di Ottorino Gurgo
Da quanto tempo si trascina la telenovela che ha per protagonista la Grecia ? Dentro o fuori dall’euro, dentro o fuori dall’Europa, aiutata a superare la crisi o abbandonata al proprio disastroso destino ? E’ un tormentone che sembra non esaurirsi mai, che si snoda tra riunioni a ritmo serrato e minacciosi ultimatum. Quanto dovrà durare ancora ?
Partiamo da alcuni dati che ci sembrano indispensabili per cercar di chiarire la situazione. Da quando la crisi economica ha cominciato ad affliggere l’Europa, la Grecia ha perso il 38 per cento del Pil, la disoccupazione è cresciuta del 25 per cento e quella giovanile, in particolare, è salita al 50,1 per cento. L’austerità imposta dai paesi dell’eurozona ha inciso profondamente sulla vita quotidiana dei greci portandola ad un livello di miseria mai raggiunto nella storia del paese.
Chi, negli ultimi tempi, ha avuto occasione di visitare Atene, avrà potuto assistere a scene che inequivocabilmente testimoniano questo stato di cose, come vedere, sul far della sera, uomini e donne di evidente estrazione borghese frugare nei cassonetti della spazzatura per reperirvi del cibo.
Questo è il quadro della Grecia di oggi alla quale le nazioni “sorelle” dell’Europa, sollecitando il pagamento di debiti pregressi, chiede la sottoscrizione di un “programma di risanamento” che prevede drastici interventi sui salari minimi, sulle pensioni e nel mercato del lavoro. Si tratta di misure destinate ad incidere ulteriormente sulle condizioni di vita di una popolazione che è riduttivo definire già ridotta allo stremo.
Vien da chiedersi: è questa la grande nazione europea della quale siamo soliti riempirci la bocca e alla quale rivendichiamo con orgoglio di appartenere ? E’ questo lo spirito che la anima?
Si dirà: ma la Grecia ha sbagliato, ha sperperato, si è indebitata ed ora le viene presentato il conto. Non è giusto che altri paghino per lei. Sarà pur vero. Ma quale famiglia, quale comunità, quale associazione non ha come elemento fondante una solidarietà che l’Unione europea, con i suoi membri più influenti e con le sue organizzazioni più autorevoli, continua a negare alla Grecia imponendole condizioni iugulatorie ?
Abbiamo da tempo smesso di credere che l’Europa possa essere qualcosa di più di un conglomerato di interessi spesso contrapposti per regolare i quali i più forti impongono ai più deboli la loro legge. Ma, a meno che l’obiettivo dei più forti, nel caso della Grecia, non sia proprio quello di espellerla dal contesto europeo, non vediamo quale interesse si percorre umiliandola e tartassandola.
E, poiché alla testa della cordata degli intransigenti è la Germania di Angela Merkel, ci vien da ricordare un precedente storico di cui abbiamo letto proprio in questi giorni.
Nel 1919, all’indomani della prima guerra mondiale, nella conferenza di pace di Versailles, la Francia di Clemenceau volle che fossero imposte alla Germania clausole particolarmente vessatorie. Contrario a queste clausole, Keynes, il grande economista, abbandonò la Conferenza. Tornato in patria scrisse che i tedeschi non avrebbero potuto ottemperare alle richieste che venivano fatte loro e che ciò li avrebbe spinti alla disperazione e a probabili avventure non democratiche.
Fu come reazione a quelle imposizioni che, qualche tempo dopo, la Germania affidò il suo destino ad Adolf Hitler.










