di Gianpaolo Santoro
Settecento, novecento. Chissà. Ma a questo punto che importa? Bambini, donne, intrappolati come topi. Sognavano la felicità, cercavano un futuro ammucchiati nella stiva, là dove stanno i disperati dei disperati, accucciati uno addosso all’altro, i figlioletti in braccio alle mamme e l’odore di nafta forte, intenso che accompagnava questo maledetto viaggio per l’inferno. Eccoli ora in mare, ecco il cimitero Mediterraneo.
Il peggior disastro umano del nostro mare. Un’ecatombe. Orrore, dolore, rabbia. Quarant’anni dopo, riecco i fantasmi dei boat people dalla faccia scura, l’esodo di massa di popoli sofferenti. Dal Vietnam all’Africa, un lungo brivido di sangue e di paura.
Mai più, Mai più… Quanto volte abbiamo sentito invocare questo grido, questa lacerante preghiera, quante volte l’Europa dei trattati si è interrogata, promettendo di dare presto, al più presto una risposta a questo interrogativo di morte e di dolore? Tante volte, troppe volte. Sono quasi venticinquemila le vittime dal 2001 ad oggi: e di certo nessuno può pensare che non ce ne siano più. Mare Nostrum, Triton, paraventi delle coscienze.
Euroipocrisia. Bugie. E cos’altro se no? Il fallimento di un umanitarismo legalista, il modo migliore per chiudere gli occhi.
Non gliene frega niente a nessuno. Da questa parte e dall’altra parte dell’Oceano. Quando alla Casa Bianca Renzi ha accennato del Mediterraneo e della Libia l’afroamericano, ormai ex presidente degli Stati Uniti, Barak Obama si è limitato ad osservare che è una “zona a rischio” e che “ certo gli Stai Uniti in coordinamento con l’Ue affronteranno la crisi ma che, attenzione, non è un problema che si risolve con droni e attacchi militari.” Capito? Fin troppo chiaro. Meglio non mettere mano, vada come vada.
E fra noi, qui in Europa? Rabbia, frustrazione, impotenza. Ma anche indifferenza, egoismo, nazionalismo. Perché è inutile affogare in un mare di sdegno e di parole, contano i fatti. Ed i fatti sono che il portavoce del ministro degli interni della Commissione Ue Dimitris Avramoupoulos (che starebbe mettendo un piano in 10 punti per affrontare l’emergenza immigrazione ) si è affrettato a ribadire dopo l’ennesima mattanza che “non ci sono né i finanziamenti né il consenso politico per creare un sistema di guardia di frontiera europea”.
La Commissione Ue ha fatto quello che doveva fare, ha versato i fondi resi disponibili dal bilancio (dunque dai governi che lo scorso anno lo hanno tagliato) e sostenuto la cooperazione con l’Italia e gli altri paesi frontalieri in prima linea. Non basta? Non si può far nulla di più, ci vorrebbe l’accordo di tutti. E i ventotto non sono d’accordo. Avanti un altro.
L’immigrazione non è una politica comune europea. Il peccato è originale. Uno fra i tanti di questa Europa unita soltanto nella moneta e disunita in tutto il resto, senza un esercito, senza una politica estera, senza un sogno comune. Le frontiere dell’Unione dovrebbero essere un problema comune e non più nazionale e andrebbero gestite, protette, difese e garantite con fondi comunitari a Lampedusa come a Berlino. Gli accordi di Dublino non reggono più, che cos’altro deve succedere? Il principio secondo il quale chi raccoglie i disperati in mare deve tenerseli, non ha alcun senso. L’immigrazione dovrebbe avere regole precise, che tutti dovrebbero realmente rispettare.
Cose dette e ridette. Ma non fa mai niente. Un immobilismo che si traduce chiaramente con la volontà di non toccare niente, di lasciare tutto com’è. Il Mediterraneo trasformatosi in mar Morto non sporca la coscienza di nessuno. Quando c’era da far fuori Gheddafi non s’è tentennato neanche un po’ la Francia un sabato sera fece decollare i suoi Mirage e cominciò a bombardare Bengasi. Poi vennero i Tomahawk lanciati dalle navi statunitensi e inglesi. E soltanto sette giorni preso corpo l’operazione Unified Protector a guida Nato. Chi mi ama mi segua. Ma i boat people africani non li ama nessuno.
Da noi dalla polemica dei gufi si è passati a quella degli sciacalli, però poi tutti, più o meno, chiedono o sussurrano il blocco navale. Renzi da parte sua dichiara guerra agli scafisti. “L’Italia non può consentire che si faccia commercio di vite umane. Noi li andremo a prendere, li prenderemo”. Per giovedì è stato fissato un consiglio straordinario dell’Unione europea.












