di Gianpaolo Santoro
Era il 1984, ma il leggendario romanzo di George Orwel, non centra nulla, anche se la vicenda è distopica. In Italia al potere era Bettino Craxi, presidente del consiglio di una maggioranza composta tra gli altri da socialisti e democristiani. Il ministro degli esteri Giulio Andreotti rilanciò una celebre frase di François Charles Mauriac, scrittore e giornalista francese, premio Nobel per la letteratura: amiamo a tal punto la Germania da preferire che ve ne siano due.
Insomma la Ostpolitik è condivisibile ma senza esagerare e, soprattutto, il pangermanesimo è qualcosa che deve essere superato. Diversamente sarebbe un’operazione molto pericolosa. E a quei tempi neanche si sapeva chi era Angela Dorothea Kasner, sposata Merkel, brillante ma sconosciuta ricercatrice trentenne all’Accademia delle Scienze Adlershof di Berlino
Trent’anni, sono passati solo trent’anni. Ed eccoci qua tutti ai “piedi” della Germania, in balìa di una Europa dominata da una sola, unica filosofia ed una sola unica regola: non può più esistere un welfare finanziato in deficit (tanto meno con soldi europei) né può esserci crescita senza riforme. Un principio semplice quanto implacabile che ruota intorno all’euro, alla moneta unica. Più di quanto si possa credere.
Già, perché l’unione economica e monetaria del giugno 1990 (come ha scritto Antonio Missiroli nel libro “La questione tedesca. Le due Germanie, dalla divisione all’unità” ) ha avuto anche l’effetto di combinare, un po’ paradossalmente, due elementi che nella storia politica e culturale tedesca avevano sempre rappresentato i poli di un’opposizione inconciliabile: il senso di appartenenza alla comunità nazionale e lo spirito individualistico e mercantile delle diverse realtà.
È stata dunque, soprattutto, la moneta a unire la Germania intesa come forza materiale concreta (la promessa di un benessere atteso invano per quarant’anni) e, allo stesso tempo, come simbolo d’industriosità, di efficienza, di stabilità e di responsabilità collettiva: tutti valori molto “tedeschi”, a ben vedere, e regolativi non soltanto dell’attività economica, ma anche del sistema politico e dell’assetto sociale.
Sotto il segno della Merkel, viviamo nel regno di Angela, non si muove nulla senza il suo assenso. Bisognerebbe leggere con attenzione quello che ha scritto l’editorialista e saggista Gertrud Höhler, fra le più importanti collaboratrici dell’allora Cancelliere Helmut Kohl, della Cancelliera nel suo libro “Die Patin, wie Angela Merkel Deutschland umbaut”, “La padrina, come Angela Merkel sta cambiando la Germania” in Italia, chissà perché, presentato in Italia col titolo politicamente corretto “Sistema Merkel”. Scrive Gertrud Höhler, che l’ha vista da vicino: “Angela Merkel, è una lupa alla guida di un branco senza vincoli. E’ entrata nella scena politica, mostrando quei punti di forza, che i sbigottiti democratici definiscono come punti di debolezza: il relativismo, l’indifferenza nelle questioni di valore, il disinteresse morale”.
Ed allora eccoci qua, all’alba del Greferendum, il fallimento dell’eurogruppo, i migranti sulla rossa scogliera di Ventimiglia, i confini sorvegliati dall’esercito, il cimitero Mediterraneo, le quote latte e le quote profughi, i bilanci in rosso e mezza Europa in ginocchio e con “a lupa che guida il suo branco indisturbata”.
Ordina, dispone, governa ma fa finta di non ordinare, non disporre, non governare. Secondo Ulrich Beck, (il sociologo tedesco teorico della cosiddetta “società del rischio”, studioso dei processi di globalizzazione, oltre che un visionario militante dell’Europa politica e sociale) “detiene il potere per il suo non agire, il non agire ancora, l’agire più tardi, in una parola per il suo esitare.” Mai e poi mai la Merkel, ad esempio, avrebbe preso i rischi che prese Helmut Kohl, (suo maestro e mentore, che non esitò a tradire pugnalandolo con una lettera di presa di distanze quando fu coinvolto in uno scandalo sui finanziamenti illeciti) mai avrebbe sfruttato la caduta del Muro per riunificare la Germania in poche settimane, addirittura imponendo il cambio alla pari tra marco ovest e marco est.
Il potere per il potere. L’euromerkel, la Germania al centro, tutti gli altri a girare intorno. L’importante è la centralità tedesca , poco importa se ogni Paese è, in termini di deficit e risultati economici, in una situazione significativamente peggiore rispetto a quando l’Unione europea si è costituita. Il Fiscal Compact? Secondo molti lo strumento che serve a garantire il dominio germanico sull’Europa. Rigore, austerity, rigidità.
Non c’è solidarietà che tenga Angelona fa il bello e il cattivo tempo, incurante degli ammonimenti dell’ex Cancelliere Helmut Schmidt. “ La rigidità e la miopia nazionalistica che si condensano nella strategia economica del merkelismo creano un grande fronte di ostilità verso la Germania, un fronte che risulta pericoloso per tutti. Nel secolo scorso abbiamo distrutto due volte l’Europa con la guerra; cerchiamo di non farlo oggi con l’euro e l’economia”.
Ultraliberale all’estero, socialdemocratica in casa, un po’ europeista, molto nazionalista, duttile e sfuggente, nessuno slancio, nessun rischio, nessuna vera iniziativa, nessuna visione di un mondo nuovo, nessun sogno di utopie che potrebbero cambiare la storia: eppure, non ha rivali e non solo in Europa. Secondo una ricerca dello Ash center for democratic governance and innovation della Harvard Kennedy School, condotta nel 2014 in 30 paesi, sui dieci principali leader mondiali risulta prima per “capacità di padroneggiare gli affari nazionali” e anche quelli internazionali, superando in Europa David Cameron e a livello mondiale il cinese Xi Jinping.
Angela o demone? Immarcescibile. God Save the Angela. Con la Regina si divide i taielleurini colore pastello e quell’eterno impenetrabile sorriso. E uno speciale self control.. Non si scompone mai, non alza mai la voce, non si lascia mai andare, non cambia mai programma. La leggenda vuole che il giorno della caduta del Muro andò a fare la sauna, prenotata come tutti i giovedì… Impassibile, metodica, consuetudinaria. Chissà se le immagini che la ritraggono con i baffetti di Hitler che si vedono nelle manifestazioni in Grecia e qua e là in giro per l’Europa le hanno strappato almeno una smorfia. Chissà…












