Adolfo Mollichelli

Adolfo Mollichelli

Giornalista. Ha lavorato con il Roma ed il Mattino. Ha seguito, tra l'altro, come inviato speciale cinque Mondiali, altrettanti Europei, nove finali di Campioni-Champions e l'Olimpiade di Sydney

Loew meglio della Merkel

 di Adolfo Mollichelli

Alfabeta mondiale. Tutto il torneo brasiliano dalla A alla zeta. Campioni e bidoni. Gioie e delusioni. Soldi e affari. Arbitri e bombolette. E la Germania su tutti.

A come Amarezza : per la figuraccia fatta dall’Italia uscita di scena nella fase a gironi, come quattro anni fa in Sudafrica. Vittoria illusoria contro l’Inghilterra. Sconfitte brucianti con Costa Rica e Uruguay. Due gol fatti, Marchisio e Balotelli, tre subiti. Squadra nata male. Scelte sbagliate sin dalle convocazioni e tagli inconcepibili. E poi, dimissioni e fughe. Il nostro calcio allo sbando. E intanto, preme il nuovo. Cioè, il vecchio. Si deve avere il coraggio di investire sui vivai. Con limitazioni dei babies stranieri. E ripartire, per il bene della Nazionale, dai giovani. Oltre a Verratti, Cerci, Immobile ed Insigne, già affermati, ce ne sono altri che meritano di essere presi in considerazione: Berardi, GabbiadiniFlorenzi, Bonaventura, Zaza.

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Fred, un mondiale inguardabile

B come Brazil : nessuna delusione per la verdeoro. Avevo previsto il flop. Scolari ct in confusione. Forse dopo aver vinto a Yokohama, sì c’era lui alla guida del Brasile che si laureò pentacampeon contro la Germania, ha creduto di essere onnipotente. E di poter vincere il mondiale in casa con Fred centravanti. Con Ficarra Marcelo sulla fascia sinistra. Con Luis Gustavo, sosia di Sam Davis, a centrocampo. Con Bernard (nome da maggiordomo) quale alter ego di Neymar. Con il terribile Hulk dalle chiappe possenti. Con una banda di atleti di Cristo che il redentore ha disconosciuto. Il calcio brasiliano torna all’anno zero. Sta messo peggio di noi. Chissà che cosa resterà delle cattedrali del futebol messe su con la certezza di “non poter non vincere” il mondiale in casa, il secondo dopo quello del 1950. Allora fu Maracanazo, per la disperazione. Stavolta, incredulità e rassegnazione. Piangono le ragazze d’Ipanema e i meninos da rua. La fonte della loro gioia s’è inaridita. E resteranno sulle colline le favelas, monumenti al dolore. E tornerà la rabbia sociale. E sarà più libera di esplodere. E meno controllata.
Perché gli occhi del mondo, a mondiale finito, vedranno con occhio stanco il Paese Continente che possiede immense ricchezze e sbandiera insopportabili diseguaglianze e miserie come depliants turistici. Gli stadi di Curitiba, Natal e Manaus, costruiti per l’evento, saranno adattati a centri commerciali, forse.

Joel Nathaniel Campbell

Joel Nathaniel Campbell

C come Costarica: autentica sorpresa. Inclusa nel girone con tre nazionali campioni del mondo (Italia, 4 titoli, Uruguay 2, Inghilterra 1), s’è qualificata al primo posto, imbattuta. E’ uscita ai quarti, battuta dall’Olanda soltanto ai rigori. Esempio classico di squadra perfetta nella sua umiltà. Ha attuato una fase difensiva tatticamente evoluta, pronta a sviluppare attacchi micidiali corali. Non più di tre i calciatori di livello: Campbell, Ruiz, Borges. Ma gli altri 8, li avesse avuti l’Italia!

D come Deutcheland : meritatamente campione, la Germania raggiunge l’Italia con quattro titoli. Squadra nata e impostata per vincere. Degna erede della Spagna. Squadra giovane e con un futuro assicurato. Un movimento calcistico all’avanguardia. In Bundesliga giocano il sessanta per cento di giocatori di nazionalità tedesca, compresi gli assimilati. Sono ripartiti dalla delusione, ma senza drammi, del mondiale perduto in casa nel 2006, quello in cui trionfò l’Italia di Lippi.

E come Estetica : i dribbling in corsa ed il tocco di palla di Robben, autentico fuoriclasse moderno. Ora è lui l’olandese volante. Qualche sceneggiata in meno è però raccomandabile.
F come Fortuna : quella che ha aiutato il Brasile contro il Cile, quel palo di Pinilla grida ancora vedetta. I brasiliani avrebbero evitato la legnata presa dalla Mannschaft.

G come Gol : ne sono stati segnati tanti, più che nel mondiale sudafricano, in particolare nella fase a gironi. Ne ha beneficiato lo spettacolo. Tra i più belli, quello dell’australiano Cahill (all’Olanda), dell’olandese Van Persie (alla Spagna), del colombiano James Rodriguez (all’Uruguay), di Goetze (all’Argentina).

Gonzalo Higuaín

Gonzalo Higuaín, torneo deludente

H come Higuain : il centravanti del Napoli da possibile eroe argentino a comparsa. Una sola rete, pesante, al Belgio. Un errore incredibile in
finale con la Germania, quando solo davanti a Neuer non è riuscito ad inquadrare la porta. Fatale come l’errore che commetterà Palacio. Era scritto, forse.
I come Isteria : cioè il pianto dei tifosi delle Nazionali perdenti. Capisco i bambini, non le lacrime degli adulti. Ma a volte dimentico che il calcio è passione. Saranno gli anni, chissà.

FBL-EURO-2012-GER

Joachim Löw, non ha sbagliato una mossa

L come Loew : il ct della Germania era il secondo di Klinsmann quando i crucchi le presero in casa dall’Italia nella semifinale (2006) di Dortmund. Sembrava destinato ad un ruolo di comparsa, invece si sta imponendo tra i migliori ct della storia del calcio tedesco. Sembra un manichino dei grandi magazzini. Troppo spesso con le dita nel naso…
M come Messi : quattro gol e due assist. Ma la Pulga non è più lui.
Introverso e scarrozzato per il mondo perché gli sponsor pagano e pretendono, è come se si fosse preso un periodo sabbatico, chiedendosi: ma chi sono veramente?
N come Numeri : 8,6 miliardi il totale delle spese per organizzare il mondiale. 46 le opere rimaste incomplete, ne sono state realizzate solo 44 su 90. Lo stadio di Brasilia, il Mane’ Garrincha, è costato 467 milioni. Investiti nelle infrastrutture 7,4 miliardi. La città che ha ricevuto più finanziamenti è stata San Paolo: 1,5 miliardi. Secondo i calcoli degli esperti, il mondiale è stato un flop per l’economia del Brasile, il più caro della storia. Con una spesa complessiva di 11.754 milioni di dollari, quasi il doppio rispetto alla stima iniziale di 6 miliardi di dollari, in larga parte a carico dei contribuenti. La banca svizzera Ubs prevede conseguenze per la produzione industriale, per la bilancia dei pagamenti e per l’inflazione. Chi ci ha guadagnato? FifaI e sponsor, come sempre.
O come Ossessione : quella per tutto il Brasile di dover vincere il mondiale in casa dopo il Maracanazo del 1950 contro l’Uruguay. Ossessione inutile per il Brasile più inguardabile della storia.

Manuel Neuer

Manuel Neuer

P come Portieri : sono stati protagonisti, non c’è dubbio. A cominciare da Neuer, ma era scontato. Gli altri: il cileno Bravo, acquistato dal Barcellona. Il messicano Ochoa, potrebbe andare all’Atletico Madrid, al mondiale era andato da disoccupato! Il costaricano Navas: dal Levate al Bayern, secondo di Neuer. Il colombiano Ospina, potrebbe finire al Monaco. L’argentino Romero, in prestito al Monaco, tornerà alla Sampdoria. Quando le parate
rendono!
Q come Quesito : ma i telecronisti, in generale tutti quelli che s’innamorano della propria immagine (chi compare in video viene assimilato ad un dio e non ho mai capito il perché) si rendono conto che ci vorrebbe senso della misura? Scusatemi: viva la carta stampata!

james Rodriguez

James Rodriguez, la stella del mondiale

R come Rodriguez : cioè James, la stella della Colombia, autentico “dieci” del mondiale. Ventidue anni e già maturo, in campo e fuori. Pulito anche nel look, non ha bisogno di capelli crestati per farsi notare. Gli basta la sua classe immensa e cristallina. Ha segnato 6 gol e s’è piazzato primo nella classifica dei bomber nonostante l’uscita di scena ai quarti contro il Brasile. La rete all’Uruguay, stop di petto e cannonata sotto la traversa nonostante fosse attorniato da ben sei avversari, resta la più bella in assoluto della competizione brasiliana. Il suo pianto dopo la sconfitta col Brasile resta una delle immagini più toccanti. Gioca nel Monaco, in Francia, fino a quando? Quasi certamente passerà al Real Madrid.
S come Spray : le bombolette usate dagli arbitri per marcare la distanza esatta (9 metri e 15 centimetri) che deve intercorrere tra il luogo di battuta e la barriera nei calci di punizione. Due spruzzatine miracolose. I giocatori hanno rispettato quel limite come se davanti a loro ci fosse stato un muro. Un’idea semplice ma efficace. Nel campionato brasiliano in uso da qualche anno. Sarebbe un bene se la novità fosse estesa nei campionati e nelle coppe europee. Si guadagnerebbe in tempi di gioco e si eviterebbero noiose manfrine. E non fa niente che gli arbitri – tra auricolare, radiolina e bomboletta – assomigliano sempre più a dei marines.
T come Tormentone : la canzone argentina, autentico sfottò nei confronti dei rivali brasiliani, cantata a squarciagola da Maradona all’ultimo tifoso dell’Albiceleste. Il testo: “Brasil, decime que se siente tener en casa a tu papà. Te juro que aunque pasen los anos, nunca nos vamos a olvidar. Que el Diego te gambeteo’ que Canni te vacuno’, que estas llorando desde Italia hasta hoy. A Messi lo vas a veer, la Copa nos va a traer, Maradona es mas grande que Pelé”. Traduzione: “Brasile, dimmi che cosa si prova ad avere in casa tuo padre (un modo per dire: sottomesso ad una figura preponderante, cioè l’Argentina). Ti giuro, anche passano gli anni, giammai dimentichiamo che Diego ti sgambettò, che Caniggia ti vaccinò, che stai piangendo dai tempi dell’Italia fino ad oggi. Vai a vedere Messi, noi la coppa ci prenderemo, Maradona è più grande di Pelé“. Per poco non è andata così!
U come Umiltà: quella dimostrata dall’Algeria, altra rivelazione, insieme con la Costa Rica. La migliore tra le squadre africane, ha fatto tremare la Germania, quanto dire. E messo in mostra Slimani, attaccante di valore assoluto.
V come Van Gaal: la sua Olanda non è stata bella, ma terribilmente efficace. E poi s’è inventato la mossa Krul, un portiere pippone, ma bravo a parare rigori. Determinante nell’eliminazione della Costa Rica nei quarti.
Z come Zuniga: crocifisso per il fallo su Neymar. Un intervento
decisamente scomposto, ma non intenzionale. Almeno, così m’è parso.

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