di Angelo Vaccariello
Le mani sulla Capitale. Chi comanda a Roma, qual è la malavita predominante? Gli eredi della vecchia banda della Magliana che potere hanno? E cosa contano mafia, n’drangheta e camorra? E, poi, c’è anche una emergente cupola nera, nuova forma di mafia, in mano ad estremisti di destra. Di certo da molti anni, uno dei re di Roma è stato Michele Senese, detto “o Pazzo”, il padrone della periferia a Sud del raccordo anulare, dove domina lo spaccio. Anche lui passato dalla banda della Magliana, ma soprattutto boss legato alla camorra e ai casalesi: da un anno è in cella per omicidio.
E’ un po’ come se il Dandi di Romanzo Criminale fosse stato freddato da Ciro Di Marzio e Genny Savastano di Gomorra. Come se De Cataldo e Saviano si fossero incontrati per scrivere un unico libro e poi Stefano Sollima ne avesse tratto un episodio, a cavallo tra le due saghe. Solo che non si tratta di fiction, anche se l’opera di De Cataldo e Saviano, è presa da fatti realmente accaduti, ma è la realtà processuale che emerge dalla sentenza, con rito abbreviato, con la quale ieri il gup Nicotra, ha condannato all’ergastolo i boss Domenico Pagnozzi, detto ‘o professore, e Michele Senese, detto Michele ‘o pazzo.
Trenta anni di reclusione, invece, sono stati comminati a Fiore Clemente, che, secondo questa sentenza, insieme a Pagnozzi, l’11 settembre del 2001 uccise, a Torvaianica, Giuseppe Carlino il boss della Maranella. Un omicidio, avvenuto sotto gli occhi della madre, e addirittura, poco dopo, che Carlino era uscito dalla caserma dei carabinieri, dove si recava, quotidianamente, a firmare il rientro. Quattro colpi di pistola, a fare fuoco una calibro 38 ed una 7 e 65, semiautomatica. Chi fece fuoco, affiancò l’auto, una Y10, di Carlino, detto Pinocchietto, con una Croma, che fu trovata poco dopo. Carlino aveva telefonato alla mamma per farsi aprire il cancello con il telecomando. Ed, infatti, la donna fu la prima a prestargli soccorso.
Quattro anni prima, il boss della Maranella, aveva freddato Gennaro Senese, fratello di Michele, che gli aveva giurato vendetta. Proprio nella Croma furono ritrovati degli elementi, tra gli altri un fazzoletto, grazie ai quali è stato estrapolato il Dna di Pagnozzi. Elementi contestati dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Dario Vannetiello, in quanto non furono sigillati. E, proprio su questo si baserà il ricorso in appello che il legale sta già preparando. Intanto, per il boss della Valle Caudina, che altre volte era stato accusato di fatti di sangue, ma era stato sempre assolto, la condanna è fine pena mai. E, questa sentenza racconta anche un’altra storia, quella della penetrazione camorristica campana nella capitale. Michele ‘o pazzo, mandante dell’omicidio, legato al clan dei Bardellino, aveva cercato di imporsi negli affari illeciti romani. E, secondo la sentenza del gup Nicotra, nel 2000 avrebbe rinsaldato un’antica alleanza con Mimì Pagnozzi, che, a sua volta, si era trasferito a Roma. Gli eredi della banda della Magliana, però, non avevano visto con buon occhio questa invadenza di campo ed avevano reagito assassinando Gennaro Senese. Sullo sfondo, il mercato della cocaina, ma anche quello degli affari dei colletti bianchi. Insomma, una vicenda che travalica i confini della Valle Caudina, per entrare nelle grandi storie criminali del nostro paese. Qualcosa che interseca Romanzo Criminale e Gomorra, ma questa volta, quello che viene versato è sangue vero, non certo quello che si usa per i film.








