di Ottorino Gurgo –
Che Matteo Salvini sia il vincitore elle recenti elezioni europee è fuor di dubbio e certamente sarà lui a condurre la danza nel prossimo futuro della politica italiana.Vorremmo tuttavia ricordare al leader leghista un antico proverbio (viene fatto risalire addirittura al Seicento) secondo il quale “chi troppo in alto sal cade sovente precipitevolissimevolmente”). Non vorremmo recitare il ruolo dei guastafeste o, peggio, dei menagrami. Il monito, tuttavia, fa venire i brividi ai militanti leghisti e, a quel che si sussurra, allo stesso Salvini. Non ci si può non domandare, infatti, se Salvini sarà in grado di gestire con saggezza il successo conseguito.
C’è un noto gioco di carte – il “sette e mezzo” – che è tra i giochi di carte più facili dato che anche i bambini se ne dilettano, specie nell’attesa dell’anno nuovo, ma, per vincere in questo gioco, è necessario non “sballare”, vale a dire non sorpassare la fatidica soglia di sette punti e mezzo.
Il rischio che Salvini corre è proprio questo: sballare, stancare gli italiani, portandoli, con la sua invadenza, con la sua spasmodica ricerca di protagonismo, con la sua bulimia di potere che lo porta a cercare di occupare tutti gli spazi, ad una crisi di rigetto nei suoi confronti e in quelli del suo partito.
È nota, poi, la storia del “marziano a Roma”, frutto della fantasia di Ennio Flaiano. Atterrato con la sua astronave nella capitale, il marziano suscita immediatamente l’attenzione della cittadinanza. Tutti vogliono vederlo, incontrarlo, conoscerlo; persino il Papa lo riceve in udienza. Ma il suo invadente presenzialismo finisce con lo stancare la gente che prende ad ignorarlo, ad esserne infastidita.
Così ora il petulante protagonismo salviniano potrebbe venire a noia prima del previsto. Forse il leader leghista, anziché lasciarsi prendere da quel delirio di onnipotenza che lo ha, recentemente, portato ad attaccare l’Onu e il Papa, farebbe bene a non dimenticare che il nostro paese è stato governato per quasi un cinquantennio da un partito, la Democrazia cristiana, che dovette la sua longevità politica anche alla capacità di garantire agli italiani tranquillità, tolleranza, rispetto della libertà altrui, tutte doti che non appartengono al Dna salviniano e che, invece, alla lunga, gli italiani finiscono con l’apprezzare mentre viene meno, proprio come per il marziano di Flaiano, l’iniziale attrattiva per l’esuberante e a volte macchiettistico bullismo, di chi troppo si agita.
La novità che Salvini intende rappresentare può, dunque, finire con lo stancare, con il divenire stucchevole. Recita un vecchio proverbio che “il troppo stroppia”, vale a dire che tutto ciò che è eccessivo è sempre negativo e finisce con il rivelarsi controproducente. Sarà bene che Salvini, con il quale non ci si può non complimentare per lo straordinario successo ottenuto, lo tenga presente.









