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Adolfo Mollichelli

Adolfo Mollichelli

Giornalista. Ha lavorato con il Roma ed il Mattino. Ha seguito, tra l'altro, come inviato speciale cinque Mondiali, altrettanti Europei, nove finali di Campioni-Champions e l'Olimpiade di Sydney

Scassanapoli

di Adolfo Mollichelli –

Gesù, Gesù, Gesù pur ‘o munno d’o pallone è asciut pazz! Ma avete visto che hanno combinato gli ammutinati del San Paolo? Prego, magari quelli della San Pablo e poi gli ammutinati erano quelli del Bounty, ‘a storia è storia e vi cito pure gli anni: 1926 e 1789. Ma nel 1926 nacque pure il Ciuccio, guarda che combinazione. C’è trambusto in tribunale, un vociare stridulo ed intenso: avvocato, mi raccomando; avvocati, ci raccomandiamo. Continua a leggere

Trent’anni senza kaiser Gai

di Adolfo Mollichelli

 Chiedete ai ragazzi di oggi chi erano i Beatles ed i Rolling Stones. E chiedetegli anche chi era Gaetano Scirea. Avrebbe potuto insegnare alle elementari e sarebbe stato il maestro di Cernusco sul Naviglio. Si dedicò al calcio, onorandolo. Due squadre soltanto: Atalanta e Juve più la Nazionale con la quale si laureò campione del mondo nell’82. In principio fu mediano. Poi, libero e bello. E creatore di gioco partendo da dietro. Il Franz (Bechenbauer) di casa nostra. Continua a leggere

Se la coppia scoppia

di Adolfo Mollichelli –

 Tempo di Nazionale, tempo di riflessioni. Cartoline dal campionato che ha celebrato le prime due giornate – ci si rivede a metà settembre – tra pomeriggi afosi e serate tarde più o meno stellate. Il calcio è bello perché strano, vale anche il calcio è strano perciò è bello. Sfuggente come l’ex bibitaro che s’atteggia a statista. Ma questa è un’altra storia, e brutta anche. Continua a leggere

Ma l’erba di Roger è sempre più verde

di Adolfo Mollichelli 

Sarà l’età o sarà quel che sarà, insomma avevo deciso di tapparmi in casa – con qualche finestra aperta – per godermi la finale di Wimbledon e sì dare pure uno sguardo alla Formula Uno tra un cambio di campo e l’altro tra Roger e Nole. Soltanto puntatine di curiosità perché tanto già si sa che Hamilton sfreccia sempre lui, che Vettel tozza e tampona – roba da revisione della patente -che Bottas ha due t anche nel nome che altrimenti sarebbe troppo facile, che Leclerc è il giovin rampante che un giorno si farà, che le grigie tedesche hanno più colore delle rosse di fuoco che nascono in un luogo provincia di Marano tant’è che si chiama Maranello. Continua a leggere

Sognare e segnare con le tette…

di Adolfo Mollichelli –

 Viva le donne! Così ti salutava un personaggio doc che conobbi nei miei anni felici vissuti a Positano. Viva le donne! E come fai a non essere d’accordo. ‘A mamma è semp ‘a mamma, e ‘a figlia femmena, e ‘a ‘nnammurata, e ‘a sposa. Viva le donne anche quando decidono di tirare quattro calci ad un pallone: code di cavallo al vento, quei loro sguardi tra l’ammiccante e il torvo, quei loro seni ingabbiati nella maglietta fina perché così viene meglio ‘o stop ‘e pietto, quei loro calcetti a volte isterici e poi un sorry che non si nega a nessuno, quella macarena sculettante ballata a fine match, quel saper parlare davanti ai microfoni facendo a meno dei soliti, ammorbanti stereotipi, quella cultura generale senz’altro superiore alla media dei maschietti bullonati. Continua a leggere

La Signora torna in tuta

di Adolfo Mollichelli

La vecchia signora e l’uomo in tuta si sono detti sì. La tradizione sabauda degli uomini che aspirano vocali prosegue. Da Allegri detto il conte Max a Sarri detto il comandante. Toscanacci difficili, inclini a perdere le staffe con estrema facilità. Sanguigni, il livornese e il figlinese nato a Napoli tra i fumi – un destino – degli altiforni di Bagnoli. Il grande tradimento – secondo i militanti del soviet sarrista – un giorno all’improvviso ma mica tanto in una calda domenica di giugno. Continua a leggere

Quella sua maglietta bianca

di Adolfo Mollichelli

Diego viveva nella sua Baires come in un limbo, sospeso tra un passato di gloria ed un futuro nebuloso e in mezzo un presente di tristezza. Era andato via da Napoli nascondendosi agli sguardi della corte di cui era stato il signore venerato ed osannato, per passione, ma anche per interesse. Una fuga solitaria, come quella di Franceschiello. Lui che era stato l’ultimo re di una città bella e impossibile, il più umano tra gli dei. L’estenuante trattativa per convincere Ferlaino a lasciarlo libero, il ritorno al calcio a Siviglia , un’altra maglia dopo quella azzurra, il calore dell’Andalusia per proiettarsi da protagonista verso il mondiale a stelle e strisce. Un inviato al seguito per raccontare quello che segnò il definitivo distacco di Maradona dalla squadra che aveva condotto alla gloria di scudetti e coppe e dalla città che continuerà ad amare. Era il mese di settembre del 1992. Continua a leggere

Klopp & Sarri, tuta gioia

di Adolfo Mollichelli

E’ stata l’Europa dei BB, del bancario (ex) e del belloccio, di Sarri e di Klopp, dei tecnici in tutta e così sarà contenta pure la classe operaia che una volta andava in paradiso e che ora si dibatte tra le fiamme dell’inferno. L’Europa League al primo, la Champions al secondo. Il quartiere un po’ snob di Londra e la città dei Beatles e dei docks sul tetto del continente pallonaro. La prima finale per don Maurizio. La terza per il tedesco che finalmente ha vinto. Youll’never walke alone e lacrime nell’astronave di nome Wanda ma non c’entra la consorte di Icardi. Continua a leggere

Il ringhio di Gennarì

 di Adolfo Mollichelli

 E’ rimasto il ragazzo di Calabria: generoso, altruista, pulito, perbene. S’è conquistato il soprannome di Ringhio perché ringhiava sull’erba. Da Perugia a Glasgow, sponda Rangers la squadra dei protestanti e dentro la voglia matta di tornare. Lo conobbi con addosso il granata della Salernitana. E da quegli anni, per tanti anni un rivedersi frequente tra campionati e coppe e nazionale. Ha ringhiato per il Milan, per l’Italia e infine per gli svizzerotti del Sion, tanto per dire addio al calcio giocato con una tavoletta di cioccolato tra le mani, come un bambino felice all’ultimo giro di giostra. Continua a leggere