accompagnatori non accreditati dalla Figc, sponsor, amici e familiari (che hanno a disposizione una parte separata dello stesso resort) provvedono per conto proprio a coprire le spese. Si, ma a pagare è sempre la Figc sia chiaro. Una curiosità, ma mica tanto. La Germania che soffoca di euro per i suoi giocatori ha scelto un albergo spartano dove le stanze costano 80 euro a notte… Questo qualcosa vorrà dire, o no?

Giancarlo Abete

Giancarlo Abete

Soldi pubblici, Figc sotto accusa? Il governo del calcio si è affrettato a spiegare che non usano soldi presi dal bilancio (che ultimamente è stato tagliato dalle ristrettezze imposte dai vari governi), ma sfruttano l’assegno girato dalla Fifa che attinge direttamente dal montepremi di Brasile 2014. Una tesi stramba, perché quelle risorse potrebbero consentire di diminuire l’anno prossimo il contributo statale. Non c’è motivo di spendere e spandere: sperperare, insomma. Ma noi i soldi li prendiamo a calci. Proprio come un pallone.

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Solo per il fatto di essersi qualificata, la nazionale italiana si è garantita il diritto a un incasso di circa 7 milioni di euro per coprire la fase di preparazione (1 milione) e come premio per la partecipazione alla fase a gironi (6 milioni). E’ un meccanismo simile a quello che la Uefa utilizza per Champions League ed Europa League e che prevede introiti a salire più lungo è il cammino di una squadra.

In Brasile chi alza la coppa può arrivare a intascare altri 27 milioni di euro oltre ai 7 della prima fase a gironi. La finalista tornerà a casa con altri 18 milioni di euro, le due semifinaliste con 16 (chi arriva terzo) e 14 (per il quarto). Il passaggio ai quarti vale un assegno da 10 milioni di euro e superare la fase a gironi dà accesso a un jackpot da 5. Attenzione però, più avanti vai più incassi ma più spendi: in caso di semifinale, finale o vittoria ci saranno i premi da pagare ai componenti della rosa: 500.000 euro lordi ciascuno, il che vuol dire “mangiarsi” gran parte dei premi a “traguardo”. Ma resterebbe poi da monetizzare l’immagine di una nazionale vincente, che non è poco.

 

 

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