di Ottorino Gurgo
La nostra classe politica è abituata al bluff. Spaccia competenze che non ha, vanta risultati mai ottenuti, diffonde promesse che sa di non poter mantenere.
Ma vi sono momenti ed eventi nei quali bluffare non è consentito. E lo dimostra, in modo inequivocabile, quel che sta accadendo, e in larga parte è già accaduto, tra le forze politiche impegnate in Parlamento nella riforma della Carta costituzionale.
La Costituzione di un paese è una cosa importante e, se ci si impegna a riformarla, come è giusto che sia dopo poco meno di settant’anni, bisogna farlo con la massima attenzione e con la massima serietà. Non siamo, infatti, in presenza di una di quelle leggine (tante, troppe) che il nostro Parlamento sforna con grande frequenza alimentando un’intollerabile giungla legislativa e il cui scopo ultimo è quello di favorire gli interessi di questa o di quella parte e dei loro “clienti”. La Costituzione è un’altra cosa: è il documento nel quale sono fissate le regole fondamentali della nostra convivenza civile.
Ebbene, nell’osservare il modo in cui le forze politiche, tutte le forze politiche, di maggioranza come di opposizione, si sono accinte alla riforma, dobbiamo confessare di aver sperato che, per quanto necessaria, di questa riforma, non se ne facesse più nulla.
A suo tempo, la Carta fu, nell’assemblea costituente, il frutto di un dialogo intenso, di un confronto serrato, di studi approfonditi, di ricerche e di analisi in cui furono coinvolti uomini politici di straordinario livello, capaci di volare alto e di accantonare ogni spirito di fazione. Tutte virtù, queste, riconosciamolo con franchezza, che sono totalmente mancate ad una classe politica di livello estremamente mediocre che, incapace di valutare l’entità della posta in gioco, ha continuato a perdersi in risse, dispute strumentali, manovrette modeste, tipiche di quella che Petro Nenni definiva “la politique politicienne”, la politica politicante.
Non v’è alcuno, in questa commedia del teatrino della politica che meriti di essere assolto, cosicché sembra di assistere ad una sorta di pantomina del teatro burlesco. Non può essere assolto il presidente del Consiglio, impegnato in una esibizione muscolare che, in tutta franchezza, è più da “bullo di periferia” che da uomo di Stato. Non può essere assolta l’opposizione che fa ricorso ad un Aventino che, per quanto certamente più dannoso che utile, ebbe tuttavia, durante il periodo fascista, una sua nobiltà e che ora si svilisce in una parodia di quart’ordine.
E’ davvero troppo, visto il motivo del contendere, chiedere a tutti questi signori, un sussulto di dignità ?










