di Ottorino Gurgo
Dipende, forse, dall’esito della battaglia sull’Italicum, la nuova legge elettorale che tanto sta a cuore a Matteo Renzi, il futuro dell’attuale legislatura e, quindi, dello stesso corso della politica italiana.
Lo scontro, al di là della naturale dialettica maggioranza – opposizione, si svolge soprattutto all’interno del Pd. E’ qui che si gioca la partita tra due eserciti, quello guidato dal premier-segretario e quello del “fronte del no” che sembra aver trovato in Pierluigi Bersani il suo leader più autorevole.
Nessuno dei contendenti sembra, al momento, disposto a compiere passi indietro, nonostante i molti mediatori impegnati a far la spola tra i due “accampamenti”. Dice Renzi: “O accettate di votare l’Italicum così com’è o si sciolgono le Camere e si va a elezioni anticipate”. Replicano i contestatori del presidente del Consiglio: “ Meglio le elezioni anticipate che questo Italicum. Se non lo si modifica con lo votiamo”.
Lo spettro delle elezioni anticipate aleggia, dunque, sul Parlamento e potrebbe avere, questa volta, maggiori possibilità di successo di quanto accaduto in passato quando analoghe minacce sono state avanzate con successo per sedare gli spiriti ribelli, timorosi di dover affrontare le urne..
Cerchiamo di spiegare perché. Renzi punta sull’Italicum con un obiettivo ben preciso: fare in modo di garantirsi, nel prossimo futuro, una rappresentanza parlamentare a lui più devota e fedele di quanto non sia quella attuale. Ma, se l’opposizione interna dovesse costringerlo a modificare il suo disegno di legge, impedendogli di conseguire il suo obiettivo, potrebbe preferire affrontare le urne, magari con il vecchio “Mattarellum” del quale proprio in questi giorni Giorgio Napolitano ha tessuto l’elogio, fintanto che i sondaggi (sia pure con qualche piccola percentuale in men rispetto al passato) gli sono ancora favorevoli.
Per contro, la minoranza del Pd potrebbe preferire andare alle urne anziché dare il via libera a una legge elettorale che la penalizzerebbe dando al segretario la possibilità di portare in Parlamento, con l’Italicum, una rappresentanza del partito costituita in gran parte dai suoi fedelissimi.
Tutto sommato, dunque, il ricorso alle elezioni politiche anticipate potrebbe non dispiacere a nessuno dei contendenti. C’è un dato, tuttavia, da non sottovalutare. Quest’Italicum, oggi tanto contestato e che sembra stare a cuore solo a Renzi e al suo gruppo, fu, in realtà – come dimenticarlo ? – il frutto di quel “patto del Nazareno” buttato alle ortiche da Silvio Berlusconi, ritiratosi sotto la tenda dopo l’affronto che egli ritenne di aver subito con l’elezione, avvenuta senza previa consultazione di Forza Italia, di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica.
Ora Forza Italia, lacerata da una serie di conflitti interni è in preda al caos. Non ha una politica. E senza una politica non può avere un futuro. Affrontare in queste condizioni elezioni politiche anticipate sarebbe un suicidio.
Ritornare al “patto del Nazareno” anziché intestardirsi in un’opposizione sterile potrebbe ritardare un simile evento e reinserire in qualche modo il centro-destra nel gioco, restituendogli un ruolo che, allo stato, non ha. A quel punto Renzi avrebbe vinto la sua battaglia e la “sinistra dem” sarebbe messa nell’angolo.








