Adolfo Mollichelli

Adolfo Mollichelli

Giornalista. Ha lavorato con il Roma ed il Mattino. Ha seguito, tra l'altro, come inviato speciale cinque Mondiali, altrettanti Europei, nove finali di Campioni-Champions e l'Olimpiade di Sydney

Germania-Argentina
la bellissima

di Adolfo Mollichelli

Siamo all’atto conclusivo del mondiale brasiliano. Al Maracanã di fronte Germania ed Argentina. La rappresentante più degna dell’Europa e una delle potenze storiche del Sudamerica. E c’è anche un po’ d’Italia: arbitra Rizzoli

Terzo confronto in finale. Il primo nel 1986, in Messico, trionfo dell’Albiceleste guidata da un Maradona immenso, autore del gol del secolo contro l’Inghilterra e di quello con la mano, che era de Dios. Reti di Brown, Valdano e Burruchaga. Gol di Rummenigge e Voeller per quella che sarebbe stata la Germania Ovest ancora per poco.

Il secondo in Italia (1990) vittoria dei bianchi di Germania, rigore di Brehme, il pianto di Diego e quel suo hijos de puta rivolto al pubblico dell’Olimpico per i fischi all’inno argentino. I gauchos avevano battuto l’Italia nella semifinale di Napoli. L’inno di una nazione non si fischia mai, si ascolta.

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Messi e Mueller, i più attesi

La Germania torna in finale dopo 12 anni. L’ultima volta nel 2002, a Yokohama, sconfitta dal Brasile. L’Argentina, dopo 24 anni. Se vincono, i tedeschi raggiungono l’Italia, quattro titoli. Uno in meno del Brasile pentacampeon. Se vincono gli argentini, raggiungono gli avversari del Maracana a quota tre, staccando l’Uruguay. Non c’è solo il titolo in palio, ma anche la riscrittura dell’albo d’oro della storia del mondiale.
Arrivano all’atto finale imbattute. La Germania con due squilli assordanti: il 4-0 al Portogallo (nel girone) e il terrificante 7-1 alBrasile in semifinale. L’Argentina con un andamento lento costante. Con otto gol all’attivo, tre dei quali alla Nigeria (girone di qualificazione).

Joachim Löw

Joachim Löw

La Germania, contro i verdeoro, ha scritto una pagina storica. Ha giocato contro avversari scarsi e in confusione, li ha scherzati, li ha dominati. Ha espresso, confermato, una superiorità schiacciante. Grazie ad un’organizzazione di gioco esemplare. Tutti per uno e uno per tutti e un livello tecnico generale al di sopra della media.
La Nazionale tedesca ha la struttura portante del Bayern. Gioca come
una squadra di club. Non ha nulla d’improvvisato. E’ figlia di una cultura multietnica grazie alla quale, accanto ai Müller, Schweinsteiger, Lahm, Neuer, Goetze, Kroos, sono sbocciati i Boateng, Khedira, Ozil. Lo stesso Klose, campione senza età, superbomber di tutti i mondiali (16 gol, superato Ronaldo), ha origini polacche, come Podolski. La Nazionale tedesca è figlia legittima della Bundesliga. I suoi rappresentanti giocano quasi tutti in Germania.

Alejandro Sabella

Alejandro Sabella

L’Argentina non è stata quasi mai all’altezza della sua fama. L’ha portata agli ottavi Messi con i suoi gol (4). Il gioco non è mai decollato nonostante il valore assoluto dell’insieme. Un parco attaccanti semplicemente mostruoso. Oltre a Messi: Aguero, Palacio, Lavezzi, Higuain (1 gol). Sabella costretto a lasciare Tevez a casa!
Difesa scaltra, formata da marpioni, eppure spesso è risultato determinante Romero il portiere che alla Sampdoria venne considerato inaffidabile e ceduto in prestito al Monaco di Ranieri, dove ha giocato pochino in verità. Difesa, comunque, difficile da superare: tre gol soltanto al passivo. Le lacune più evidenti sono a centrocampo: Gago evanescente, Mascherano (insuperabile) ma come difensore aggiunto, Biglia grezzo. Finora, il migliore è stato Di Maria (rete vincente al Belgio) che ha giocato dovunque: centrocampista, sulla fascia, incursore. Il gioiello del Real non ha giocato contro l’Olanda per infortunio muscolare. Se non dovesse recuperare, per l’Argentina sarebbe un brutto colpo.

Semi Final Germany vs Italy
La Germania è un’orchestra sinfonica. Suona lo spartito senza guardarlo. Conosce le note alla perfezione. Attacca e difende in armonia, con tutti i suoi uomini. Senza punti di riferimento fissi per gli avversari. Se avesse avuto anche Reus, infortunatosi prima che cominciasse il mondiale, sarebbe stata ancora più forte. Se fosse possibile.

2997b3530a949882fc3a7671d32b440e-20481-1403433126L’Argentina balla il suo tango con stanchezza. Si guarda nello  specchio e storce il muso. Si vede bella ma con chiome imbiancate. Svogliata nel suo “diez” che insegue il mito di Diego. Impacciata su chi debba far da spalla alla pulga. Indecisa su chi sia il suo capitano: quello con la fascia che ogni tanto vomita, stanco della sua grandezza, oppure el jefecito Mascherano. Squadra di colori, di immagini che rimandano ad una vicinanza storica. E di soprannomi. Che rendono ogni giocatore un doppio: Messi la pulga, Higuain il
Pipita, Lavezzi il Pocho, Aguero il Kun. Perfino Sabella, il ct, è il pachorra.
L’invincibile armata detta manschaft o l’Albiceleste. Una finale mondiale presenta sempre un’incognita. Scommettiamo che neppure dal Vaticano Uno e dal Vaticano Due si dispensano certezze.

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