Quella bugia di Palestinapoli

di Gerardo Verolino

Ma Napoli è una città filopalestinese? A giudicare dalle tante iniziative a favore della causa palestinese messe in campo dal suo sindaco, questo, sembrerebbe a prima vista un dato incontestabile. Per come agisce. per l’eco mediatica che ne viene data, per il clamore che certe prese di posizione suscitano ogni volta, sembra che la città di Napoli si muova in un sol uomo col suo sindaco,  Luigi de Magistris, e che condivida tutte le sue prese di posizione a favore di Abu Mazen e soci. Addirittura Napoli, durante i suoi otto anni di governo, sembra quasi una succursale di Ramallah e Palazzo San Giacomo la sede distaccata di Al Fatah.

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Convegno su Gerusalemme Al-Quds Acharif come patrimonio comune dell’umanità

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Di gesti eclatanti a favore dei palestinesi da parte del sindaco ce ne sono stati tanti. Dall’assegnare la cittadinanza onoraria ad Abu Mazen (per poi contro riceverla a sua volta da parte palestinese), all’armare le varie flottiglie dirette a Gaza passate per il porto cittadino, al chiedere ripetutamente il cessate il fuoco e l’embargo militare di Israele per le vittime palestinesi cadute a causa della legittima reazione militare, al concedere sale per convegni pro-pal e a dare libero sfogo di esprimere la sua arte (politica) su tutti i muri cittadini ad un writer che, indossa, platealmente, appunto perché si sappia da che parte sta, la maglietta coi colori della bandiera palestinese.

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Tutte iniziative esaltate dal sindaco attraverso i media. Dunque, per come agisce sembra che il sindaco terzomondista parli a nome, quantomeno, di buona parte della città che dovrebbe condividere il suo, pur discutibile e parziale, modo di fare.

Ed invece. Ed invece vediamo meglio come stanno le cose. Negli ultimi tempi,  ad esempio, nel Febbraio scorso, il Comune di Napoli offre l’Antisala dei Baroni del Maschio Angioino, per un convegno, che è tutto un programma “Pratiche israeliane nei confronti del popolo palestinese e questioni dell’apartheid” nel quale, il Presidente del’Assemblea, Sandro Fucito, filopalestinese, avrebbe dovuto illustrare l’ordine del giorno del Consiglio per chiedere l’embargo militare di Israele.

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Luigi De Magistris

 

Chi scrive, si presenta per assistere al dibattito, trovando sul posto, due, tre persone che sembravano interessate alla cosa, per poi scoprire che il convegno non si farà. I custodi non sanno neppure che ci sia tale dibattito. Alla fine, da una portineria secondaria dove veniamo inviati, una gentile signora, ci riferisce che, forse, è posticipato alla prossima settimana. Effettivamente, una settimana dopo, finalmente, il convegno, da cui sembrava dovessero scaturire iniziative eclatanti tali da mettere in ginocchio Israele, si tiene. Poi ti accorgi che, nella sala, il numero dei relatori appare, all’incirca pari a quello degli spettatori presenti.

E ti chiedi dove sia la mobilitazione popolare di fronte ad un convegno così altisonante, strombazzato sulla stampa e che avrebbe dovuto assumere posizioni capitali contro Israele. Sempre a chi scrive capita di girare per la città e soffermarsi ogni tanto alla vista di gazebo improvvisati con in bella vista bandiere palestinesi. Ma sotto i gazebo vedi, due o tre volenterosi attivisti, che, in completa solitudine, urlano dai megafoni frasi di propaganda contro Israele mentre la gente passa distratta, in verità, molto poco interessata alla faccenda.

Le cose vanno meglio per i pro-pal di Mergellina riguardo ad un convegno organizzato da Dema, il partito del sindaco de Magistris, su “Gerusalemme/Al Quds Acharif come patrimonio comune dell’umanità” (manca, non a caso, il nome ebraico della città Yerusalem) dove qualche anima pia  ad assistere al dibattito c’era.

Mohammad Hannou

Un dibattito assolutamente partigiano dove hanno parlato il Presidente dell’Associazione Palestina in Italia, Mohammad Hannou, il presidente della comunità campana, Shafik Kurtam, alcuni professori che inneggiano al boicottaggio contro Israele e il solito Moni Ovadia che, sfrontatamente, ha proposto Napoli, una città che sembra un Far-West, come “città della Pace internazionale”.

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Ma il culmine del ridicolo e che dimostra il totale disinteresse della comunità napoletana alla causa palestinese lo si è avuto con la “Camminata sportiva per Gaza”, una sorta di Marcia-maratona del Ritorno in salsa partenopea a cui il Comune di Napoli aveva dato il patrocinio morale.

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Ebbene, nonostante il video di propaganda che circolava in città per promuovere la maratona, nonostante il tam-tam via social degli attivisti, nonostante la bella giornata di Sole, il giorno stabilito per la corsa, domenica 19 Maggio, si sono ritrovati in strada una ventina di intrepidi marciatori (gli organizzatori?) ai quali si è aggiunto, per rimpinguare la truppa, anche un simpatico pulcinella con la kefiah, al secolo il maestro del teatro delle guarattelle, Bruno Leone.

Insomma, al netto della martellante propaganda del suo incendiario e bizzarro sindaco che sembra parlare per nome e per conto di tutta o buona parte della popolazione, Napoli, sembra completamente disinteressata alla questione arabo-israeliana. Forse il sindaco farebbe meglio, quando si intrattiene con i dignitari palestinesi, a parlare per conto e per nome suo e dei suoi cari. Lasciando fuori la città.

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