di Adolfo Mollichelli
Il quesito più usurato nel mondo del calcio è chi sia stato il più grande tra Pelé e Maradona. Per gli argentini e per i napoletani, tifosi e non, il dubbio neanche si pone. Roba da rasentare la blasfemia. Del resto Pelé era stato già giudicato e insieme con Didì e Vavà, tutti e tre altro non erano che la “guallera” di Cané.
Gli argentini riversatisi in massa in Brasile per seguire l’Albiceleste sono stati protagonisti di memorabili risse con i tifosi verdeoro, perché li hanno presi in giro al coro di Maradona es mejor que Pelé e i brasiliani si sono risentiti. In nome di una rivalità acerrima.
Mentre il mondiale palpitava, a Rio, Brasilia, Belo Horizonte, Manaus, Natal, Salvador, Curitiba, Cuiaba, Porto Alegre, San Paolo, Fortaleza e Recife, a Napoli si discuteva, o meglio, si aveva una certezza assoluta: Messi non sarà mai come Maradona. Punto e basta.
Dopo la finale perduta con la Germania, la speranza svanita che la Pulga potesse far rivivere il Pibe s’è tramutata in delusione profonda. Poi, in rabbia. Infine, in odio (sportivo, s’intende). Tra frasi, più o meno colorite, pesantucce e slabbrate il verdetto è stato definitivo. Una volta per tutte, “nun ve permittite chiu’ ‘e dicere chi è meglio tra Maradona e Messi! Basta con questa bestemmia!”
Ora una premessa è d’obbligo. Avendo visto (ahimè gli anni!) tutti i migliori giocatori del mondo dal Cinquanta ad oggi, ed avendo mangiato pane e pallone da appassionato e da inviato, mi sono rafforzato in una convinzione: non è semplice stilare una graduatoria dei fuoriclasse, ognuno figlio ed espressione di un’epoca diversa.
In ordine di tempo, i fuoriclasse della mia vita: Pelé, Garrincha, Di Stefano, Sivori, Cruijff, Maradona, Messi. Fuoriclasse, cioè fuori dal normale. In grado di caratterizzare un’epoca e meritevoli di essere ricordati per sempre. Una breve disamina. Pelé: destro, sinistro, colpo di testa, tecnica sublime, fantasia.
Garrincha: finta micidiale, corsa e tiro, aveva una gamba più corta dell’altra. Di Stefano: genio assoluto, veloce, tiro, sagacia tattica, era dovunque. Sivori: sinistro magico, dribbling irridente, fu l’inventore del tunnel. Cruijff: come Di Stefano, espressione del calcio totale, tecnica eccelsa, tiro fiondante.
Ed ora, eccoci ai due “diez” più vicino a noi: Maradona e Messi. Immensi. Maradona romantico e bohémien. Messi moderno, come un flipper. Diego, genio e sregolatezza. Leo, scientifico e chirurgico. Il Pibe nato torello. La Pulga, venuta su in laboratorio, come Peter Pan si rifiutava di crescere. Maradona nato jefe. Messi no. Diego vincente. Messi anche. Il Pibe trascinatore ineguagliabile. Messi solo grande trascinatore.
Dicono: Maradona vinceva da solo. Anche Messi ne è stato capace.
Dicono: ma Diego ha vinto con mediocri accanto, vero solo in parte. E Leo ha avuto tutto il Barcellona ai suoi piedi, e non è vero: ha vinto insieme ai suoi compagni di cantera.
Maradona stella cometa. Se decideva di vincere da solo, lo faceva. Il suo gol all’Inghilterra, partendo dalla propria area, sei difensori saltati, portiere messo a sedere dopo cambio piede, rimarrà il “barrilete” cosmico, invenzione poetica di Victor Hugo Morales. Un gol simile, quasi identico, lo fece Messi. Dicono: ma contro il Levante! Intanto, poesie così vanno scritte e non si discutono. Forse, Diego più per gli altri e poi per se stesso. Il contrario per Leo, forse. Chi dei due ha vinto di più? Che domanda: ma Messi! Però Maradona ha vinto un mondiale, quasi da solo e un altro l’ha sfiorato. Contro i tedeschi, sempre loro e Messi niente.
E i gol? Ne ha segnati già tanti di più la Pulce e tanti altri ancora ne farà. D’accordo, ma ogni gol di Diego fu una magia, sempre diversa. E quelli di Leo quasi tutti in fotocopia. E il Pibe a tutto campo. E la Pulga solo nella metà campo avversaria. E Diego ha sofferto ed ha gettato via anni d’oro. E Messi sta soffrendo ora, qualcosa deve essergli successo dentro se vomita come impossessato da un demone nascosto nei meandri dell’anima.
Di Leo ricorderemo il numero stratosferico di reti che avrà segnato, i tanti titoli vinti, individuali e collettivi e il soprannome Pulga.
Diego sarà storia e fascino assoluto per sempre. Il più umano degli Dei. Come l’ha definito Eduardo Galeano.












