Adolfo Mollichelli

Adolfo Mollichelli

Giornalista. Ha lavorato con il Roma ed il Mattino. Ha seguito, tra l'altro, come inviato speciale cinque Mondiali, altrettanti Europei, nove finali di Campioni-Champions e l'Olimpiade di Sydney

Il calcio impazzito
I cretini del tifo

di Adolfo Mollichelli

Ancora nove giornate e il campionato andrà in soffitta. Scudetto alla Juve anche se manca ancora la certezza aritmetica. Resta viva la lotta per entrare in Europa tra almeno cinque squadre. E intriga il duello per la permanenza nella massima serie tra il redivivo Cesena e l’Atalanta divise da quattro punti soltanto. Il Cagliari non appare in grado di sprintare, il Parma è in B da tempo.

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Ci sarebbe di che divertirsi a parlare di calcio giocato, ma siamo in Italia e allora tengono banco rancori, invidie, incompetenze, pressapochismi, parole vuote. E infamie. Come definire altrimenti gli striscioni esposti all’Olimpico contro Antonella Leardi, la madre di Ciro Esposito? L’oltraggio al dolore è quanto di più crudele possa essere pensato, e scritto.

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Siamo in piena barbarie, accerchiati da portatori insani, malati, di inciviltà e incultura. L’orrore e il terrore corrono sul web. In nome di una guerra santa (santa?). E sì, abbiamo gli Jjhadisti del tifo. Ma fingiamo di non vederli, di non conoscerli. Spesso vengono definiti minoranze che nulla hanno a che vedere con il calcio. E qui mi viene da sorridere. Amaramente. Perché nulla è stato mai tentato per stemperare prima le violenze dialettiche, poi quelle fisiche. La colpa è anche dei media. Per qualche copia in più si  nascondono le malefatte (eufemismo) dei tifosi appartenenti alla propria sfera di influenza editoriale. Così, l’assalto agli avversari la chiamiamo trappola. L’accoltellamento diventa spuncicata.

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Ci siamo inventate perfino le telecronache “tifose”, gli ultras del microfono. Contribuendo a dilatare il concetto che l’avversario è un nemico. E se c’è un nemico, allora vuol dire che si è in guerra. E allora, à la guerre comme à la guerre. Tutto conseguenziale, no? Vi è mai capitato di ascoltare un fuori onda di uno qualsiasi dei canali televisivi dedicati alla squadra madre? Roba da ridere, e da piangere. Chi non è con me (non tifa per la mia squadra) è contro di me. L’episodio a favore, che sia frutto di un errore arbitrale o del caso, viene accantonato nella sfera del non ricordo. Quello a sfavore viene ricordato fino alla fine dei tempi.

Non c’è sconfitta della squadra del cuore che non venga addebitata all’arbitro connivente con gli avversari. I gol mangiati a due passi dal portiere dall’eroe che veste la “tua” maglia non sono mai addotti come causa di un risultato negativo. La rete della squadra avversaria è sempre un caso, una “mazzaria”. S’è perduto il gusto di apprezzare una giocata da favola di un avversario. Ricordo un gran gol di Altafini con la maglia del Napoli a Bologna, fu applaudito dl pubblico casa per due minuti. Ora a Bologna se la prendono anche con la memoria di Lucio Dalla perché amava Napoli ed i napoletani. Non ho parole.

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Tornando agli striscioni oltraggiosi esposti all’Olimpico durante Roma-Napoli, necessarie alcune osservazioni. Uno: la tardiva presa di posizione della società giallorossa che non ha preso le distanze dovute dai gruppi ultrà conosciuti e ben noti a tutti, anche in questura. Due: il bla-bla di Tavecchio che ha altro cui badare: la vendita dei suoi libri (essì, siamo tutti scrittori!) e gli affari lucrosi dei campi sintetici. Tre: all’Olimpico esplodono in media dieci bomboni a partita e mi chiedo come possano essere introdotte, oltre agli striscioni, vere e proprie armi del genere. Quarto: l’errore strategico compiuto dal legale della signora Leardi con la richiesta di punire la Roma con alcuni punti di penalizzazione; una decisione in tal senso lasciamola prendere a chi ha il dovere di far svolgere con regolarità il campionato, senza suggerimenti. E vediamo che cosa accadrà. Nulla naturalmente.

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Teves, l’Apache

Torniamo al calcio giocato. Dopo la Juve, il nulla o quasi. Se i bianconeri vinceranno il quarto titolo consecutivo dovranno dedicarlo a Carlitos Tevez. L’apache è un fuoriclasse assoluto, per tecnica e temperamento. Segna quanto un nueve, gioca come un diez, corre come un mediano. Per gli altri due posti utili per l’ingresso in Champions (uno passa comunque per i preliminari), la lotta allo stato è un derby tutto capitolino tra Roma e Lazio e mi tremano le vene ed i polsi al pensiero dello scontro diretto in programma il 24 maggio, il Tevere mormorò!

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Montella e Benitez

In lizza anche Fiorentina, Sampdoria e Napoli perché i numeri ancora lo consentono. Anche se la sola Fiorentina appare in grado di raggiungere un traguardo fino al mese scorso soltanto un sogno. Il Napoli ha sprecato tanto ed ora deve guardarsi anche dall’assalto del Torino che è a cinque punti di distanza. Decisiva la sfida di domenica prossima tra azzurri e viola. Se Benitez non dovesse battere Montella, addio aggancio alla zona Champions. Napoli e Fiorentina hanno comunque la possibilità teorica di arrivare nel lotto delle partecipanti alla prossima Champions attraverso la conquista dell’Europa League, finale a Varsavia.

Piange il calcio milanese che rischia di restare fuori dall’Europa dei grandi e da quella dei meno grandi. Pippo e Mancio sull’orlo di una crisi di nervi. Sembrano due personaggi usciti da una pellicola di Almodovar. Sta un po’ meglio Inzaghi che ha comunque un Menez goleador e rigorista. La vittoria a Palermo ha fatto morale. Mancini, dopo il pari casalingo con l’encomiabile Parma di tutte le sventure, ha radunato la truppa il giorno di Pasqua alle ore 8,30. Pare che non abbia rivolto una parola ai giocatori che si allenavano, la noncuranza è il maggior disprezzo. Messaggio ricevuto? Milan ed Inter difficilmente arpioneranno la zona Europa League. Dovrebbero vincere le ultime nove partite. Estremamente improbabile.

Mohamed Salah

Mohamed Salah

Da dieci e lode il cammino del Torino di Ventura. Senza Cerci e Immobile sembrava destinato ad un campionato minore. Ha trovato in Quagliarella e Glick i bomber necessari per andare avanti in campionato in tutta scioltezza e in Europa ha fatto comunque un figurone. Ventura è un signor allenatore, di quelli che sanno sfruttare al massimo le potenzialità della rosa che hanno a disposizione.

Inevitabile l’encomio solenne a Luca Toni, immarcescibile cannoniere di un Verona modesto. Quindici i gol sinora del corazziere di Pavullo su un totale di 36 marcati dalla squadra di Mandorlini. E grazie a Mourinho per averci mandato come un oggetto non identificato un campione che sta arricchendo le giornate spesso tristi del nostro campionato. Mi riferisco a Salah, il Messi d’Egitto.

 

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