Non si può fermare
il vento degli assegni

 di Gianpaolo Santoro

Correnti, cerchi magici, fedelissimi, scudieri. Da sempre nella nostra politica i partiti sono stati un contenitore dove dentro c’era tutto ed il contrario di tutto. Pluralismo, un grande dibattito aperto fra le diverse anime, perché noi siamo un partito che discute. Balle: erano, prevalentemente, gruppi di potere e di condizionamento.

okLa democrazia cristiana (che nella prima Repubblica è sempre stato il primo partito alle consultazioni politiche nazionali a cui ha partecipato, con la sola eccezione delle europee del 1984) era un arcipelago di correnti, molte erano le facce e molte erano le tasche. La prima corrente nacque ufficialmente nel 1954 Iniziativa Democratica, la fondò Amintore Fanfani per conquistare la poltrona di segretario dopo la morte di Alcide De Gasperi.

Ma poi è arrivata la seconda Repubblica, quella che doveva sbaragliare il vecchio sistema, basta con il proporzionale e le maggioranze da cercarsi in parlamento tipo il pentapartito con un la Dc al centro e partitini satelliti intorno: o da qua o da là, sinistra o destra, anzi centrosinistra o centrodestra, perché la Dc si ritrovava sempre al centro anche di questo “nuovo” sistema politico, sia con la sinistra e sia con la destra del Paese, il partito nazione, insomma quello che è in cima ai sogni di Renzi. Che è nato e cresciuto democristiano, o popolare che dir si voglia, Ma questo è un altro discorso.

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Il discorso di Craxi sui finanziamenti ai partiti

Rottamazione, cambiamento, modernità, bipartitismo, decisionismo: sono state i termini che hanno guidato, indirizzato, polarizzato la politica del terzo millennio. Le correnti? Una stortura superata, un fenomeno appartenente ai politici di professione che avevano bisogno di blindare e contrattare il potere. Amici ed amici degli amici. E soldi, tanti soldi. Il finanziamento dei partiti avveniva con fondi neri, tutto risaputo. E quando Bettino Craxi lo disse al Parlamento, “basta con l’ipocrisia! Tutti i partiti si servivano delle tangenti per autofinanziarsi, anche quelli che qui dentro fanno i moralisti”, nessuno ebbe il “coraggio” e al dignità politica di alzarsi e ribattere “tutto falso”.Un passato ormai alle spalle? Bugie. Ipocrisie che sono diventate ancor più grandi quando sulla crescente ondata di sdegno dell’opinione pubblica, si è deciso che la vicenda dei finanziamenti ai partiti andava chiusa. E non si poteva continuare a barare miseramente. Una prima volta, dopo il referendum abrogativo promosso dai Radicali nell’aprile del 1993 sull’onda dello scandalo di Tangentopoli (che vide il 90,3 per cento dei voti a favore dell’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti) si aggirò il problema col trucchetto del “rimborso elettorale”: tanti voti, tanti soldi e per l’intera legislatura anche se il Partito non esisteva più (vicenda Margherita).

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Marco Carraied i poteri forti del renzismo

Poi anche per questa furbata i tempi sono finiti. Spinti anche dl Movimento5 Stelle e dalla crescente rabbia dell’opinione pubblica. Ed allora i partiti si sono organizzati, ed ecco nascere le Fondazioni. Un po’ per il partito, molto per le correnti. Ormai se non hai una Fondazione di riferimento, sei fuori gioco. Ed è un mondo opaco, altro che trasparenza.  Il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone ha invocato “case di vetro” per i nuovi strumenti della politica, ma c’è tanta strada da fare. Molte fondazioni, ad esempio, affinché svolgano “attività di studio, di ricerca e di formazione nel campo della politica” godono di lauti finanziamenti pubblici che, peraltro, vanno ad aggiungersi ai già corposi sussidi privati. Ma è normale che a disporre i finanziamenti siano gli stessi che siedono negli enti che ne beneficeranno?

Alberto Bianchi con Elena Maria Boschi al  Maggio fiorentino

Alberto Bianchi e Elena Maria Boschi, Maggio fiorentino

Ce l’hanno tutti, proprio tutti, dicevamo, in questo nostro sistema politico ormai Renzicentrico. Vogliamo parlare di Big Ben che poi ha assunto sembianze più istituzionali ed è diventata Open, la Fondazione di Renzismo, quella che ci avvisa “che non si può fermare il vento con le mani…” E nemmeno gli assegni, a dire il vero. Sono 103 gli assegni ( ben 53 di aziende, otto quotate in Borsa) che sono stati staccati per supportare le attività della Fondazione nata, come si legge nello statuto, per promuovere di tutto e di più nella cultura e nella attività politica, dal ricambio generazionale, alla novità di idee, elaborando studi, analisi, progetti, proposte e suggerendo e definendo modelli di organizzazione intesi a favorire prosperità economica, sostenibilità ambientale e inclusione sociale di identità diverse. E, naturalmente, tutto questo utilizzando appieno le potenzialità della rete.

Luca Lotti e Maria Elena Boschi in Senato

Luca Lotti e Maria Elena Boschi in Senato

Open è il cuore finanziario del renzismo, il cerchio più vicino al Premier, se non ci sei, vuol dire che sei fuori dal Giglio magico. Leggiamo un po’ chi sono.  il presidente è Alberto Bianchi (contributo di 30 mila euro), nominato di recente dal premier membro del consiglio d’amministrazione di Enel, il ministro Maria Elena Boschi ha il ruolo di segretario generale, mentre gli altri due membri che compongono il consiglio direttivo sono l’amico del cuore Marco Carrai (quello che pagava l’affitto della casa di Renzi a Frenze) e il fedelissimo sottosegretario alla Presidenza Luca Lotti. Siamo, insomma, al Padre, figliolo e Spirto Santo.

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David Serra

Sul sito della fondazione è possibile consultare la lista dei finanziatori che hanno dato il loro assenso a pubblicare il proprio nome. Il più generoso è Davide Serra con 175.000 euro (ma guarda un po’, però dalla City quanta passione politica) ma non è certo l’unico volto noto. Tanti sono i piddini che ci hanno messo i soldi: contributi o investimenti? Oltre ai fedelissimi Boschi, Lotti, vi sono anche Davide Faraone, recentemente nominato sottosegretario all’Istruzione, e Ivan Scalfarotto, sottosegretario di Stato alle Riforme. Tra gli altri nomi c’è Dario Nardella, sindaco di Firenze, e il neo commissario alla spending rewiew Yoram Gutgeld. Tu dai una cosa a me ed io do una cosa a te. Capovolgendo il vecchio detto, non cambia il risultato.

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Ilaria Borletti Buitoni

Soldi, soldi, sempre una questione di soldi. Del resto i partiti sono alla canna del gas, le casse sono vuote. Come si temeva la carta del 2 per mille nelle dichiarazioni dei redditi si è rivelata un flop a dir poco traumatico. Scelta civica ha raccolto 7mila euro dai 156 italiani che hanno deciso di finanziare il partito fondato da Monti, su 41 milioni di contribuenti-elettori. Come è strano il mondo. E pensare che solo due anni fa l’attuale sottosegretario alla cultura Ilaria Borletti Buitoni donò 710 milioni di euro a Scelta Civica…  L’Udc, ha fatto peggio ancora nel 2 per mille:  solo 114 persone  per un totale di 3mila euro. Briciole. Chi ha raccolto più di tutti è il Pd (199mila euro racimolati dai 730). Altre briciole, tenendo conto dell’ancora elefantiaca struttura del partito.Tasche vuote, insomma per tutti. Ma qualcosa si sta già muovendo. Già pronta una proposta di Sel che attribuirebbe ai partiti un euro per ogni voto ottenuto. Dal canto suo Ugo Sposetti, da sempre l’uomo della cassa dell’ex Pci, vuole un fondo di due milioni di euro per finanziare le primarie dei vari partiti, così come il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini sta per presentare una proposta di riforma della riforma del finanziamento. Saranno di nuovo larghe intese potete scommetterci. Ci sono da dividere i soldi degli italiani.

 

 

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