di Adolfo Mollichelli
Pensieri sparsi sulle scelte definitive di Prandelli per il mondiale brasiliano oramai alle porte. Mai come questa volta, le due amichevoli che gli azzurri affronteranno – con il Lussemburgo a Perugia e con la Fluminense a Volta Redonda – serviranno per testare la nuova Italia.
Le polemiche Continueranno. Siamo un Paese di guelfi e ghibellini, di contradaioli, di nordisti e sudisti. I media si schierano da sempre per questo o quel giocatore. I giornali a vocazione romana parteggeranno per l’azzurro romanista o laziale. Quelli che hanno il bacino d’utenza campano per il napoletano. E così via. Un derby infinito. Al primo gol sbagliato in Brasile, sentiremo e leggeremo tiritere del tipo: se ci fosse stato Destro, se quel pallone l’avesse toccato Rossi! Le pagelle? Un voto in più a seconda della
sfera geografica d’appartenenza. E poi, c’è da mettere in conto il “gusto” di ciascun inviato.
Permettetemi una divagazione personale. Ho combattuto anch’io “battaglie”di campanile. Ma sempre nei limiti della decenza calcistica. E, soprattutto, per ritorsione, dopo una provocazione. Come quando un collega di Repubblica, ben spalleggiato peraltro, bollò la scelta di far giocare Fabio Cannavaro su un centravanti di quasi due metri (in un Norvegia-Italia). “Il tappetto non la prenderà mai”, fu la sentenza. “Vedremo!” Fu la mia risposta. Fine partita.
Prestazione super di Fabio. Chiesi ai colleghi contras, quale voto avrebbero dato a Cannavaro. “Nove!” mi risposero, guardandomi con meraviglia, come a voler dire: ma che domanda! Fu quella l’unica volta che assegnai un 10! e detti a Fabio anche la lode, se l’era meritata.
Una battaglia fissa, eterna l’ho combattuta per Roby Baggio per il quale ho sempre nutrito uno sviscerato amore calcistico. L’ho combattuta in particolare contro un collega del Tempo che era un fervente sostenitore di Mancini. Durante i mondiali americani, sostenni Baggio contro tutto e contro tutti, soprattutto quando il Divin Codino stentava. Poi, Roby condusse l’Italia di Sacchi fino alla finale col Brasile, perduta ai rigori. Sbagliarono dal dischetto Baresi e Baggio, entrambi reduci da infortuni.
Le scelte L’infortunio di Montolivo pesa come un macigno. Il milanista era uno dei cardini del gioco. Per dedizione, per intelligenza tattica, perché sa essere l’uomo in più nelle varie zone del campo. Aquilani è decisamente un ripiego. Parolo invece potrebbe essere una piacevole sorpresa. In difesa, avrei preferito Ranocchia a Paletta che negli spazi larghi si perde. In attacco, credo che l’entusiasmo di Immobile e di Insigne possa tornare parecchio utile. Non per spirito di campanile. Due parole su Insigne. Avevo pronosticato che sarebbe andato in Brasile. Perché Lorenzo è quel che si definisce un “bel giocatore”. Tecnica ne ha da vendere, sa superare l’avversario anche da fermo, deve credere di più in se stesso, deve togliersi dalla mente l’ordine: dalla a Cavani… Capito?
L’esperienza L’asse portante dell’Italia è costituita da Buffon (139 presenze), Pirlo (108) e De Rossi (94). Buffon giocherà il suo quinto mondiale. Come il tedesco Mattheus ed il messicano Carbajal. Un traguardo prestigioso. Non sono certamente dei novizi: Chiellini (67), Barzagli (47) e Marchisio (43).
Il modulo Credo che Prandelli abbia in testa uno schieramento che sa di Spagna, sponda Barcellona. Con esterni che sanno avanzare e
crossare (ok Darmian, un po’ meno De Sciglio, Abate mi piace di
più). Con un centrocampo manovriero e propositivo: Verratti potrebbe essere una dolce sorpresa. Con un attacco con un solo punto di riferimento: Balotelli o Immobile. E un fantasista doc come Cassano.











