Adolfo Mollichelli

Adolfo Mollichelli

Giornalista. Ha lavorato con il Roma ed il Mattino. Ha seguito, tra l'altro, come inviato speciale cinque Mondiali, altrettanti Europei, nove finali di Campioni-Champions e l'Olimpiade di Sydney

Klopp & Sarri, tuta gioia

di Adolfo Mollichelli

E’ stata l’Europa dei BB, del bancario (ex) e del belloccio, di Sarri e di Klopp, dei tecnici in tutta e così sarà contenta pure la classe operaia che una volta andava in paradiso e che ora si dibatte tra le fiamme dell’inferno. L’Europa League al primo, la Champions al secondo. Il quartiere un po’ snob di Londra e la città dei Beatles e dei docks sul tetto del continente pallonaro. La prima finale per don Maurizio. La terza per il tedesco che finalmente ha vinto. Youll’never walke alone e lacrime nell’astronave di nome Wanda ma non c’entra la consorte di Icardi.

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Jürgen Klopp e Maurizio Sarri

I reds per la sesta volta sul tetto d’Europa. Stroncato con il minimo sforzo il Tottenham di Pochettino che ha pagato debito a Kane (riconoscenza) e ad Alli (masochismo).

Liverpool storia infinita. Non vince la Premier da una vita ma centra due finali champions consecutive e conferma che stare lassù tra le prime quattro del poker delle più belle porta denari e gloria. Basta attrezzarsi.

Vincono i tecnici in tuta che però stanno bene anche in giacca e cravatta e Sarri è sempre il clone di Savastano e Klopp è sempre il tedescone bello e alto che potrebbe andar bene anche a Ballando con le stelle dove ha trionfato il norvegese Lasse che maneggiava la sua ballerina come Thor il martello.

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Mohamed Salah

La finale di Sarri è stata più bella di quella di Klopp. Una mezza lagna sul palco dove recitano di solito i colchoneros di Simeone. Una delle finali Champions tra le più brutte della storia. Aperta dal rigore flash di Salah e chiusa dalla zampata di Origi. In mezzo tanti vorrei ma non posso. Ha influito fors’anche il caldo di Madrid seis meses de infierno y seis meses de invierno.

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Liverpool campione d’Europa

Ha vinto il Liverpool e allora viva Klopp. Ha perduto il Tottenham e Pochettino se l’è meritato. Sarri non c’ha pensato due volte su a lasciare in panca il fido Gonzalo che era tra i più freschi nei giri di campo dell’osanna in quel di Baku. Pochettino, che fu difensore forte e spesso tosto assai, s’è fatto fregare dai sentimenti prima ancora che dai reds: con il convalescente Kane al posto di Llorente, con il mediocre Alli invece di Lucas Moura – l’eversore dei babies olandesi -, entrato in scena troppo tardi. Al cuore non si comanda epperò si finisce spesso in fibrillazione. Finale modesta: errori di misura a josa, tanti lanci lunghi e pedalare, centrocampisti involuti con giocate in tempi sbagliati.

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Kinsey Sue

E poiché non c’è nulla di più bello di una bella partita di calcio e nulla di più noioso di una brutta partita di calcio, alla fine ho maledetto i registi – quelli televisivi, di registi in campo nemmeno l’ombra – che cambiano immediatamente scena e campo quando sul prato vedono sculettare qualcuno. Ora, ditemi, se la bella Kinsey Sue, modella ventiduenne non avrebbe meritato almeno di essere ammirata più a lungo dai salotti di casa. Mai capito tutto questo falso pudore: anche Eva era nuda e fu foglia di fico. E la bionda Kinsey era scosciata sì, ma costumata. Poi, in tv ti fanno vedere e rivedere tutte le stragi possibili ed immaginabili. Un mondo agli sgoccioli quello che boccia la bellezza, anche quella fisica.

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Adolfo Mollichell

Okay, torniamo ai bla-bla-bla sul calcio. L’esigenza, il desiderio di coniugare risultati e bellezza di manovra hanno spinto il giovin Agnelli a virare su Sarri (pare fatto il suo passaggio alla corte di Madama): una rivoluzione copernicana, una scelta che ricorda l’operazione Maifredi, simpaticissimo e fine parlatore che però stava per far retrocedere la Juve, stavolta sul campo. Attenzione: non voglio dire che la madama sarriana sarà un aborto.

Solo che ci vorrà un po’ di tempo per ingranare, passare da tutti indietro appassionatamente e qualche palla lunga per Cristiano Ronaldo alle geometrìe euclidee del fumatore in tuta.

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Agnelli, Higuain e Sarri: strani incroci

Ho visto il suo Chelsea in diverse partite, di sarriano poco o nulla e piuttosto un Hazard, fa tu. Potrò capire – nel caso dell’abbraccio del clone di Savastano alla vecchia signora – lo smarrimento e magari lo scioglimento del soviet sarrista.

Quello che non capirò mai è l’azzuffarsi, anche sui social, in nome di presunti tradimenti. La maglia che si bacia è pregna di sudore acido. Poi, gira il vento e soffia e ti sospinge laddove c’è profumo dei soldi.

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